Il Tirreno

Sport

Bar sport

C’è mister e mister: chiedete a Mihajlovic

di Fabrizio Bocca
C’è mister e mister: chiedete a Mihajlovic

Le panchine delle “grandi” resistono per evitare... l’effetto domino nei club

4 MINUTI DI LETTURA





Il calcio non è propriamente la terra dei giusti. Se ti chiami Mihajlovic e alleni il Bologna, se sei Stroppa e stai al Monza, o se sei Castori e alleni il Perugia - vai Silvio Baldini, l’allenatore più anticonformista e naif del calcio italiano! -, una pedata nel didietro e amen. Via si cambia. Da che mondo è mondo gli allenatori vanno e vengono, li paghi bene ma puoi prenderli a schicchere come pupazzetti del Subbuteo.

Se però sei l’allenatore della Juve o dell’Inter cercheranno di salvarti la pelle, perché inevitabilmente, a certi livelli, un allenatore licenziato rischia di avere lo stesso effetto di Fantozzi che si attacca all’ultimo disgraziato appeso al tram: li tira giù tutti. Immaginate Andrea Agnelli e i due Zhang, padre e figlio, che cadono rovinosamente dal predellino e rotolano giù per la tangenziale.Per una congiunzione astrale tutto sommato ancora favorevole nella domenica più nefasta del gotha dei grandi club italiani - Milan, Inter e Juve sconfitte contemporaneamente - Allegri e Inzaghi sembrano essersi salvati, al momento, dalla furia iconoclasta che potrebbe sconvolgere le più illustri panchine del calcio che conta. Al momento c’è aria di tregua, tutti sembrano pensare: arriviamo a questa maledetta pausa mondiale, aspettiamo questo famigerato mese e mezzo di stop, poi vedremo. E nel frattempo... "Io me la vedo brutta, salviamo il salvabile" (Edoardo Bennato, I Buoni e i Cattivi, 1974).

L’inquietante silenzio pubblico delle due società, persino i social ammutoliti, lasciano immaginare rusticane rese dei conti, il rinfacciarsi delle colpe, atmosfere da tagliare col coltello, magari un calamaio e qualche orrendo vaso cinese che vola tra Andrea Agnelli, Maurizio Arrivabene, Pavel Nedved, Steven Zhang e Beppe Marotta.

Inter e Juventus partivano in pole position in questo campionato, entrambe dovevano riscattare una stagione lasciata al Milan. Oggi la situazione è grave ma non è seria. Nel più classico degli psicodrammi all’italiana, Max Allegri fa i conti col suo ricco contratto che gli fa da scudo, l’umiliazione di Monza, il triste disfacimento della Juve che in sole 7 giornate è già a -7 dallo scudetto, e l’ombra a mo’ di corvo di Paolo Montero, di cui più che le imprese da allenatore si ricordano i 16 cartellini rossi, record della Serie A, e il terrificante soprannome: "Pigna". Come quella che rifilò sulla mascella a Gigi Di Biagio in un Inter-Juve del 2000. Nel frattempo il mite Robi De Zerbi ha detto: "Sapete che c’è? Io non aspetto proprio nessuno, vado al Brighton". Cinque milioni l’anno per quattro anni e passa la voglia di salire sul treno impazzito e senza conducente della Juventus.

Anche questo è un segno dei tempi, oggi la Juventus non è più una Signora sexy e attraente. L’unico schema che riesce è quello della squadra che a testa bassa si presenta dopo la sconfitta a farsi sommergere di fischi e insulti dalla curva degli ultras. Il farsi umiliare così è un gesto non richiesto, una vigliacca concessione ai tifosi, che l’orgoglio dei calciatori dovrebbe impedire.

Simone Inzaghi invece è stato spedito sul lettino dello psicanalista, a causa della fobia per le ammonizioni, e per l’ossessione di dover sostituire chi ha preso un cartellino giallo. La sostituzione di Mkhtaryan e Bastoni alla mezzora, solo perché ammoniti, gliela rinfacceranno anche i nipotini tra trent’anni. E poi le sconfitte bruciano, i tifosi si agitano e ne chiedono lo scalpo: tutti si vanno perfidamente convincendo che Inzaghi nel buon scorcio di stagione dello scorso anno abbia semplicemente goduto dell’onda lunga di Antonio Conte. Che di Zhang e Marotta non si fidava più e infatti li aveva subito mollati.

Ora Inzaghi resta solo con le sue traballanti consapevolezze: certi allenatori più che teorici sono teoretici, ossia seguaci di una teoria assolutamente astratta, senza nessuna aderenza con la realtà.

Inter e Juve, con la loro estate piroclastica dei vari Lukaku, Pogba, Di Maria & C, staranno ora piangendo per la propria modesta condizione ma anche rosicando d’invidia per il primato del Napoli di Spalletti e a chiedersi come sia possibile che in testa alla classifica ci sia una squadra che ha sostituito Insigne e Mertens col georgiano Kvaratskhelia e Koulibaly col coreano Kim. È il football bellezza, come diceva l’Arrigo Sacchi: «Nel calcio ci vuol occ, pazienza e bus de cul».

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

La manifestazione

Firenze, oltre 2.000 studenti in corteo: «Se ci togliete il futuro noi vi blocchiamo il presente»

di Redazione Firenze