Sicurezza
Verstappen romba nella leggenda
Quattordicesima vittoria stagionale, battuto il record di Michael Schumacher e Vettel. Podio per Hamilton e Perez, Ferrari al tramonto e malinconicamente lontane dai primi
CITTÀ DEL MESSICO. La leggenda è fatta di imprese, di vittorie, di rimonte mozzafiato. Ma è fatta anche di numeri. Max Verstappen è ancora giovanissimo, eppure sta macinando primati: vincendo a Città del Messico ha conquistato il quattordicesimo successo stagionale, primato di ogni tempo. Ha staccato Michael Schumacher e Sebastian Vettel, mica due qualsiasi. L’ennesimo show di questa stagione dominata in lungo e in largo dalle Red Bull e dal ragazzo olandese: le Ferrari ci hanno fatto sognare e sperare per metà stagione, poi il lento e inesorabile crepuscolo.
Fatto di errori, scelte sbagliate al muretto ma anche di una monoposto migliorata, ma non abbastanza da reggere il ritmo dei migliori.
Ora che il titolo mondiale è assegnato, in pista ci si può divertire. Recuperare, insomma, il gusto della sfida per la sfida. Max Verstappen, che il Mondiale lo ha messo in cassaforte, non vuole perdere nemmeno sul prato con i nipotini, figurarsi su una pista bella, tecnica come quella messicana. E infatti è partito in testa, ha indovinato anche la strategie delle gomme e non si è più voltato indietro.
L’olandese volante ha fatto la voce grossa fin dal semaforo verde. La sua Red Bull non viaggia, vola. E dietro non c’era uno qualsiasi, ma il sette volte iridato Lewis Hamilton, che voleva a tutti i costi una vittoria che lo riportasse agli antichi fasti. Ha attaccato Max sulla prima curva, poi ha visto gli scarichi della Red Bull allontanarsi irrimediabilmente. Intanto, malinconiche, le Ferrari di Leclerc e Sainz si facevano la guerra per la quinta e la sesta posizione, alle spalle della coppia Perez-Russell. L’impressione, netta, a guardare i due ferraristi è che la Rossa fosse davvero faticosa da guidare, come i tempi sul giro sempre più alti hanno testimoniato. Il Cavallino non ha mai avuto un sussulto, è sprofondata ben presto a mezzo secondo dalla testa, mentre Sainz in qualche modo cercava di restare a galla Leclerc è rimasto tristemente alle spalle del compagno senza mai dare l’impressione di poter fare qualcosa, qualsiasi gomma avesse montato ai box.
Un’altra immagine da conservare in questa gara messicana è il gesto di rabbia di Fernando Alonso, 41 anni, che aveva guidato all’altezza dei migliori prima di essere tradito dalla propria Alpine. A proposito di grandi campioni...
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