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Rafa Nadal 14°, è lui il Re Sole
Lo spagnolo sempre più nella leggenda: sulla terra di Parigi è davvero imbattibile. A 36 anni e con un piede infortunato batte Ruud in tre set. «Provo a continuare...»
PARIGI. Rafa Nadal fa 14 al Roland Garros e conquista il suo secondo Slam in questo 2022 distanziando i diretti rivali perchè arriva a 22 Major mentre Nole Djokovic e Roger Federer sono a 20 e ora punta al Grande Slam. Contro Casper Ruud in una finale a senso unico lo spagnolo chiude con un rovescio lungolinea e subito dopo si emoziona e si commuove. Il finale è 6-3 6-3 6-0 e a 36 anni diventa il più anziano vincitore di sempre del Roland Garros.
UN ALTRO RECORD
Lo spagnolo supera anche il record di Andres Gimeno campione cinquant'anni fa. Circondato dalla festante, assordante ovazione dei tifosi, Nadal riceve la Coppa dei Moschettieri da Billie Jean King e la alza al cielo di Parigi. Lo stesso dove una settimana fa ha visto il Real Madrid, la sua squadra del cuore, conquistare la Champions League. «E' incredibile essere ancora a 36 anni qui, in finale nel campo più importante di tutta la mia carriera – ha detto il fuoriclasse maiorchino – grazie a tutti di cuore perché mi sostenete in maniera eccezionale. E' straordinario quello che sta succedendo quest’anno. vi ringrazio ancora una volta, senza di voi non sarebbe stato possibile. Quando ero infortunato mi avete sempre incoraggiato e mi sarei già ritirato da anni senza di voi». Lo spagnolo ha completato il cammino verso il quattordicesimo Roland Garros in altrettante finali battendo quattro Top 10 in sette partite: Felix Auger-Aliassime (il terzo giocatore a portarlo al quinto set a Parigi), Novak Djokovic, Alexander Zverev (che si è ritirato per la caduta nel finale del secondo set che gli è costata la lacerazione di diversi legamenti della caviglia destra) e appunto Ruud, primo finalista norvegese di sempre in uno Slam.
TUTTO FACILE
La finale si è rivelata, per quanto paradossale possa sembrare, la partita più facile delle sette. Da quando esiste il ranking computerizzato, ovvero dal 1973, solo in due ci erano riusciti: lo svedese Mats Wilander al Roland Garros del 1982 e Roger Federer all'Australian Open del 2017.
E' sotto gli occhi anche di Casper Ruud, che a tredici anni era sullo Chatrier da tifoso per sostenere Rafa, e dall'agosto 2018 ha scelto la Nadal Academy come sua base. «Complimenti a Rafa, tutti sappiamo che campione sei. Oggi ho provato cosa voglia dire giocare in finale contro di te, non è stato facile – ha detto Ruud dopo la partita, durante la cerimonia di premiazione – grazie a te e alla tua famiglia, mi avete fatto entrare a braccia aperte nella vostra accademia. Siete una grande ispirazione». A Parigi, però, Nadal gli toglie tempo da subito fin dalla risposta. Ruud, che paga anche l'emozione, mette in campo meno prime del solito e subisce due break nei primi tre turni di battuta. Gli scambi e i game non filano via veloci, ma è evidente che il controllo della partita ce l'ha Nadal. Il maiorchino prova anche soluzioni diverse dai suoi schemi più classici, come la variazione con il diritto lungolinea, mette il norvegese in difficoltà con la prima a uscire da sinistra e mostra con buona continuità la sua qualità forse più sottovalutata negli anni: quella di intelligente giocatore di volo. Difficilmente sbaglia la direzione della prima volée, che spesso gioca di approccio, ancor più raramente è imperfetto nell'esecuzione. A Ruud, che pure ha mostrato progressi da quel lato, manca il rovescio d'anticipo.
Non cerca la palla in avanti, come fa invece decisamente meglio con il diritto. E contro Nadal è un limite enorme: non puoi girarti per giocare il diritto anomalo, la palla arriva alta e curva, e se ti sposti troppo sulla diagonale Rafa punisce in lungolinea nell'angolo scoperto.
Il secondo set si apre con un insolito break che Nadal concede con tre doppi falli (1-3), ma la schematicità efficiente di Ruud non gli basta a mantenerlo. Lo spagnolo, che vince quasi il doppio dei punti negli scambi durati più di nove colpi nei primi due set, riprende in mano il filo della partita e da quel momento non perde più un game. Gli hanno insegnato che il talento è nulla senza impegno e lavoro, ha assorbito e forgiato una capacità di evolvere per soddisfare un insaziabile spirito competitivo. E tutto questo si è visto, ancora una volta, in questa domenica in cui ha festeggiato il novantaduesimo titolo in carriera. E alla fine smentisce anche i timori sul possibile ritiro. «Non so cosa succederà in futuro, ma continuerò a provarci», ha detto. E si è guadagnato il boato più intenso della giornata.
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