Gioco
Quel 1982 e la fucilata di Goodwood, così Saronni si "bevve" il mondo
Quarant’anni fa lo scatto iridato del velocista azzurro passato alla storia
La nostra storia comincia a Praga, corre il 30 agosto 1981. Su un circuito adatto ai velocisti si disputa l’edizione numero 54 dei mondiali di ciclismo su strada. Tra le favorite alla vittoria c’è l’Italia, del commissario tecnico Alfredo Martini.
Una nazionale che può contare su due punte splendenti: Francesco Moser e Giuseppe Saronni. Il primo è già un veterano (iridato a Montreal nel 1976), il secondo è l’enfant prodige del ciclismo azzurro (già vincitore del Giro d’Italia). La gara si addice maggiormente a quest’ultimo, potente velocista, e, per questo, i tifosi ripongono nella spedizione parecchie speranze.
L’antefatto e il duello
Tuttavia, in corsa, c’è qualcosa che non torna. Saronni lavora molto in prima persona: rintuzza gli attacchi, entra negli estemporanei tentativi di fuga, sembra poco supportato dalla squadra. Evidentemente non ripone fiducia in chi dovrebbe, almeno in teoria, dargli una mano. Come nelle previsioni il mondiale si decide in volata: sono gli italiani a lanciare lo sprint decisivo. Prima Panizza, poi Baronchelli, finché arriva il momento decisivo: parte Saronni di gran carriera, sembra potercela fare, ma in extremis viene raggiunto e superato dal belga Freddy Marteens, che bissa il successo ottenuto nel 1976 a Ostuni (superando Moser). Terzo posto per l’asso francese Bernard Hinault. Una sconfitta che lascia strascichi infiniti, andati avanti per anni, e ancora oggi gli appassionati si chiedono quali furono i motivi per quell’oro buttato: «tattica di squadra suicida» il pensiero mai celato di Saronni.
Goodwood e l’anno magico
Un antefatto necessario per entrare nel mito, ovvero il campionato del mondo successivo, Goodwood 1982. Innanzitutto l’anno è magico: appena due mesi prima la nazionale di calcio, quella di Paolo Rossi per intendersi, ha vinto il mundial di Spagna, e sul territorio italiano la passione sportiva e riesplosa a tutti i livelli. Il ciclismo è seguitissimo: ci sono tanti campioni che infiammano le corse, e il già citato dualismo Saronni-Moser, forse più sentito del precedente Coppi-Bartali. I tifosi si dividono in due categorie: Moseriani e Saronniani, non c’è spazio per nessun altro corridore. Il circuito inglese, si trova nel Sussex: ci sono da percorrere 18 giri da 15 chilometri ciascuno, per un totale di 275 chilometri.
In 136 al via
Al via 136 corridori, tra i quali un mucchio di fuoriclasse (Greg Lemond, Bernard Hinault, Joop Zoetemelk, Sean Kelly per fare qualche nome), tutti desiderosi di salire sul gradino più alto del podio. Alfredo Martini propone nuovamente i due campionissimi, e affida la fascia di capitano a Saronni. È più fresco, ha voglia di rivincita, viene da una buonissima stagione, e, ancora una volta, il percorso gli si addice: praticamente pianeggiante, con un arrivo in pendenza che necessità impeto e potenza. Con loro ci sono quattro outsider Gavazzi, Argentin, Contini, Baronchelli e altrettanti gregari formidabili Masciarelli,, Chinetti, Leali, Ceruti. Chiudono il quadro Amadori e Torelli. L’atmosfera in seno alla squadra è tesa. A scioglierla ci pensa “Miro" Masciarelli, che preso Saronni da parte gli dice «se vuoi vincere il mondiale devi rischiare di perderlo. Resta nascosto fino all’ultimo, lascia che i compagni lavorino per te». Il cielo è incerto a Goodwood, il tasso di umidità elevato quel 5 settembre, e al secondo giro va in fuga il francese Vallet, scudiero del superfavorito Hinault. Quando il suo vantaggio raggiunge i 6 minuti, il gruppo, trascinato dal treno azzurro, comincia a macinare.
Hinault si ritira
Al decimo giro Vallet viene raggiunto e poco dopo si ritira Hinault. É il primo squillo di trombe. Alfredo Chinetti, il più umile degli umili, si danna l’anima e per tenere unito il gruppo. Quando la gara si avvicina alla fase finale, entra in scena Moser, che si mette davanti a tirare, e spacca in due il plotone: rimangono in corsa solo 35 corridori. A tre chilometri dalla conclusione inizia la bagarre: parte lo spagnolo Lejarreta, e subito dietro l’americano Boyer che lo supera. Sembra l’azione decisiva. Ma all’improvviso, il capolavoro: Saronni scatta, viaggiando a doppia velocità rispetto agli avversari. Pochi metri gli bastano per superare tutti e creare il vuoto dietro di sé. Le braccia sono alte. L’Italia esulta, Adriano De Zan che commenta in Tv, ha la voce rotta dall’emozione e come Nando Martellini ripete 3 volte “Saronni campione del mondo”. E quel gesto atletico di quarant’anni fa, resterà nella storia come “La fucilata di Goodwood”.
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