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Vuoi allenare in serie A? Devi nascere in Toscana...

Alessandro Bernini
Vuoi allenare in serie A? Devi nascere in Toscana...

Spunta un record: sette panchine su 20 totali affidate ai nostri tecnici. Non solo Allegri, Spalletti e Sarri: c’è anche una scuola di emergenti

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LIVORNO. Si giocasse ancora in contemporanea, la domenica sera ci sarebbero code autostradali verso la Toscana. Sia da nord che da sud. Con Sarri e Spalletti magari affiancati al casello di Firenze, mentre Alvini mette la freccia verso la Fi-Pi-Li.

Si alza dalla Toscana il coro “siamo noi, siamo noi, i mister d’Italia siamo noi”. Abbiamo preso possesso delle panchine della serie A e guai a chi ce le tocca. Sette allenatori toscani su 20 totali della massima serie, beh, se non è record questo... E il panorama di provenoienza è variopinto proprio come le nostre terre: città di mare, immerse nel verde e culle dell’arte che si intersecano come fossero diagonali difensive.

GOOGLE MAPS

Se accendete Google maps e mettete come destinazione “panchine toscane serie A”, vi godrete un bel viaggio, meglio se con l’aria condizionata visti i tempi: si va da Livorno (Allegri) a Certaldo (Spalletti), passando per Figline (Sarri), con una tappa a Fucecchio (Alvini), una doppia sosta naturalmente a Firenze (Baroni e Cioffi) per chiudere ad Abbadia San Salvatore in provincia di Siena (Dionisi).

Se l’Italia è un popolo di allenatori da bar, i toscani evidentemente hanno abbandonato il tavolo col birrino e conquistato il campo. Il che sembra tutto fuorchè un caso, un’eccezione: considerate infatti che lo scorso anno c’erano anche il massese Andreazzoli e il fiorentino Semplici che poi sulla panchina del Cagliari fu sostituito dal livornese Mazzarri, che a sua volta fu sostituito da Agostini di Vinci. Insomma, siamo ovunque.

SOGNI E DEBUTTI

Non si può dire che facciamo gli schizzignosi o ci spaventi la battaglia. In pratica siamo in qualsiasi fascia. Dagli allenatori che vogliono vincere lo scudetto (Allegri alla Juve e forse anche Spalletti al Napoli), a quelli che puntano la Champions (Sarri con la Lazio), a chi aspira a diventare la sorpresa dell’anno (Dionisi al Sassuolo e Cioffi al Verona), a chi infine sogna una salvezza che forse avrebbe del miracoloso (Alvini alla Cremonese, Baroni al Lecce).

Se Sarri di recente ha trionfato in Europa (Europa League al Chelsea nel 2019), Allegri è tra i tecnici più vincenti di tutta la storia del calcio nazionale (insieme a un certo Marcello Lippi, viareggino). Ma c’è anche il debuttante, quel Massimiliano Alvini che a 52 anni si è preso la serie A quando ormai per lui il treno per la gloria sembrava passato da tempo.

Siccome nessuno è profeta in patria, abbiamo coperto a macchia di leopardo tutta l’Italia ad eccezione proprio della Toscana: abbiamo due società in A ma la Fiorentina ha scelto Italiano che è addirittura nato a Karlsruhe in Germania ma ha in ogni caso origini siciliane, mentre l’Empoli ha puntato sul vicentino Zanetti.

ANTENNE DRITTE

Ma che abbiamo di così speciale? Non è che in Toscana ci insegnino 4-3-3 o 3–5-2 al posto delle tabelline. Forse la frase più intelligente l’ha detta in una recente intervista Renzo Ulivieri, presidente dell’Associazione Allenatori e toscano di San Miniato: «Noi toscani abbiamo una predisposizione a tenere dritte le antenne, a fiutare il pericolo in largo anticipo. Perché qui fin dalla colazione ti prendono in giro, ti mettono alla prova. E se non sei sveglio e scaltro, è dura. E queste qualità per un allenatore sono fondamentali».




 

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