Sicurezza
Casillas, gli hacker e il falso coming out
L’ex portiere spagnolo su Twitter: «Sono gay». E la stampa rosa si scatena
«Spero che mi rispettiate, sono gay». Premessa: anche fosse vero, anche se fosse stato vero, sarebbero stati solo e semplicemente affari suoi. Solo che si tratta di Iker Casillas, icona del football iberico, la risposta madrilena al glamour di David Beckham. Non è stato soltanto un grande portiere, ma un esempio di stile, nel gesto atletico ma anche nel vestire, nel comportarsi, nel proporsi. Bello senza eccessivi fragori, ma abbastanza da catturare il cuore di Sara Carbonero, inviata televisiva, oggi vicedirettrice di Mediaset Espana, segni particolari bellissima. Un’Angelina Jolie prestata al racconto del pallone, che il sornione Ilker, tra un’intervista e l’altra, aveva prima circuito (con sobria eleganza, ovviamente) e poi sposato, nel 2016. Favola non del tutto nuova, dev’essere un vizio dei portieri: citofonare Buffon-D’Amico, ad esempio.
Il (colpevolmente) lungo preambolo serve per far capire come il lapidario post comparso sul profilo twitter dello Jascin madrileno abbia fatto saltare sulla sedia il macrocosmo del calcio mondiale. «Spero che mi rispettiate, sono gay», il contenuto del messaggio. Apriti cielo, e via alla inevitabile ridda di ipotesi, dai commentatori della pelota fino agli opinionisti specializzati in pruderìe applicate ai grandi personaggi, dello sport ma non solo.
«Ha fatto coming Out, ha avuto coraggio, in pochissimi lo fanno nel mondo del calcio». «Lo ha fatto apposta per mettere a tacere i rumors che ogni settimana in Spagna gli attribuiscono una fidanzata diversa», ultima in ordine di tempo Alejandra Onieva, trentenne modella e attrice di soap opera spagnole, anch’ella (ça va sans dire) una fata scesa da una galassia che non ci appartiene. Già, perché nel frattempo sul legame con la Carbonero, dopo cinque anni e due figli, era calato il sipario (succede, le fiabe spesso si scontrano con il quotidiano) con il “povero” Iker, che ha appeso i guantoni al chiodo il 4 agosto del 2020 dopo un turbine senza fine di scudetti e Coppe Europee, diventato oggetto del desiderio di paparazzi (come si chiameranno a Madrid?) e stampa rosa. Troppo il vuoto lasciato dalla bellissima col microfono, come spesso accade in questi casi la Spagna intera voleva “riaccasare” il ragazzo che volava da un palo all’altro. Tanta pressione, forse troppa anche per uno abituato alla luce dei riflettori e al ruggito dei centomila. Magari, argomentano i dietrologi, con questo post dirompente Casillas ha mandato un messaggio, tra le righe: non mi rompete più le scatole, fatemi vivere la mia vita: più che legittimo, ma è lo scotto da pagare per i semidei del pallone, l’esempio del non edificantissimo duello tra Ilary Blasi e Francesco Totti ce lo testimonia.
La versione ufficiale prodotta dall’ufficio stampa di Casillas, di coloro che curano i suoi seguitissimi profili social, è stata quella più immediata e forse più semplice: qualcuno ha hackerato il profilo, ci si è introdotto da un Pc in qualche parte del mondo ed ha vergato il nefasto (per le fans) messaggio. Iker, comunque, ha avuto il buon gusto (l’uomo, come si evince ha numerose interviste, è dotato di intelligenza superiore alla media dei pedatori) di inviare le sue scuse alla comunità LGBT. Bravo, bella parata. Magari l’entrataccia a gamba tesa poteva risparmiarsela Carles Puyol, vecchio bucaniere del Barça e amico di Casillas: prima che venisse rimosso il post. Puyol aveva scritto: "E' il momento di raccontare la nostra storia..." con un cuoricino. Non il massimo del gusto.
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