Gioco
Quei muscoli di porcellana, già 70 infortuni in Serie A
Si gioca troppo (causa Mondiale), e il calcio è troppo fisico
Angel Di Maria, già fin troppo cagionevole per quel rollerball che è il calcio di oggi, si fa male in contropiede. Appena ingrana la quarta sente il motore che grippa. Rallenta, zoppica, si ferma. Esce a metà del primo tempo. Non puoi mica essere stanco a metà del primo tempo. No, è proprio lo chassis dell’atleta che è indebolito: solo dall’inizio di stagione è già il terzo stop. “Lesione di basso grado al bicipite femorale della coscia destra, 20 giorni per recuperare”. Grande giocatore, Di Maria, ma ormai fragile. E proprio per questo, lasciato andar via dal Psg alla Juve.
Un altro, Paulo Dybala, muscoli di cristallo, si infortuna su rigore: fa gol e piange. “Lesione del retto femorale sinistro”, top secret gravità dell’infortunio e tempi di recupero, ma l’ MI6 del pallone ci dice che la Roma Paolino lo rivedrà nel 2023. A questo punto anche i Mondiali sono nelle mani del dottore. Infortunarsi su tiro da fermo è da film di Fantozzi: diamine, c’è modo e modo di immolare le gambe al dio del calcio.
A Dybala è saltato il muscolone anteriore della coscia che i calciatori sollecitano enormemente giocando e per questo allenandolo particolarmente in palestra con pesi e attrezzi vari. Sono i muscoli che fanno la “cilindrata” del giocatore, che ne stabiliscono la potenza ma in qualche maniera ne indirizzano anche le specificità tecniche. Copio e incollo ora dal paragrafo sopra. Grande giocatore, Dybala, ma ormai fragile. E proprio per questo lasciato andare via dalla Juventus alla Roma.
Più che infortuni di gioco quelli di Di Maria e Dybala sono incidenti da “desperate housewives”, casalinghe o casalinghi che a paragone si fanno male passando l’aspirapolvere sul parquet.
Il calcio italiano è una pandemia di muscoli, legamenti, menischi, tendini e ossa le più disparate. Se ne contano già una settantina da inizio stagione, tra infortuni più o meno gravi, tra calciatori che già si sono fermati una o più volte.
E se solo volessimo guardare ai “fisicamente indisponibili” del prossimo turno - decima giornata, circa un quarto di stagione - già ne conteremmo una cinquantina tra le 20 di A. Alcuni come Chiesa, Ibrahimovic, Pogba, Wijnaldum nemmeno l’hanno cominciata la stagione, o si erano già fatti male lo scorso anno (Chiesa e Ibrahimovic), oppure sono stati comprati e sono entrati direttamente in infermeria (Pogba e Wijnaldum). Molti si sono visti a singhiozzo o persi per strada, molti cercano disperatamente di recuperare da infortuni gravi e antichi che ti tengono fermo anche sei mesi, un anno.
Insomma un grande plotone di esentati dal loro stesso lavoro che vanno da Toloi (Atalanta) a Maignan (Milan), da De Sciglio (Juventus) a Castrovilli (Fiorentina), per finire ad alcuni pezzi grossi come Lukaku e Brozovic all’Inter o Saelemaekers, Calabria e Florenzi al Milan. Oppure ancora Anguissa e Rrahmani al Napoli.
Infortuni ne hanno talmente tanti quasi tutti, che finiscono per colpire all’opposto due squadre che non ne hanno: la Lazio di Sarri e il Torino di Juric. Tanto da inviare spedizioni di fisiologi a indagare il fenomeno, come i medici che studiano i centenari dell’Ogliastra. Probabile che qualche merito ne abbiano quegli allenatori con i loro staff.
Si gioca tanto è vero, a ritmi insopportabili. Ma siamo ancora a ottobre, che i fisici siano già logori e stressati pare impossibile. Ormai i calciatori dovrebbero essere abituati a giocare tanto. Lo scorso anno - in una classifica internazionale tra i principali campionati europei stilata a maggio - si sono individuati molti giocatori che hanno raggiunto o ben scavalcato le 60 partite, o superato spesso i 5500 minuti di gioco. Tra questi: Pau Torres, Rui Patricio, Alisson, Rudiger, Diogo Jota, Lautaro Martinez, Vinicius, Oblak, Kane, Mendy, Mount, Henderson, Salah. Luis Diaz del Liverpool è arrivato addirittura a 71 partite, Colombia compresa. Il sindacato dei calciatori inglesi ha protestato al vento. Aspettando il Mondiale che ingigantisce ancor più la stagione.non c’è solo un problema di quantità delle partite ma soprattutto di quale calcio si vuole. Il calcio oggi è ipermuscolare. Per correre e scattare per 10-11 km ogni partita e al tempo stesso contrastare e rubare ogni pallone, marcare l’avversario e saltare più in alto di lui, entrare in tackle, devi potenziare i muscoli all’eccesso. Lo stress non è solo nelle partite, è soprattutto nei campi di allenamento e nelle palestre. È nell’aggressività sempre più richiesta. Senza contare che molti criticano il calcio italiano per essere troppo poco agonistico e di corsa.
Poi nel grande tritaossa entra di tutto: capita magari che Osimhen o Musso mandino in frantumi orbite o mascelle. O che Palomino sia sospeso per doping al “Clostebol”: e lì sarà interessante che il processo ci chiarisca soprattutto il perché.
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