Il dolore
Caso Spalletti, talvolta va bene andare a dirgliene quattro
BAR SPORT. Non sempre l’allenatore deve essere il buon samaritano che sopporta di tutto
Io sto con Spalletti. Per carità il calcio non è propriamente l’anglosassone "Circolo Pickwick" ed altro che "la tu mamma..." urlato mille volte all’allenatore abbiamo visto.
Ma questo fatto dell’allenatore buon samaritano che tutto deve sopportare in virtù del proprio ruolo che non consente mischiamenti con la rude plebe del Colosseo, non sta proprio nelle umane cose. L’autocontrollo è un obbligo, non fomentare il pubblico e particolarmente gli ultras pure, ma andare a dirgliene quattro a chi ti ha tormentato per la partita intera ci sta. Tra l’altro il ceffone e la bottiglia di plastica in testa li ha quasi presi lo stesso Spalletti, non certo il personaggio sotto accusa che nell’iconografia classica incarna perfettamente la figura del tifoso "dodicesimo uomo in campo".
Probabilmente l’energumeno verbale penserà che col suo "la tu mamma..." urlato mille volte ha contributo fattivamente al terzo 0-0 della Fiorentina. E se invece fosse stato zitto - avrà pensato ancora - magari Lozano avrebbe messo dentro quel facile colpo di testa che avrebbe fatto vincere il Napoli, spedendolo da solo in testa alla classifica, e mandando contemporaneamente a gambe all’aria la sua squadra del cuore. Entrare dentro certi labirinti mentali di chi frequenta il football rimane un mistero e di fondo resta l’amarezza per un calcio che incuba dentro se stesso i geni della maleducazione, della prevaricazione e addirittura della violenza. Per carità, non mischiamo tutto, ma la radice lì dentro affonda.
Io non credo, come dice Spalletti, che a Firenze è sempre così, penso anche che la maggior parte dei fiorentini, pur tradizionalmente passionali e col sangue color viola nelle vene, non si identifichino affatto con quell’energumeno e che anzi vogliano ben distinguersene. Non credo ci fosse una tribuna intera a insultare Spalletti, ma qualcuno evidentemente sì. L’allenatore del Napoli potrà essere fumantino e a qualcuno stare anche cordialmente antipatico, ma non è pazzo e comunque è uno che ormai viaggia verso le mille partite da allenatore professionista, e come tale va rispettato. Così come il rispetto lo merita anche l’allenatore che di partite ne ha fatta solo una.
Non che c’entri molto, ma giusto per capire un po’ di più. Il problema forse è proprio la consanguineità toscana di Spalletti col mondo viola, quel voler evidenziare inutilmente nel calcio il dna da Guelfi e Ghibellini. A Spalletti io posso solo rimproverare, mediaticamente, certi comportamenti esagerati, troppo sbruffoni, alla Cacini. Ci sia da battibeccare su Totti o Icardi e Wanda Nara, un arbitro italiano o russo, telecamera e microfono gli fanno scattare l’interruttore distorcendolo come una chitarra heavy metal. A volte, come dicono dalle mie parti, non si regge. Ma bisogna distinguere quando è nel giusto e quando è nel torto. E stavolta è nel giusto.
In linea di massima direi che da adesso sarà abbastanza difficile che in futuro le strade della Fiorentina e di Luciano Spalletti possano incontrarsi. Ed è un peccato, perché la Fiorentina è una bella squadra e Spalletti è davvero uno dei migliori allenatori italiani. Secondo me sarebbe un matrimonio perfetto, ma purtroppo reso impossibile per queste distorsioni, questo "bug" - baco del computer - che si è introdotto subdolamente nel sistema calcio fiorentino. E non solo fiorentino, non sono d’accordo con Spalletti quando dice: "Accade soltanto qui". Avendone viste tante dalla tribuna posso dire che neanche le partite di Allegri, Conte, Mourinho, Mihajlovic, Mancini, Sarri, Gattuso, Capello, Sacchi sono normalmente cordiali serate al burraco.
«Il calcio non è sport da educande» lo dicevano i giornalisti di 50 anni fa, ma è anche vero che quelli della nostra generazione hanno appeso sopra le proprie scrivanie le foto, tra l’altro ritoccate a vere opera d’arte, del calcio di kung fu che Eric Cantona, mentre usciva per espulsione, rifilò nel 1995 a un tifoso del Crystal Palace che faceva il saluto fascista e che voleva rispedirlo dall’Inghilterra in Francia. Lo applaudimmo tutti come un eroe, ma fu squalificato per 8 mesi e costretto a frequentare corsi di rieducazione sportiva e sociale. Era l’impeto della ribellione ed oggettivamente era ben altra storia.
La Fiorentina, e anche questo è un fatto grave ormai passato all’abitudinario, ha preso dal giudice sportivo una multa di 15.000 euro per "cori insultanti di matrice territoriale" - il solito Vesuvio... - nessun riferimento all’episodio. Destinato così a rimanere nell’ampia aneddotica spallettiana. Fossi stato nella Fiorentina due righe per Spalletti le avrei scritte e quel tifoso mi sarei adoperato per non farlo più entrare per un tempo adeguato allo stadio Franchi. Ma sono sicuro lo farà.
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