Sicurezza
La Juve è una nobildonna vestita di stracci. Vecchi e nuovi, il disastro è generale
Sabato contro il Toro l’ultimissima spiaggia: Juve in ritiro, il presidente infuriato. Ma Allegri resta, non ci sono soldi per cambiare. Mai così male dalla stagione 1961-62
TORINO. I numeri non sono il sale del calcio, ma lo spiegano bene. Cifre che fanno male. La Juve non andava così male dalla stagione 1961-62, quando Boniperti si era appena ritirato. Presidente era il padre di Andrea Agnelli, Umberto, che esonerò il tecnico ceco Korostelev dopo due giornate chiamando Carletto Parola, quello della rovesciata. Non servì a molto: i bianconeri chiusero addirittura al dodicesimo posto, nonostante avessero Omar Sivori. Anche le stagioni 2008-2009 e 2009-2010 (in panchina Ferrara–Zaccheroni e Gigi Del Neri) non furono esattamente trionfali: settimo posto in campionato e terzo nel gironcino di Champions. Sempre meglio di oggi, dove Allegri è ottavo in campionato (a meno 10)e ultimo, e con un piede e tre quarti nella fossa, un Europa. Numeri che sono stilettate al cuore per la gens juventina: 3 sconfitte su 4 in Europa, 4 trasferte perse di fila, 6 partite subendo sempre gol: mai successo nella storia.
MAX RESTA
Allegri resta, lo ha chiarito Agnelli. Ha un contratto da 7,5 milioni fino al 2025: esonerarlo, anche considerando una transazione tutta da valutare, costerebbe dai 15 ai 20 milioni. Più l’ingaggio del nuovo tecnico, che non potrebbe certo essere di seconda fascia. L’orientamento del club sarebbe quello di “dare per persa” questa stagione e a giugno discutere di un eventuale avvicendamento. Il tifoso, che ragiona con la pancia, vorrebbe un cambio immediato, ma i conti (ultimo bilancio chiuso in rosso di quasi 250 milioni) non lo consente. Si tenterà dunque una rimonta, difficile, in campionato, e magari un cammino meno tribolato in Europa League (ma anche arrivare terzi nel gironcino non è semplice).
ESAME DERBY
La squadra è atterrata nel pomeriggio da Israele e si è chiusa subito nel ritiro della Continassa, dove resterà fino a sabato, giorno del delicatissimo derby contro il Toro. Solo un successo limpido potrebbe riportare una lama di luce attraverso i nuvoloni neri. Per Di Maria si teme uno stop abbastanza corposo, Pogba e Chiesa non rientreranno a breve. Soprattutto c’è da rifondare dal punto di vista tecnico e atletico una squadra che non corre, che non gioca, che non lotta. Un’involuzione davvero clamorosa, la piccola Corea sul terreno del modesto Maccabi Haifa la goccia che ha fatto traboccare il vaso.
LE CRITICHE
È stata la giornata degli attacchi, delle critiche, delle valutazioni. Negative, certo, alcune sfumate dal troppo amore. Come Claudio Marchisio: «A cosa serve in questo momento sparare sentenze e cercare a tutti i costi un colpevole? Anche quando crediamo che nulla funzioni e tutto sembra compromesso, non dobbiamo mai scordarci chi siamo. Siamo caduti più e più volte, ma ci siamo sempre rialzati e ogni volta abbiamo scritto la storia». «È un momento delicato, spero che la Juve cominci a cambiare le cose in campo. Ora ha delle difficoltà in campo e si vedono nei risultati», spiega Dino Zoff. Durissimi l’ex presidente Giovanni Cobolli Gigli («Agnelli ha ragione a vergognarsi, è stata la peggiore serata europea della storia») e Flavio Briatore («I giocatori sembrano dei pensionati. Non dovrebbero ricevere lo stipendio: perderebbero anche in C»). Ci vuole Evelina Christillin per una zolletta di zucchero. «Noi tifosi siamo delusi e arrabbiati, ma non abbiamo nulla di cui vergognarci, anzi siamo fieri della storia della Juventus». l
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