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Ferrari, il riscatto va in fumo

Manuel Marinelli
Ferrari, il riscatto va in fumo

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La parola d’ordine per Ferrari al Gp dell’Azerbaigian era una sola: riscatto. E in parte si stava anche concretizzando. Ma la rottura, l’ennesima, e per giunta di entrambe le Rosse, ci suggerisce un altro verdetto: fallimento. Problema idraulico per Sainz, rottura del motore con tanto di fumata per Leclerc. Doppio ritiro, zero punti e tanta, tanta rabbia.

Un tracollo che fa male specialmente se si guarda ai rivali della Red Bull, che svettano, per la terza volta quest’anno, sul primo e secondo gradino del podio. Un tracollo che fa male perché la Ferrari ha centrato solo due vittorie pur disponendo della miglior macchina sulla griglia. Un tracollo che fa male, malissimo, se si guarda la classifica mondiale, che vede il monegasco Leclerc scivolare a 34 punti da Verstappen dopo averne avuti oltre 40 di vantaggio. Sul fronte costruttori le cose non vanno meglio: sono ben 80 i punti che separano Ferrari da Red Bull.

Il campanello affidabilità, che prima era suonato a casa Milton Keynes, è ora invece ben udibile a Maranello, visti i ben 4 motori Ferrari andati in fumo ieri. E le campane che rintoccavano in paese per festeggiare le grandi vittorie di inizio campionato sembrano ora solo un bel ricordo.

Sul fronte strategico, dopo l’inspiegabile tattica omicida di Montecarlo, al muretto ci avevano visto giusto, richiamando Leclerc durante la Virtual Safety Car, causata per altro dal ritiro di Sainz, e facendo recuperare la testa della corsa al Principino dopo l’errore in partenza. Vista l’evoluzione della gara è facile pensare che il ferrarista sarebbe riuscito a cogliere la vittoria, e ora saremmo ad elogiare gli strateghi di Maranello e a criticare un addormentato muretto Red Bull. Ma l’affidabilità ha rovesciato le carte in tavola, rovinando i sogni del giovane mastino classe ’97 e di milioni di ferraristi. Lo stesso motore Ferrari elogiato nelle prime tappe proprio per il suo equilibrio tra potenza e resistenza ha ceduto 2 volte nelle ultime 3 gare sulla macchina numero 16, proprio mentre il suo condottiero era comodamente in testa.

E sul cittadino di Baku ha avuto problemi per la prima volta anche il madrileno Sainz, completando un tracollo Ferrari che non si vedeva dal 2009, anno dell’ultima doppia rottura in gara per le Rosse. Agli uomini di Binotto sta mancando efficacia, quel mettere insieme il tutto e farlo funzionare all’unisono necessario per vincere. Ogni tanto è mancata la macchina, sui tracciati di Imola e Miami per esempio, a Montecarlo è mancata la strategia. Infine, a Barcellona e Baku è stata l’affidabilità a non timbrare il cartellino. E quando di fronte hai avversari del calibro di Red Bull, finora impeccabili se non per qualche rottura, questo non puoi permetterlo. Il “Drink Team” ha raccolto un’altra doppietta e si mette in fuga, forte di un Supermax impeccabile e di un solido Checo Perez a cui, è evidente, la RB 18 stia piacendo parecchio. Il suo ruolo nel team è comunque piuttosto chiaro, dunque non stupisce l’ordine di non lottare con il compagno che in gara ne aveva di più. Il messicano nelle ultime uscite è costantemente lì a giocarsela e non c’è dubbio che gli 80 punti di vantaggio di Red Bull su Ferrari passino anche dai suoi secondi posti.

A proposito di costanza c’è un dato su tutti che fa ben comprendere quanto Ferrari abbia sprecato quest’anno: i 99 punti di George Russell, ieri sul podio per la terza volta quest’anno. Che tradotti sono 16 in più di quelli raccolti da Sainz e solo 17 in meno rispetto a Leclerc. Perché alla fine prendere un secondo al giro o giù di lì non conta se centri solo piazzamenti nei primi 5 ad ogni appuntamento. E così facendo ti ritrovi con più punti persino di chi guida un missile come la F1-75.

Quarto al traguardo dopo una bella rimonta il campionissimo Hamilton. I circa 10 minuti impiegati dall’inglese per uscire dalla monoposto sono la dimostrazione di quanto il “porpoising” sia veramente accentuato sulle vetture del team di Brackley e soprattutto di quanto sia estenuante per i piloti. Tra i cordoli dell’Azerbaigian è andata molto bene anche Alpha Tauri, la “cuginetta” di Red Bull, con Gasly quinto davanti ai veterani Vettel e Alonso, che a Baku ha battuto il record per la carriera più lunga di sempre in F1. Segue la coppia McLaren Ricciardo-Norris e chiude la top 10 Ocon su Alpine.

Domenica prossima, dopo 3 anni, la F1 torna sullo storico circuito Gilles Villeneuve in Canada,via alle 20 italiane.


 

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