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Il grande trionfo

11 luglio 1982, quel giorno che il mondo si colorò tutto di azzurro

Fabrizio Bocca
11 luglio 1982, quel giorno che il mondo si colorò tutto di azzurro

La Milano da bere, le Falkland, Calvi e l’omicidio Dalla Chiesa. La vittoria della Nazionale in Spagna fece nascere uomini nuovi

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«Nessuno sa rispondere alla domanda su cosa facessimo un preciso giorno dell’anno. Ognuno di noi sa cosa successe, dov'era esattamente, con chi era e cosa fece la notte dell'11 luglio 1982». Paolo Rossi, il nostro Pablito, ricordava non soltanto i suoi gol, ma aveva perfettamente coscienza, lui e tutti gli altri azzurri, di cosa avesse significato per tutti gli italiani il Mundial. Una data scolpita nella nostra memoria nazionale, come il 25 aprile, il 1° maggio, il 2 giugno, il Natale…

Andai a trovare Pablito nella sua bellissima fattoria toscana tra Siena ed Arezzo dieci anni fa, in occasione del trentennale del Mundial 82. Lui mi accolse insieme a sua moglie Federica, e del suo racconto la frase che mi rimase più impressa fu: “L’11 luglio 1982 è il compleanno di tutti gli italiani”. Da allora con Pablito prendemmo a farci una telefonata la mattina dell’11 luglio, io gli facevo gli auguri e lui rispondeva: «Beh, anche a te, e a tutti allora. Quel Mondiale non fu solo la Coppa del Mondo, è qualcosa di irripetibile per tutt». Lo fu soprattutto per quegli straordinari calciatori, oggi forse legati ancor più di ieri. Quella vittoria fece nascere uomini nuovi. E più passa il tempo più il richiamo della foresta si fa forte.

Se non facesse così caldo, direi che il rischio è quello del “Grande Freddo” (1983), cadere nel com’eravamo e nella nostalgia, scoprire che tanti sogni sono andati oltre ma che tanti sono anche falliti. In quarant’anni al giorno d’oggi si fa in tempo a nascere, a crescere, essere giovani e già cominciare a invecchiare un po’. Antonio Cassano sarebbe dovuto nascere la sera di Italia-Germania 3-1 e della Coppa sollevata al cielo da Dino Zoff, ma siccome all’ospedale di Bari tutti guardavano la partita la madre dovette attendere fino all’alba. Quarant’anni sono davvero una vita.

La generazione successiva avrebbe portato nel proprio cuore il Mondiale di Berlino 2006, quello di Totti e Del Piero. Dei Mondiali del ’34 e del ’38 personalmente avevo solo i racconti notturni di Gianni Brera che parlava di Meazza che scorrazzava per Milano tra auto di lusso, donne bellissime e champagne. Noi siamo quelli fortunati della generazione di “ItaliaGermaniaquattroatre”, 1970, di Rivera e Mazzola, col suo risvolto un po’ malinconico, e del Mundial 82, trionfale ed epico. La Coppa di Zoff, Gentile, Cabrini, Collovati, Bergomi, Scirea, Bruno Conti, Tardelli, Oriali, Rossi e Graziani. E Bearzot, Pertini, il Bernabeu, la partita di tressette a carte in aereo… Una storia passata attraverso le macchine da scrivere di grandi giornalisti scrittori accorsi in Spagna da Brera ad Arpino, da Soldati a Oreste del Buono. C’era anche il geniale Beppe Viola che se ne sarebbe andato molto presto, purtroppo. Clima rovente fin dal ritiro di Alassio: «Bettega sarà sostituito da Selvaggi e non da Pruzzo che così imparerà a non fare tanti gol» diceva Viola alla Rai. Quando i calciatori oggi si lamentano gli farei rivivere una settimana in quegli anni lì, la critica sportiva di tagliava con l’ascia. Una storia azzurra, così complessa e piena di personaggi, degna forse anche di Gabriel Garcia Marquez che quell’anno vinse il Nobel per la letteratura. Parlando strettamente di calcio il trionfo di Spagna 82, con i suoi fantastici campioni, con l’epopea di Maradona e Zico fermati da Gentile e da noi “italianuzzi” (cit. Brera), ci avrebbe davvero introdotto nella più straordinaria epoca del nostro football. L’Italia per venti e passa anni divenne la Hollywood del pallone.

Non vi rifarò la storia del mondiale più raccontato di tutti i tempi, della favola del calcio più spettacolare che abbiamo vissuto. Il Mundial 82 è più che altro un’immersione dentro noi stessi. Togli 40 anni a qualunque persona e non tornerai solo indietro nel tempo, entrerai nella sua anima.

E’ vero che il terzo Mondiale della nostra storia è uno “Stargate” sugli anni 80 e su un epoca diversa, ma a me sembra più che altro l’ultimo vero grande trionfo di squadra, di gruppo, di famiglia, di mutua assistenza e aiuto reciproco - pensate al famoso silenzio stampa - prima di entrare in un’epoca esaltante, certo, ma più egoista e personale, l’io al posto del noi, il dover essere felici a tutti i costi, dalla politica al disimpegno più totale.

Sono gli anni della Milano da bere, del berlusconismo che avanza, della tv come totem e “Colpo Grosso” scambiato per emancipazione femminile per via delle tette al vento, dei cinepanettoni alla “Sapore di Mare”, delle pennette alla vodka, dell’ “edonismo reaganiano” e “L’insostenibile leggerezza dell’essere” di Milan Kundera che partito a livello di battuta da “Quelli della Notte” diventa davvero la fotografia di un paese che si scrolla di dosso i cupi anni 70. Sono gli anni di un’Italia sottosopra, rimescolata come un cocktail Negroni.

Il viaggio nella dimensione Mundial comporta il trasferimento nell’epoca della guerra delle Falkland, del tragico incidente a Villeneuve, della liberazione del generale Dozier rapito dalle Brigate Rosse, dell’omicidio di Dalla Chiesa e sua moglie, di Roberto Calvi trovato impiccato sotto il ponte dei Frati Neri a Londra, della scomparsa di Grace Kelly e John Belushi, quello dei Blues Brothers. E’ un tempo che il Mondiale comincia lentamente a rischiarare come il sole dopo un temporale. Ci prepara a un’estate di entusiasmi, di amori e di juke box in cui far cadere una moneta per “Un’estate al mare” di Giuni Russo. Stile nucleare… Dai veleni della vigilia, comprese le solite polemiche per lo scudetto della Juve conquistato a Catanzaro con la Fiorentina di De Sisti finita seconda, lo scandalo scommesse e le polemiche su Bearzot (epici gli scontri in conferenza stampa con Franco Mentana della Gazzetta dello Sport, per altro suo amico, e padre di Enrico), le contestazioni prima della partenza - Bearzot a Roma si beccò dello “scimmione” da una ragazzina e le rifilò un ceffone - al ritorno trionfale sull’aereo di Pertini giocando a carte, da Italia-Polonia 0-0 a Italia-Germania 3-1, dal silenzio stampa ai 6 gol di Paolo Rossi, da Gentile a Maradona, il Mundial 82 puoi vederlo come vuoi: un poema epico, un’opera pop, un musical, una soap. Epici sono i suoi grandi e saggi anziani, Bearzot, Zoff, Pertini, ma da quello stesso momento diventano pop. Pertini è pop perché rompe qualsiasi schema e protocollo. Pertini non volle mai farsi ritrarre con la Coppa per lasciarne la paternità agli azzurri, ma quel Mondiale lo vinse anche lui diventando il presidente più amato della nostra storia repubblicana. Pochi ricordano che il presidente andò a trovare Bearzot e la squadra all’Hotel Alameda, intrattenendosi con loro, la mattina stessa della finale. “Contro tutto e contro tutti!” disse loro. Oggi non sarebbe concepibile.

In Italia l’urlo di Tardelli è più famoso dell’urlo di Munch, Gentile che sormonta gli azzurri festanti è una foto che ricorda l’epica dello scatto “Raising Flag” con i marines che sollevano la bandiera americana dopo la battaglia di Iwo Jima, Enzo Bearzot e Dino Zoff sono padri costituenti della nuova patria, Marini e Oriali sono la classe operaia in paradiso, Bruno Conti il genio della lampada, Paolo Rossi il pistolero Clint Eastwood. Magari non proprio il Rambo uscito in Italia a fine anno.

Che il Mundial 1982 chiudesse un periodo storico o inaugurasse una nuova epoca di quel tempo possiamo rimpiangere lo stupore per il Commodore 64 e la sua primordiale e tenera fantascienza e la magia di Blade Runner, uscito in Italia proprio quell’anno. “Ho visto cose che voi umani non potreste immaginare” forse il replicante Rutger Hauer lo diceva pensando all’Italia campione del mondo. E magari le “porte di Tannhauser” erano quelle del Santiago Bernabeu dove Rossi, Tardelli e Altobelli fecero la storia.

Certo non si può non essere un po’ melanconici. Quello fu l’apice del nostro calcio e oggi lo vediamo ancor più lontano se ci mettiamo a pensare che ormai dai Mondiali noi restiamo fuori prima ancora di parteciparvi.

Quella sera davanti alla tv su Rai Uno collegati con Madrid per la partita che Nando Martellini terminò col triplice “Campioni del Mondo, Campioni del Mondo, Campioni del Mondo!” eravamo 36 milioni e 700 mila italiani. Record dei record dell’audience tv. Dopo finimmo tutti in strada e dentro le fontane. Non sarebbe mai più esistito un evento tale da unire in quella maniera il nostro paese.

11 luglio 1982, quarant’anni fa. Un pezzo di tutti noi è nato allora. Buon compleanno Italia, buon compleanno a tutti.

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di Redazione web