Il Tirreno

Sport

L'analisi

Juventus, la tempesta perfetta tra Champions e campionato

di Fabrizio Bocca
Juventus, la tempesta perfetta tra Champions e campionato

Una riscossa sembra difficile.Ee incombe l’inchiesta penale

4 MINUTI DI LETTURA





Far finta di essere sani. Alla Juve periodicamente si buttano alle spalle quello che non va e fanno finta di ricominciare da capo. Tra slogan e molti pochi fatti. Come se la stagione cominciasse adesso e non ci fossero già da sopportare troppe sconfitte e molti tracolli, dentro e addirittura fuori dal campo: un calciomercato sballato, i tanti infortuni, un grave buco di gestione e ora perfino un’inchiesta penale su bilancio e plusvalenze che rischia di tirare giù tutto. Per quello che riguarda il campo – solo una parte del ben più vasto e complesso caso-Juve – doveva essere così a Monza in campionato e doveva essere così ad Haifa o dopo ancora a Lisbona in Champions League. Già finita nella carta straccia a ottobre.

Quindi ci si può illudere di poter ricominciare veramente stasera da Lecce, pensando che magari la terza vittoria consecutiva contro squadre di medio e piccolo calibro – Torino, Empoli e Lecce, ammesso che le porte dello stadio di Via del Mare si spalanchino ai bianconeri – possa almeno risanare il campionato e ridare un senso all’incombente “annus horribilis”. Ma nessuno può nascondersi la verità di una Juve che ormai sta implodendo e che presto arriverà a un definitivo “redde rationem”, forse anche prima che la stagione finisca.

Sintomatico della situazione paradossale creatasi è che l’assenza di Vlahovic a Lecce non faccia ormai grande differenza, visto che magari la coppia Milik-Kean potrebbe perfino promettere di più. La gestione e l’imborghesimento del più forte e promettente attaccante dello scorso anno, è un altro segnale dell’irrisolto psicodramma juventino. Se alla Juve si sono buttati centinaia di milioni in un inghiottitoio mostruoso, è anche perché troppi campioni si trasformano misteriosamente in comparse.

Lo stesso Max Allegri, contrariamente al clichet del guascone sfrontato e aggressivo, è apparso incupito e orbato della battuta. Preoccupato di schermare l’imbarazzo: «Non c’è nessuno fuori dal campo che ci potrà dare una mano. Nella difficoltà si cresce, bisogna prendere tutto questo come un momento di crescita». In attesa di tornare a vincere a forza di schiaffi, non gli resta che far buon viso a cattivo gioco e vietarsi di pronunciare la parola fallimento. Come Fonzie in Happy Days fisicamente impedito a pronunciare «Ho sbagliato». «No, non fallimento. Non trovo la parola adatta, nella vita capitano anche queste cose qui. Ci sono squadre che sono state 8 anni senza giocare la Champions, non bisogna andare in frustrazione».

Sulla Juve si sta accumulando la Tempesta Perfetta. Nessuno pensa che in caso di ulteriore peggioramento della crisi si possa aspettare fino a giugno per intervenire. Ci sono 5 partite da oggi alla sosta mondiale per decidere poi cosa fare: Lecce-Juve, Juve-Psg, Juve-Inter, Verona-Juve, Juve-Lazio. Nemmeno la consolazione di un posto in Europa League può essere una certezza con Messi e Neymar davanti.

Da Bonucci a Vlahovic, passando per i pilastri mancanti Chiesa, Pogba e Di Maria, la Juve ha perso certezze e punti di riferimento. Al di là dei dubbi sulle condizioni fisiche ma sicuri che Pogba e Chiesa possano comunque fare presto la differenza, fino a poche ore fa non c’era nemmeno la certezza di un rientro di Di Maria a Torino dopo il Mondiale. Ci restano i giovani, ma nessuno francamente vede una Juve che sta lì ad aspettare Iling-Junior & C.

Allegri al momento è attaccato al suo contratto e al paradosso di Inzaghi. L’Inter lo ha tenuto e a un certo punto ha ripreso ad andare. Ma nonostante Agnelli abbia ricordato che la Juve gli allenatori a stagione in corso non li cambia (tranne Ranieri/Ferrara nel 2009, Lippi/Ancelotti nel 1999 e Carniglia/Rabitti nel 1969) nel calcio nessuno fa promesse garantite oltre la settimana, massimo due.

I più pessimisti oggi non hanno certezza nemmeno della società e nemmeno degli Agnelli. La Juve è eretta su un enorme buco di bilancio (254 l’ultimo) , negli ultimi anni sono stati risucchiati nel club 700 milioni di aumenti di capitale, la posizione di Andrea Agnelli è ufficialmente stabile, ma altre società in queste situazioni possono anche vendere e passare di mano.

L’inchiesta penale sui bilanci e sulle plusvalenze sta sospesa sopra il club come una spada di Damocle. Se sulle plusvalenze si può trovare una via d’uscita, sul maquillage dei bilanci e le false comunicazioni relative al taglio degli stipendi in pandemia la cosa si fa più complicata. Altrimenti Andrea Agnelli non avrebbe convocato tutti gli impiegati della Juve per tranquillizzarli e spiegare. È evidente lo stato d’emergenza. Da adesso in poi per la Juve ogni partita sarà un Giudizio Universale.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Il dolore

San Giuliano Terme, è morto Tiziano Taccola: storico dirigente socialista

di Redazione Pisa