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Bamboccioni a chi? Gatti faceva il muratore, Gnonto e Scamacca sono emigrati a 16 anni

Bamboccioni a chi? Gatti faceva il muratore, Gnonto e Scamacca sono emigrati a 16 anni

La nouvelle vague del calcio italiano, quella reclutata a mitraglia da Mancini scandagliando tutte le serie italiane, ribalta qualche stereotipo sulle nuove generazioni incapaci di rischiare e di impegnarsi, eternamente sulle spalle di genitori e nonni

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ROMA.  Bamboccioni a chi? La nouvelle vague del calcio italiano, quella reclutata a mitraglia da Mancini scandagliando tutte le serie italiane, ribalta qualche stereotipo sulle nuove generazioni incapaci di rischiare e di impegnarsi, eternamente sulle spalle di genitori e nonni. L’emblema può essere Fabrizio Gatti, esordiente ieri con gli inglesi senza un minuto in serie A, che per aiutare casa ha lavorato da muratore e di notte ai mercati generali. Ma in realtà molti giovani calciatori sembrano più maturi delle generazioni precedenti: ad esempio hanno imparato l’importanza di fare esperienze all’estero, una sorta di Erasmus del pallone, andando anche allo sbaraglio da sconosciuti.

Precursore è stato uno Scamacca 16enne in Olanda, paese che ha accolto anche Quagliata (esterno dell’Almelo) e Oristanio (mediano interista del Volendam). In Svizzera gioca ora il funambolo Gnonto, protagonista con la Germania, ci sono stati gli interisti Di Marco e Sebastiano Esposito (fratello di Salvatore) .

In Ligue1 è al Monaco Pellegri (quando non è in giro per prestiti), ci ha giocato il promettente esterno del Cagliari Bellanova. Approdo in Portogallo e in Austria per italiani di origine ghanese come la punta Yeboha o di origine ivoriana come il centrocampista Bamba. Di questa nuova mentalità può giovarsi la nazionale. Dopo il secondo choc mondiale di fila, a meno di un anno dal trionfo europeo, Mancini volta pagina di scatto reclutando la meglio gioventù italiana, e la Nations League qualche segnale positivo lo sta lanciando. Allo zoccolo duro dei Donnarumma, Bastoni, Barella, Locatelli, Chiesa si aggiunge un manipolo di elementi già collaudati che avranno più spazio (da Scamacca a Raspadori, da Zaniolo a Tonali, da Pellegrini a Pessina). C’è poi la semina di uno stage allargato che ha portato all’esordio di otto giovani come Gnonto, Zerbin, Cancellieri, Frattesi, Ricci, Pobega, Gatti e Salvatore Esposito. Sembra di rivivere il fermento dei tempi del centinaio di convocati di Fulvio Bernardini, che spianò la strada al mondiale 1982, o quello degli stage plurimi di Arrigo Sacchi, che il titolo iridato l’ha perso solo ai rigori nel 1994. A investire nei giovani sono le big, ma a trarre grandi profitti negli ultimi anni è stata l’Atalanta che si conferma sempre all’avanguardia. Ha in giro una squadra di giovani molto promettenti, in linea con la sua storia: il portiere Carnesecchi, i difensori Scalvini, Lovato e Okoli, gli esterni Zortea e Ruggeri, i rifinitori Cortinovis e Cambiaghi, l’attaccante Piccoli. Ottimo anche il lavoro della Juve (oltre a Gatti i centrocampisti Fagioli, Rovella e Ranocchia) e del Milan (il portiere Plizzari, il difensore Gabbia, i centrocampisti Pobega, il rifinitore Daniel Maldini, l’attaccante Lorenzo Colombo) . È presto per dire se tutto questo porterà a risultati concreti correggendo la miopia di quei club che, a differenza quelli di paesi all’avanguardia, non puntano mai sui giovani. Ma la strada è intrapresa. Intanto dopo la prova con l’Inghilterra della Giovane Italia il ct Roberto Mancini dice: «Pensavo peggio».

La Nazionale è alla ricerca di una nuova identità e propone al ct azzurro almeno qualche bandolo per sbrogliare la matassa. Tranne uno: quello del gol. «Troppi sprechi, dobbiamo segnare quando abbiamo tante occasioni», ha detto Mancini al termine di 90’ brillanti nelle giocate e imprecisi sottoporta. Il fatto è – e questo il tecnico lo sa bene – che manca il leader lì davanti. In un calcio sempre più veloce, la vera differenza la fanno le squadre che hanno i Benzema, i Lewandoski, gli Mbappè. Fuoriclasse d’area, loro; ma le statistiche azzurre, in questo campo, sono impietose. In tutta la stagione che sta per finire, da dopo l’Europeo in poi, l’ultimo gol di un attaccante “titolare” che si ricordi è quello di Chiesa a settembre, nel pari contro la Bulgaria. P er il resto, tre reti di Raspadori (due alla Turchia in “amichevole”, una alla Lituania) e due di Kean contro i lituani. Poi molti centrocampisti, qualche difensore, e difficoltà sparse ad alzare la media gol. La ricerca di nuovi talenti non aiuta: il solo Scamacca sembra in grado di interpretare il ruolo col peso che necessita, al netto dei miglioramenti ancora necessari. Intanto, l’ultimo esame del gol tra 48 ore in casa della Germania. Alla lunga lista di infortunati che lasciano il gruppo azzurro si sono aggiunti tra ieri sera e stamattina Florenzi (per lui piccolo intervento) e Pobega, mentre Tonali squalificato resta con i compagni.

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