Il dolore
Nel nome della rosa: perché la Serie A ora vuole squadre “larghissime”
Trecento giorni di campionato, per la precisione 295. Il prossimo non sarà un campionato ma un giro del mondo
Trecento giorni di campionato, per la precisione 295. Il prossimo non sarà un campionato ma un giro del mondo.
Sarà l’avventura più lunga (13 agosto - 4 giugno), sconosciuta e sorprendente della nostra vita di calcio-dipendenti, fedelissimi la cui passione verrà sottoposta a stress e prove speciali.
E’ il risultato di un calcio bulimico, dove si gioca sempre, comunque, tutti i giorni, a tutte le ore. Se sommiamo i numeri delle partite ufficiali dell’ultimo anno delle sole massime competizioni e vi aggiungiamo Qatar 2022 nel cuore della stagione e quelle dell’Italia (fuori dal Mondiale) - dunque Serie A, Mondiale (sola fase finale), Champions, Europa e Conference League, Coppa Italia e partite della Nazionale - ci accorgeremo che nel 2022-2023 sfonderemo ancora una volta e sempre più ampiamente il muro delle 1300 partite. La Serie A non è mai stata ridotta nonostante le promesse, ma tutti concorrono a ingigantire il calcio: dalla Uefa alla Fifa. Il Mondiale dopo Qatar 2022 sarà a 48 squadre.
E questa è solo l’eccellenza del calcio che ci viene proposto, in realtà le partite sono molte, molte di più. Un flusso alluvionale di calcio che deve passare attraverso TV a pagamento, Tv generaliste, siti nelle più svariate forme (da Dazn a Timvision ad Amazon Prime), canali social che a loro volta nemmeno si contano più.
E la cui maggior forma di fruizione non è nemmeno più la diretta, ma la sintesi, per non dire ormai la brevità dei Reels su Instagram o la iperconcentrazione di un videino su Tik Tok.
A meno che non si voglia tornare a trent’anni fa quando la sola maniera di vedere una partita di calcio - tranne l’eccezione della Nazionale - era andare allo stadio, il problema del futuro sarà quello di trovare il tempo e il posto per trasmettere l’enorme massa di calcio che si produce. Non basta più nemmeno internet…
Tanto per fare un esempio, la Juventus - senza arrivare in fondo alla Champions League - lo scorso anno ha giocato 52 partite ufficiali. Se fosse arrivata in finale di Champions sarebbero state 57. Un ritmo forsennato, all’insegna del giocare, giocare, giocare. I club invece di innalzare la qualità media delle partite, spremono come limoni i calciatori, i quali per il solo fatto che sono strapagati, non possono comunque avere un fisico bionico.
Servono dunque rose larghissime e possibilmente di qualità, a tutto vantaggio ovviamente di chi ha più soldi e se lo può permettere.
Da anni infatti si parametrano i risultati raggiunti al monte stipendi, per questo oggi la maggior parte delle squadre - dall’Inter al Napoli - cercano un utile di molte decine di milioni sul mercato. Perché il Milan l’ultimo scudetto lo ha vinto col terzo monte stipendi della Serie A.
Sarà la stagione delle anomalie. Il campionato che parte prima di Ferragosto è uno shock per l’italiano medio che in estate ha tradizionalmente una soglia dell’attenzione più bassa per il calcio vero. Si parte a mercato aperto, anzi si giocheranno addirittura quattro giornate prima che il mercato chiuda (giovedì 1 settembre), per cui al momento abbiamo una realtà veramente molto parziale del calcio che sarà. Inter e Juventus, oggi protagoniste delle trattative, faranno in tempo a comprare ma anche a vendere molto. E le prime quattro giornate apriranno di fatto già a un “mercato di riparazione”.
Il Mondiale tra novembre e dicembre (stop alla Serie A dopo 15 giornate, tra il 13 novembre e il 4 gennaio) renderà la prima parte della stagione più densa del piombo. Un tour de force per chi farà anche le Coppe: la Fiorentina potrebbe arrivare a giocare 23 partite solo in quel periodo.
La prossima stagione sarà una galoppata in un mondo nuovo e sconosciuto. Si è parlato di Apertura e Clausura, di campionato in stile argentino, di due tornei diversi ma con la stessa classifica, di doppi ritiri e doppie preparazioni. Il mercato dei calciatori impegnati al Mondiale - da Di Maria a Ronaldo, e in particolare tutti quelli in età avanzata e agli ultimi contratti della carriera - praticamente un Rischiatutto.
Alcuni sostengono, o meglio piace loro immaginare, che sarà la stagione delle sorprese, tipo Napoli o Roma, in realtà sarà una scommessa per tutti. Come sempre chi avrà le squadre più ricche e numerose avrà più possibilità.
Il fatto che al Mondiale non ci sia l’Italia può essere per alcuni club un problema in meno, in realtà sarà una grande tristezza.l
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