La protesta
Spalletti sorseggia un Cholito: il cocktail che vale il primato
Partita affascinante a San Siro, il Napoli la vince con un gran secondo tempo. Simeone entra e decide, Kvara devastante. Milan fermato dalla traversa
Milano Sai com’è bello gustarsi un Cholito nella città degli aperitivi. Spalletti si gode la vista dalla cima più alta e deve dire grazie al figlio di Diego Pablo, che trova nel finale il gol che spariglia un match affascinante, equilibrato, due squadre simili eppure diverse, che fanno del gioco il loro tratto distintivo. La vince il Napoli e non è un caso: questa squadra ha umiliato il Liverpool ed è passata con la pipa in bocca nell’inferno scozzese di Ibrox. non poco. Il Milan ne esce scottato ma non ridimensionato: senza Leao, uno dei pochi che strappa (ma dall’altra parte mancava Osimhen), Pioli ha dovuto arrangiarsi. Non sempre le imprese riescono.
Quanti convitati di pietra, nella serata milanese. Ottavio Bianchi e Arrigo Sacchi. Garellik e Seba Rossi. Pietro Paolo Virdis e Careca, l’immensità di Maradona e il velluto di Van Basten, i ruggenti Maldini e Ferrara. Ferlaino e Berlusconi. Milan-Napoli è una carezza alla nostalgia, quando migliaia di tifosi azzurri risalivano l’Italia sulle rotaie per far piangere, finalmente, il padrone industriale. Milan-Napoli era la sfida della bellezza e del gioco, il caravaggesco Sacchi con il suo calcio luci e ombre contro il Van Gogh arrivato da Lanus, barrio di Buenos Aires, una sola pennellata e il quadro era completo: Diego, già, nessuno ci manca più di te in questo football omologato.
Trent’anni e spiccioli dopo, risiamo qui. Pioli e Spalletti (squalificato, sovrintende dall’alto, come un apprensivo drone)sono i prototipi dell’allenatore 4.0: gestione del gruppo, bilancino dell’alchimista per dosare rose spropositate. Calcio propositivo, d’attacco, a prescindere dagli interpreti. Milan e Napoli si giocano la prima fettina di scudetto anche se il traguardo neppure si immagina. Il sacchismo era quasi la perfezione, certo però che anche questo Milan gioca bene. Perchè fa del palleggio un grimaldello e non uno sterile sercizio stilistico: i triangoli del trio alle spalle di Giroud hanno come solo obiettivo armare la catapulta dai capelli d’oro: e il francese è centravanti vero, un esemplare da raccomandare al Wwf, galleggia tra i giannizzeri Kim e Rrahmani, trova sempre il pertugio dove colpire: il tuono mancino dopo 12’ trova un riflesso di Meret che celebra la maturazione del portiere friulano: traversa, boato, San Siro spinge nelle vele. I nipotini di Diego, però, se la giocano. Rischiano, ma nel loro Dna hanno il gusto del ribaltamento di fronte, quello che negli anni in bianco e nero si chiamava contropieede. Kvara (abbreviamo visto il cognome da codice fiscale) è una spremuta di Lentini e Claudio Sala, ha compasso lungo e la fantasia di un favolista per bambini: e quando parte il Milan deve rinculare, guai a d aprire il Mar rosso a uno così. Anche perchè dalla parte opposta c’è Politano e in mezzo Raspadori, preferito al Cholito. Il tracciante di Zielinski per il colpo di testa di Politano, controllato da Maignan, è il manifesto di questo Napoli: rapido, letale. Scaltro più che prepotente, eppure lucidissimo. Una squadra che fiuta nell’aria il momento di colpire. Succede al 52’, e l’uomo del destino non può essere che lui, il Claudio Sala venuto dalla Georgia. Sa di essere più forte, più veloce, più furbo di dest, l’ex ragazzino del Barcellona che Pioli deve preferire a Calabria ammonito. Mariani giudica veniale il contatto tra i due, ma qualcuno sussurra all’orecchio del fischietto di Aprilia: vieni al Var. Lui viene, vede e decide: rigore. Politano, con l’imponenza di San Siro sulle spalle, brucia Maignan con una stilettata centrale.
Copione obbligato, adesso. Un grande classico del calcio: occupazione militare della metà campo si chi deve rimontare, speranza di ripartenza di chi si abbassa. Meret miracoleggia su Messias, ma quando Theo (Maldini redivivo) trova lo spazio per scaricare a terra la sua potenza su cioccolatino di De Ketelaere il castello difensivo di Spalletti si sgretola. Nel mezzo c’è Virdis redivivo (Van Basten forse sarebbe troppo), Olivier Giroud che quando conta è come una bolletta al lunedì mattina: arriva. Piatto e 1-1. Il vento gonfia le vele rossonere, ma la raffica giusta la prende il Napoli. Il pennello di Mario Rui, sottovalutatissimo esterno lusitano, disegna un tratto perfetto per il figlio del Cholo che brucia Tomori con un movimento da Careca: colpo di tempia chirurgico, angolino e San Siro che torna a rivedere i mostri. Ci risiamo col copione: il Napoli nel suo Dna non ha la gestione e si sbilancia, Kalulu ha sul destro la palla del 2-2 ma la scarica sulla traversa. Emotivamente è il canto del cigno di una bella serata.l
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