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Arriva un calcio asfissiante: via alle 116 partite in 43 giorni

di Fabrizio Bocca
Arriva un calcio asfissiante: via alle 116 partite in 43 giorni

Calendari impossibili, compressi oltre qualsiasi logica: l’unica mission della Lega ormai è trovare soldi. 43 giorni al Mondiale: 116 partite tra ottobre e metà novembre. Soltanto quattro giorni senza match, sale il rischio infortuni 

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Più denso del piombo e più divoratore di un buco nero, tutto il calcio conosciuto dà il via a una folle e imperscrutabile stagione nella stagione. Napoli-Torino, Inter-Roma ed Empoli-Milan sono l’inizio di un viaggio in cui alla fine, forse, nulla potrebbe essere come prima. Un minaccioso cataclisma pallonaro, talmente vicino che non è nemmeno più possibile inviargli contro il razzo spaziale Dart a deviare l’asteroide ormai destinato all’impatto.


E così le attuali crisi di Inter e Juve esasperate o miracolosamente risolte per l’implosione delle rivali, i gol di Vlahovic e Lukaku finalmente copiosi e decisivi o ancora virtuali e rarefatti come l’ossigeno sull’Everest, Inzaghi e Allegri saldamente imbullonati alle loro panchine oppure condannati ai ceppi e al pubblico ludibrio, i miracoli di Napoli, Atalanta e Udinese replicati come la liquefazione del sangue di San Gennaro o piuttosto dissipati nel tritacarne del calendario più folle e assurdo che abbiamo mai conosciuto. Più che calcio una baraonda di partite, sparate in televisione una dietro l’altra, a tutti gli orari, nei 43 giorni di orgia pallonara che si giocheranno fino al 13 novembre.

Ultimo giorno di calcio ordinario, e cioè la quindicesima giornata di A, prima dello stop per i Mondiali in Qatar. Che eccezionalmente squarteranno il normale calendario di calcio in due, incastrandovisi dentro a mò di cuneo, tra l’inaugurazione di domenica 20 novembre e la finale di domenica 18 dicembre.

Fino a quel momento 10 giornate e 80 partite di A, 28 di Coppe europee, 8 di Coppa Italia che comunque avanzavano. Fanno 116 partite che attendono i club italiani. Per quelli impegnati nelle Coppe (Milan, Inter, Napoli, Juve, Roma, Lazio, Fiorentina) sono 12 gare in 44 giorni, di cui solo quattro, al momento, senza impegni in programma.

Si va in campo ogni tre giorni e mezzo, con un bello stress per i giocatori i cui infortuni condizionano squadre e campionato per intero.

Prendo, giusto per esempio, la sequenza di squadre che affronterà l’Inter in questo mese e mezzo: Roma, Barcellona, Sassuolo, Barcellona, Salernitana, Fiorentina, Viktoria Plzen, Samp, Bayern, Juve, Bologna, Atalanta. Nessuno può sapere quale Inter vedremo a metà novembre, a che punto della classifica di A e del girone di Champions, cosa ne sarà rimasto o quanti applausi di stupore al contrario avrà ricevuto.

Sappiamo solo che la logica del calcio di oggi è giocare a ripetizione, a più non posso.

Il tutto per fare spazio a un Mondiale cui nemmeno parteciperemo come Italia, ma il football ormai ha dimensione internazionale e la Serie A comunque, da Di Maria (Juve) a Kim (Napoli), vi invierà un pattuglione di 80-85 giocatori.

Nessuno dunque può farsi calendari a suo comodo. Ma comunque potrebbe almeno ritagliarsi un vestito su misura, né troppo largo, né troppo stretto.

Nemmeno la pandemia che già ha ben disastrato i bilanci dei club (siamo ormai ben oltre il miliardo di rosso per tutta la A) ha convinto la Lega a ridurre le 20 squadre partecipanti, a tenere insieme un campionato in cui i club di vertice hanno fatturati dieci volte superiori a quelli della zona retrocessione, e sfrondare calendari ormai ingestibili.

Pensiamo solo all’irrisolto problema delle partite rinviate e degli impossibili recuperi: potrebbe sempre capitare no? Durante la pandemia di Covid fu il caos e non è stato fatto nulla. L’unica “mission”, come si dice, del presidente della Lega di Serie A, Lorenzo Casini, è trovare casomai più soldi.

Che significa costruire congegni finanziari migliori per sfruttare al meglio i diritti tv: e magari fare entrare nel calcio i fondi d’investimento americani anche da questa porta, dopo che di fatto stanno già sostituendo i tradizionali proprietari dei club di A.

Una baraonda di partite in tv da qui al Mondiale dunque, mentre qualcuno banalmente comincia a chiedersi: ma con questi costi allucinanti di elettricità e gas che stanno esplodendo, non si potrebbe tornare a giocare alle 14,30 come 40 anni fa?

Alle prossime bollette di San Siro e Olimpico illuminati in notturna l’ardua sentenza. 

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