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I tre presidenti, un perfetto Frankenstein

di Fabrizio Bocca
I tre presidenti, un perfetto Frankenstein

De Laurentiis, Lotito, Cardinale: ecco perché insieme fanno il dirigente ideale

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«Si può fareee!». È l’urlo del professor Frankenstein alla scoperta che la creazione dell’uomo non sarebbe solo prerogativa divina. Pensate allora a un Frankestein che tiene insieme gli elementi essenziali e vitali del Napoli, del Milan e della Lazio che oggi guidano una Serie A che al momento ha perso il riferimento più forte della Juventus. Ho cercato di dare la scintilla allora a un mostruoso Frankenstein che mettesse insieme allenatori e giocatori delle squadre che hanno vinto, che guidano la classifica e che oggi sono protagoniste. Oggi dovrei prendere il gioco offensivo di Spalletti e per assurdo quello difensivo di Sarri - mai avrei pensato di evocare la capacità di difendersi del Comandante, ma questa è una stagione di sconvolgimenti in tutti i sensi - la calma e la freddezza di Pioli. Cioè, già per dar vita al turpe Frankestein del pallone avrei dovuto cucire tre teste insieme. E poi avrei voluto metterci anche le gambe di Osimhen, il genio di Karavatskhelia quando non si eclissa, la forza spavalda di Kim, la freschezza di Felipe Anderson e gli assist di Milinkovic, l’ispirazione di Brahim Diaz o il cuore di Leao. Alla fine però il mostro di Frankenstein altro non è che il tentativo di dimostrare che il relativismo della scienza può sostituirsi al creatore. Ma è destinato a fallire, perché non può dargli l’anima. Per cui non sono tanto i risultati e le imprese da ricucire insieme ma i creatori di quelle stesse squadre. E dunque Aurelio De Laurentiis del Napoli, Claudio Lotito della Lazio e Gerry Cardinale del Milan, il più fresco padrone di grande club nel calcio italiano.

I tre rappresentano perfettamente il vecchio e il nuovo del calcio. La testa di Frankenstein non può essere che quella di Aurelio De Laurentiis. Se il Napoli oggi è considerato la migliore e più bella macchina da spettacolo, se Luciano Spalletti può guidarla, se il Napoli è frutto di una rivoluzione di squadra di cui nessun altro avrebbe avuto il coraggio, è perché Aurelio De Laurentiis si considera il più spregiudicato, coraggioso e capace della vecchia guardia. Arrivato come un marziano nel calcio nel 2004 oggi è un modello. Preoccupante però è l’assenza dalla ribalta, il fatto che si sia preso finora pochissimi meriti. De Laurentiis può supportare il Napoli fino allo scudetto, o anche farlo andare miseramente a sbattere avendo una particolare perversione nello sfasciare il giocattolo. Ve la ricordate la storia di Ancelotti e dell’ammutinamento del Napoli in ritiro forzato?

Il cuore dovremmo per forza farlo battere con Claudio Lotito. Da quando è diventato senatore di Forza Italia la Lazio vola. Lotito ingaggiò Sarri lo scorso anno, dopo aver perso Inzaghi ma soprattutto per rispondere alla Roma che aveva preso Mourinho. Da poltronista convinto, la Lazio per lui è uno strumento di potere. I suoi obiettivi oggi sono il controllo della Lega di Serie A e della Federcalcio, la conquista della poltrona di presidente della Commissione Finanze e Tesoro, cominciare tra una settimana o due a fare, da grande statista, orazioni in latino sulla politica italiana, stare comunque davanti alla Roma. Non è certo il migliore dei presidenti ma ha la forza mediatica di cinque o sei. Lotito si ritiene già da anni il cuore del calcio italiano, ma il ruolo gli sta stretto. Lotito è una galassia in dinamica espansione. Resta Gerry Cardinale, 53 anni, imprenditore italo-americano nuovo patron del Milan tramite il fondo di investimento RedBird. Lui dovrebbe essere forzatamente il braccio destro operativo del Frankenstein del pallone, interpretando a tutto tondo la figura del nuovo padrone del calcio. Slegato da qualsiasi rapporto con la piazza, tifoso tiepido ma in grado di accumulare sufficiente denaro per pensare di vincere scudetti e al tempo stesso guadagnarci bei soldi sopra. Lui e soprattutto gli investitori del fondo. E dunque joint venture americane con i New York Yankees o la Warner Bros, LeeBron James tra i possibili coinvestitori, stretto legame operativo con altri club che fanno capo a RedBird, come il Tolosa. Pioli, Maignan, Leao, Giroud etc sono gli attrezzi manovrati dal nuovo braccio bionico di RedBird. Così entrato Cardinale, Gerry si prepara ad uscire Papa. I quattro gol del Milan di Cardinale al Monza di Berlusconi segnano il cambio d’epoca. C’è un calcio nuovo, operativo, che avanza. E uno antico, nel cuore e nella testa, che un po’ lo asseconda e un po’ gli resiste. Tutto dentro un unico corpo. «Si può fareee!».

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