Il dolore
È sparito il fantasista: è la fine di un simbolo?
Dybala disoccupato a Miami, Zaniolo si logora a Roma. E a Parigi Neymar è quasi inutile
Qui Paulo ha comprato anni fa, nella Porsche Design Tower - grattacielo extra lusso affacciato sull’oceano - un appartamentino. Che si può raggiungere direttamente, tramite ascensore speciale, con la propria macchina - Lamborghini o Maserati che sia - parcheggiandola direttamente al piano accanto all’uscio di casa.
L’altra faccia della medaglia è che a oggi Paulo Dybala, il folletto argentino, alter ego nientemeno che di Messi, talento ormai 28enne in cui tante speranze avevano riposto i tifosi della Juventus sperando che gli facesse vincere la Champions League (e quando segnò due gol al Barcellona di Messi, molti si illusero), non ha squadra. Senza contratto e disoccupato, appunto. E come lui tanti altri, non proprio superstar galattiche - non siamo mica ai livelli di Mbappé… - che fanno del genio, della fantasia, del dribbling e dell’invenzione il proprio mestiere su un campo di calcio.
Dopo la Juve anche l’Inter ha chiuso la porta in faccia a Dybala, per ora. Magari è solo una mossa tattica per ridurre a più miti consigli lui e i suoi famelici procuratori, ma al momento è così. Se il campionato cominciasse oggi l’Inter se la caverebbe più che bene con Lukaku, Lautaro, Dzeko, Sanchez e compagnia in attacco. Persino più abbondanza dell’Inter scudetto di Antonio Conte.
Ci sarebbero, dicono, il Milan, la Roma, addirittura il Napoli in Italia, pronti a saltare sull’affare Dybala, ma stringi stringi tutti ci pensano bene prima di mettersi in squadra un giocatore costosissimo e incostante. Che poi, come classico numero 10, si fa fatica a collocare in una precisa porzione di campo, e chiedergli di spomparsi come un mediano per correre dietro a ogni pallone, recuperare, difendere. Insomma fargli suonare quel football “hard metal”, il gioco brutale ed essenziale che gli allenatori vogliono da tutti.
Troppi attaccanti e troppi fantasisti insieme - per quanto riguarda i fantasisti magari anche zero… - non vengono considerati in qualsiasi schema del calcio moderno, sia pure in squadre che poi di impegni ne hanno pure parecchi. Nel caso di Milan, Inter, Napoli e Juve: campionato da giocare con l’ambizione scudetto, Champions League cercando di arrivare il più in là possibile, Coppa Italia.
Lo diciamo sconsolatamente nel quarantennale di Spagna ’82, con Bearzot che per battere il Brasile - non propriamente la Macedonia del Nord - schierò fin da subito Antognoni, Conti, Rossi e Graziani. E a quei tempi avevamo pure l’etichetta di catenacciari. Se oggi lo facessero Pioli o Inzaghi, Allegri o Conte il pubblico magari impazzirebbe, ma i colleghi direbbero che sono usciti di senno.
Il caso Dybala è sotto il naso di tutti, non sarà un campionissimo ma nemmeno uno così scarso da non trovare squadra. Lorenzo Insigne, a 31 anni non 40, aveva già capito che per lui a Napoli e in Italia non era più aria. Nicolò Zaniolo a 23 anni, e dopo due gravi infortuni, è considerato dalla Roma non un prezioso fantasista su cui costruire una squadra per vincere, ma di fatto un assegno circolare per incassare 50 o 60 milioni. Anche se poi chi dovesse ingaggiarlo (la Juventus?) si troverà con gli stessi problemi di partenza.
Il problema di oggi, stringi stringi, è fino a quanto spendere per giocatori atipici che inevitabilmente finiscono, nel calcio calibrato col bilancino dagli allenatori, per fare parecchia panchina.
Persino il Paris Saint Germain degli sceicchi, che ha buttato centinaia di milioni al vento in questi anni, oggi si libererebbe volentieri di Neymar, costato uno sproposito e che troppo spesso ha ecceduto nel calcio da circo.
Si potrebbe dire anche che quarant’anni fa ci si accapigliava su Platini che appioppò a Baggio l’etichetta di “9 e mezzo”, a sottolinearne più che la genialità l’indefinibilità del ruolo, ma a confronto con questi giocatori lasciati nel limbo del calciomercato 2022, sembra francamente una bestemmia. l
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