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I cavalli di ritorno: Ibra, Buffon, Vieri e molti altri. Minestre riscaldate o succulenti bis? Ecco tutte le storie

Agnelli riprese Lippi che rivinse lo scudetto, Sheva tornò al Milan dopo due anni tra luci e ombre al Chelsea


23 giugno 2022 Fabrizio Bocca


Senti l’estate che torna. A estate appena iniziata ecco che torna Lukaku all’Inter. E torna pure Pogba alla Juventus. Il fenomeno è perfettamente inquadrato dal lessico del calcio. Lessico che addirittura usa due modi di dire molto comuni per inquadrare il fenomeno del calciatore o dell’allenatore che va e viene ondeggiando sulle labili certezze di presidenti, manager, procuratori: “minestra riscaldata” e “cavallo di ritorno”.
L’Avvocato Agnelli al ritorno di Lippi alla Juventus (2001), quando i giornalisti lo incalzarono con la storia della “minestra riscaldata” disse: “Eh, ma bisogna vedere la qualità della minestra, c’è quella toscana che è buonissima”. E dunque avanti in nome della ribollita - perfetta quando fa il velo nel piatto, un po’ di cipolla, pepe e olio di quello buono -, che nella versione del viareggino Lippi portò addirittura un paio di scudetti supplementari alla Juventus. Insomma bisogna sempre vedere cosa c’è da riscaldare nel piatto.

Diverso è il “cavallo di ritorno”, cui è difficile associare qualcosa di positivo e trionfale. Il concetto risale all’epoca precedente l’automobile. Carrozze e cavalli si potevano ovviamente affittare, ma dovendo poi per forza le bestie far ritorno dal padrone con un altro affittuario, il costo d’affitto del “cavallo di ritorno” era molto più basso perché il povero quadrupede era sfiancato dai viaggi e lento. Che il costo di Lukaku e Pogba sia crollato è un dato di fatto, resta da vedere che minestra riusciranno a farci Simone Inzaghi all’Inter e Max Allegri alla Juventus. Per inciso, il livornese, tra l’altro frequentatore di ippodromi, è “cavallo di ritorno” a sua volta.

E’ l’intero calciomercato comunque che va e torna continuamente sulla propria strada. Il Milan ha vinto lo scudetto con Ibrahimovic come condottiero, al ritorno in rossonero dopo 8 anni. Cristiano Ronaldo è un mesto “cavallo di ritorno” al Manchester United, lì dove la sua leggenda e i suoi trionfi cominciarono. E ora che trangugia fiele e amarezze in Premier League, c’è perfino chi dice: e se ce lo riprendessimo con Pogba alla Juventus? Addirittura una pariglia di cavalli di ritorno.

Il Grand Hotel Juventus ha porte girevoli, per un anno persino Buffon e Bonucci se ne sono andati per poi tornare indietro, il difensore sicuramente pentito della scappatella al Milan (2017), il portiere rientrato dall’avventura al Paris Saint Germain (2018) e rassegnato, alla soglia dei 40 anni, a recitare non più un ruolo da protagonista ma da secondo a Szczesny. Cannavaro dopo la retrocessione in B del club aveva lasciato la Juve (2006) tra astio e malumori, per poi tornarvi dopo due stagioni col Real. Bobo Vieri nella sua carriera di girovago del pallone è stato addirittura tre volte all’Atalanta (1995, 2006, 2008) dove ha chiuso la carriera.

Gullit dopo i trionfi nel Milan di Sacchi fece due volte avanti e indietro con la Samp tra il ’93 e il ’95, prima di finire al Chelsea. Anche Kakà tornò al Milan (2013) dopo tre anni di Real Madrid, Shevchenko invece aveva già fatto ritorno in rossonero (2008) dopo due stagioni al Chelsea.

Hernan Crespo nella sua carriera di uomo gol è stato due volte al Parma, dove ha chiuso la carriera nel 2012, due volte all’Inter e due volte al Chelsea.

Rocco, Liedholm, Trapattoni, Sacchi, Capello, Zeman, Mancini, Spalletti, Zidane, Ranieri, Mourinho sono solo alcuni degli allenatori che sul vai e torna nello stesso club hanno addirittura costruito professione e spesso successi. O anche solenni sconfitte.

C’è anche, dietro a tutto questo, certo, l’incapacità di costruire, inventare, scoprire qualcosa di nuovo.
Alla fine si torna sui propri passi per sperare di andare sul sicuro. In sottofondo suona “Senti l’Estate che torna” (Le Orme, 1968).

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