Il Tirreno

Sport

Plusvalenze, le richieste dei pm: «Andrea Agnelli è da arrestare»

Plusvalenze, le richieste dei pm: «Andrea Agnelli è da arrestare»

Clamorosa richiesta respinta dal Gip di Torino per falso in bilancio: 16 gli indagati. La Procura ha fatto ricorso, mentre per i legali della Juventus «non c’è nulla di nuovo»

3 MINUTI DI LETTURA





TORINO. «Arrestiamo Andrea Agnelli». Ha del clamoroso la richiesta (respinta dal Gip di Torino) nei confronti del presidente della Juventus nell’ambito dell’inchiesta su falso nelle comunicazioni sociali e false comunicazioni rivolte al mercato. Sono le accuse formulate dalla Procura di Torino nei confronti di 16 indagati tra consiglio di amministrazione, dirigenti “con responsabilità strategiche” e revisori della Juventus, dopo la chiusura indagini sulle plusvalenze. Oltre ad Agnelli, tra gli indagati ci sono il vicepresidente Pavel Nedved e l’amministratore delegato Maurizio Arrivabene. Per alcuni degli indagati la Procura subalpina aveva chiesto l’applicazione di misure cautelari. Richiesta che però il giudice per le indagini preliminari ha rigettato non ravvisandone l’esigenza. Clamorosa quella che la procura avrebbe voluto infliggere ad Agnelli, e comunque non è finita qui, perché la procura insiste negli arresti domiciliari (si noti che l’arresto in questi casi è per il pericolo di fuga e l’inquinamento delle prove...). Secondo gli inquirenti, la società bianconera avrebbe alterato i bilanci di tre anni: quelli approvati il 24 ottobre 2019, il 15 ottobre 2020 e il 29 ottobre 2021, attraverso gli scambi tra giocatori e la manovra stipendi nel periodo pandemico. «Le operazioni di scambio, che non generano flussi finanziari di sorta – spiegano dalla Procura – risultano, concluse a valori stabiliti dalle parti in modo arbitrario e con lo scopo di far fronte alle necessità di bilancio del momento: tali operazioni sono state ritenute fittizie». Per l’accusa «le plusvalenze da queste generate, sono state rivisitate». Dalla perizia contabile, disposta dalla procura, emerge che le manovre avrebbero portato a numeri differenti tra i bilanci presentati e quelli reali. Nel bilancio 2018 minor perdita di esercizio, pari a 39 milioni e 896mila euro anziché 84 mln e 506mila; nel bilancio 2019 perdita a 89 mln e 682mila euro anziché a 236 mln e 732mila euro; nel bilancio 2020 la perdita è risultata di 209 mln e 514 mila, anziché 222 mln e 477mila. Ad alcuni degli indagati è stato contestato il reato di dichiarazione fraudolenta mediante uso di fatture per operazioni inesistenti. Le indagini, condotte dalla Guardia di Finanza e coordinate da un pool di magistrati del Gruppo di Diritto penale dell’Economia – composto dai sostituti procuratori Ciro Santoriello e Mario Bendoni e dal procuratore aggiunto Marco Gianoglio –, hanno avuto inizio nel corso dell’estate 2021. I primi ad essere ascoltati i calciatori, come Cuadrado, Chiellini e Bonucci, in relazione al filone d’inchiesta che si concentrava sulla cosiddetta manovra stipendi, negli anni 2020 e 2021, che fu, per l’accusa, un ulteriore intervento per alterare i risultati di bilancio. «Sussistono concreti elementi per ritenere che i calciatori, in accordo con la società, abbiano rinunciato a percepire, in concomitanza con il periodo pandemico, una sola mensilità e non quattro, come per contro comunicato dalla Juventus Fc nel marzo 2020», mentre le restanti tre mensilità, «non sarebbero oggetto di rinuncia, bensì di differimento ad esercizi successivi».

Dalla Juventus emerge stupore e si fa notare che la giustizia sportiva ha già fatto chiarezza sul comportamento della Juventus. «L’inchiesta non porta niente di nuovo», dicono i legali.
 

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

La manifestazione

Firenze, oltre 2.000 studenti in corteo: «Se ci togliete il futuro noi vi blocchiamo il presente»

di Redazione Firenze