Sicurezza
Maestrelli, fiducia e nuova mentalità: «E ora mi gioco anche gli Us Open»
Intervista al campione alla vigilia della sfida. Il tennista pisano alle qualificazioni in Usa
PISA. Lo abbiamo visto quando ha iniziato a giocare sui campi di tutta la Toscana. Ora il gigante Francesco Maestrelli (196 cm) toscano doc da Pisa, classe 2002, che si sta allenando a Tirrenia insieme ad un altro Next Gen come Giulio Zeppieri, dopo aver conquistato il suo primo “vero” torneo: il Challenger di Verona, partendo dalle qualificazioni e capace di giungere la settimana successiva in semifinale a Trieste raggiungendo la sua migliore posizione nella classifica mondiale al numero 202 ora potrà giocarsi le qualificazioni niente meno che agli Us Open. «Fino a qualche mese fa era semplicemente un sogno perché ad inizio anno ero intorno all’800 esima posizione e poi invece sono cresciuto ed ora quello che sembrava una chimera è diventato realtà – spiega Maestrelli – I risultati danno fiducia e le vittorie ancora di più. Sono convinto che giocare a certi livelli ti fa migliorare e crescere ed ora che sto bene fisicamente mi sento pronto».
Il tennista pisano si sta mettendo sempre più in mostra nel panorama italiano e pensare che ad un certo punto la scelta se vestire la casacca nerazzurra del Pisa o di giocare sui campi rossi ha visto prevalere il tennis anche perché c’è una tradizione familiare. «Tutto è iniziato perché volevo dimostrare di essere più bravo di mia sorella Valentina – svela Maestrelli – Ero un bambino, avevo 4 anni. Ho iniziato a giocare a tennis perché ci giocava anche mia sorella più grande. La rivalità a quell’età non perdona. Poi però non ho più smesso».
Poi hai dovuto scegliere tra il calcio e il tennis?
«Si proprio così, a calcio me la cavavo anche piuttosto bene, fra i 6 e i 12 anni ho vestito la maglia del Pisa, militavo nelle giovanili poi ho scelto il tennis anche se resto un grandissimo tifoso dei nerazzurri perché mi piace vincere o perdere da solo. Mi dà una soddisfazione diversa rispetto ad un gioco di squadra. Anche se poi, in realtà, anche il tennis è uno sport individuale che richiede un team alle spalle».
Gli ultimi mesi sono stati davvero incredibili con la finale a Francavilla al Mare, i quarti a Todi e la vittoria a Verona e la semifinale a Trieste?
«La fiducia è l’arma in più a riuscire ad essere lucido nei momenti decisivi per conquistare il punto che poi diventa fondamentale per vincere fa la differenza. Ho lavorato molto anche dal lato mentale e prima della finale di Verona avevo dolori dappertutto ma grazie a degli esercizi di scarico con il preparatore atletico e con dei massaggi sono riuscito ad entrare in campo e ho potuto esprimere il mio miglior tennis. Mi sentivo bene».
Seguire le orme di un altro toscano come Paolo Lorenzi può essere un obiettivo?
«Ne sarei onorato perché Lorenzi per noi è sempre stato un esempio da seguire e un giocatore che è cresciuto e migliorato costantemente – dice Francesco – tra l’altro ho la fortuna di essere seguito dai tecnici del Centro di Tirrenia come Gabrio Castrichella, Mosé Navarra e dal maestro Claudio Galoppini che è stato anche maestro di Paolo. Il fatto di avere numerosi tornei in Italia per noi giovani è davvero fondamentale e l’esempio più valido è proprio la vittoria di Verona. Mi hanno chiamato all’ultimo e alla fine ho guadagnato 100 posizioni della classifica Atp».
Hai un giocatore di riferimento?
«Fino a poco tempo fa mi ispiravo a Medvedev perché mi ci ritrovavo come modo di giocare e caratteristiche fisiche e tecniche – spiega il tennista toscano – ma ora mi sento abbastanza cambiato e mi ispiro maggiormente a Garin. Sinceramente grazie allo staff che mi segue ho cambiato modo di giocare e quindi associarmi ad un altro giocatore è difficile, spero soltanto di migliorare e di crescere per sfidare i miei idoli». Il toscano sarà in bella compagnia agli Us Open con ben 19 giocatori italiani a cerare di guadagnare il main draw «Non ho niente da perdere giocherò tranquillo e senza pesi – conclude Maestrelli – tra i junior non ho potuto esserci ora voglio provare a giocare sui quei campi così prestigiosi».
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