Sicurezza
Mondiale senza Italia, Toni e l’entusiasmo del 2006: «Favorita l’Argentina e per Mancini sarà dura ripartire»
Il bomber ricorda: «In Germania l’emozione cresceva di giorno in giorno. In Italia 80% di squadre di club sono composte da stranieri»
Vede l’Argentina favorita Luca Toni, il bomber campione del mondo in Germania nel 2006. Tante le sue considerazioni tra passato, presente e futuro, con un forte sprone all’Italia di Mancini a riprendere la corsa.
Cosa significa per un calciatore vincere un Mondiale?
«Significa semplicemente vincere, la cosa più importante che ci possa essere nella vita di un calciatore, coronare il sogno più bello».
Un ricordo indelebile e personale di quel mese in Germania.
«L’entusiasmo in crescendo che ha circondato l’avventura della Nazionale. Quando siamo arrivati, davanti all’albergo c’erano quattro persone. Quando siamo andati via, cinquemila. Ho visto l’entusiasmo di persone di ogni età, gente di 80 anni mettersi a piangere perché gli avevamo regalato un sogno. Sono quelle cose che ti rimangono dentro per tutta la vita. Quelle cose che solo il calcio può dare».
Esiste una formula per vincere un Mondiale? Quali le componenti fondamentali?
«Non c’è nessuna formula, sarebbe troppo facile. Ci vuole una squadra fatta di campioni ma che soprattutto sia un gruppo, e un gruppo unito. Il Mondiale non si vince da soli, lo si vince con la squadra: i campioni delle squadre più blasonate devono mettersi a disposizione degli altri compagni, e deve essere un connubio perfetto».
Che sensazioni prova un ex calciatore a seguire alla tv le partite?
«A me piace, adesso faccio anche il commentatore e di partite ne vedo tante. Chiaro, non le guardo tutte ma le partite belle le guardo perché mi piace vedere i campioni giocare. E per questi Mondiali sarà un piacere per me commentare le loro azioni nella trasmissione che farò per Twitch a Milano».
Come vede il livello tecnico di questo Mondiale?
«Il Mondiale è sempre il livello massimo. Non ci siamo noi ma c’è il Brasile, c’è l’Argentina, c’è la Francia... Ci sono tante squadre forti che possono ambire alla vittoria. Partecipano i migliori al mondo, anche se non tutti, perché ad esempio purtroppo non c’è il norvegese Haaland, che secondo me è uno dei più forti attaccanti al mondo».
La sua squadra favorita?
«A me piace molto l’Argentina, è una squadra che è un po’ di anni che ci va vicino e dato che questo potrebbe essere l’ultimo Mondiale di Messi sarebbe anche un giusto premio per lui vincere un Mondiale. Sicuramente è stato il giocatore più forte al mondo negli ultimi anni».
L’assenza dell’Italia pesa, ma ormai è andata. Che futuro vede per la squadra di Mancini?
«Mancini è stato bravo a ripartire dopo la delusione del Mondiale in Russia, e ci ha fatto vincere un Europeo. Adesso deve essere bravo a ripartire un’altra volta. Non è semplice, perché se ci guardiamo in Italia ormai l’80% delle squadre è fatto da giocatori esteri, e il lavoro per un Ct della Nazionale si complica. Mancini dovrà lavorare, dovrà ripartire dai giovani per far rinascere quello spirito magico che ci ha già portato un Europeo».
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