Sicurezza
Pallavolo, giocare e vincere col sorriso: questa è l’Italia che ci piace
Passerella per i neo campioni del mondo al Quirinale e da Draghi. Squadra giovane e grande gruppo. E ora sogniamo con il basket
Giocare col sorriso. Sempre. Anche quando l’alzata è imprecisa, la ricezione fa acqua e il muro avversario sembra un Everest. Sorridere sempre, ovunque e comunque. Tanto che te, innocente spettatore o cronista spazientito che la vede bigia, ti chiedi stupito: «Ma che avranno mai, questi, da ridere? Siamo sotto di 5 punti. Così andiamo fuori...». Non è mai un sorriso sguaiato, nè una risata a crepapelle quella che arriva dal sestetto azzurro. E’ piuttosto un ghigno, che non ha niente di sarcastico o feroce. Semmai è uno squarcio che si apre sul volto, rassicurante. Qualcosa che infonde tranquillità, invita alla calma anche quando Semeniuk ti sta martellando e Kurek le prende tutte. "Keep calm and go on". Stai tranquillo e va avanti. Lo ha detto Lavìa, nelle interviste, lo ha ripetuto capitan Giannelli, al termine dell’ennesima impresa dell’Italvolley. «Vinciamo col sorriso». E’ la nostra terapia d’urto, è la nostra matrice, è il segno distintivo di una Nazionale giovanissima (24 anni l’età media) che è già entrata nel cuore degli italiani (quasi 4 milioni a seguirla in tv la notte di domenica) mentre il calcio si azzuffa sulla Var e sugli arbitri.
Accolta a Fiumicino dal presidente del Coni Giovanni Malagò e dal segretario generale, Carlo Mornati, quella di ieri è stata una passerella trionfale per l’Italvolley, con il saluto delle più alte cariche dello Sato, a cominciare dal presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, che ha ricevuto Fefè De Giorgi e i suoi ragazzi al Quirinale. Poi a Palazzo Chigi dal presidente del Consiglio, Mario Draghi. «Complimenti più affettuosi, intensi e sentiti. E’ stata una serata non dimenticabile», le parole del Capo dello Stato. «La correttezza e il rispetto è stato sempre un tratto tipico della pallavolo e mi auguro che rimanga sempre così perché è’ un esempio per tanti altri sport»- ha aggiunto. «Io vi ho visto ieri sera, dalla prima all’ultima battuta - le parole di Mattarella - e anche il primo set era nelle vostre mani, ma averlo consegnato ai polacchi è stato un gesto di cortesia per gli sportivissimi polacchi. Ieri è stata una giornata importante per il nostro sport. Vi sono delle cose che rimangono nella memoria. Quando è iniziato il torneo leggevo che eravate una squadra giovane che avrebbe usato la competizione per fare esperienza...E’ stata una magnifica dissimulazione». Mattarella ha poi ricevuto in dono il pallone autografato dagli azzurri che gli è stato consegnato dal capitano azzurro Simone Giannelli. Che è stato eletto miglior giocatore del Mondiale. «Stiamo realizzando ora cosa abbiamo fatto, ero piccolo e non mi ricordo l’altro Mondiale di 24 anni fa - ha detto l’azzurro - Sono molto contento di aver portato l’Italia fin qui, l’abbiamo fatto con il nostro stile, la gioia ed il sorriso. Siamo dei ragazzi speciali - ha aggiunto Giannelli - con la voglia di mettersi in gioco. Ieri ci sembrava di divertirci e non sembrava di giocare una finale del Mondiale». Vero artefice della vittoria iridata il ct Fefè De Giorgi che dopo i tre mondiali di fila vinti da giocatori ora ha messo in bacheca il quarto, il primo da allenatore. «Questi azzurri sono giovani talentuosi, sono un segno di speranza per il Paese perché generano valore». Dopo l’incontro al Quirinale gli azzurri sono spostati a Palazzo Chigi accolti dal premier Mario Draghi. «Lo spirito di squadra e l’unità di intenti pagano sempre, e non solo nello sport. Voi - ha detto il premier - siete l’esempio di cosa sono capaci i giovani italiani. La pallavolo azzurra, dopo la delusione delle Olimpiadi, ha fatto tesoro delle sconfitte e si è rinnovata».
Draghi ha sottolineato che la vittoria del Mondiale di volley è «un gran bel segnale per l’Italia tutta». Poi i riflettori si sono accesi per Ferdinando de Giorgi, pugliese doc, per gli amici Fefè. Lo avevano criticato per il siluramento del Zar Ivan Zaytsev, un intoccabile. Lui dritto come un mulo per la sua strada, portando in azzurro una ventata di freschezza, lanciando giovani che faticavano perfino ad avere spazio nel club. Ecco che oggi ammiriamo Yuri Romanò, uno che ha bazzicato tutta l’A2 per debuttare a 25 anni nella massima serie e autentica rivelazione del mondiale. Una scommessa vinta da Fefè. Come tante altre. Di volti nuovi, giovani, freschi di ragazzi che giocano sempre col sorriso. Divertendosi e facendoci divertire.
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