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Il latino, i gol e la carbonara: chi è Gnonto, il 19enne lanciato da Mancini

Andrea Rocchi
Il latino, i gol e la carbonara: chi è Gnonto, il 19enne lanciato da Mancini

L'attaccate ha ridato un po’ di vivacità agli azzurri. Il lago Maggiore, le versioni tradotte al liceo. Per giocare ha preferito Zurigo all’Inter 

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Usciamo dalla retorica delle belle favole che oggi riempiono i quotidiani e le tv. Abbandoniamola per un attimo, anche se quella di Willy Gnonto da Baveno, colorato borgo sulla sponda piemontese del Lago Maggiore, ha tutti i crismi per esserlo

Perché dentro la storia di questo diciannovenne di origini ivoriane - cresciuto in una terra di confine molto ricca da padre operaio e madre cameriera, emigrati dalla Costa d’Avorio a caccia di fortuna in Italia - c’è qualcosa di più di una favola a lieto fine. C’è dentro un messaggio forte e chiaro ai governanti e ai politicanti del calcio tricolore, ai presidenti dei club, al sottobosco di agenti, procuratori e azzeccagarbugli: a 18 anni non solo puoi giocare in serie A, ma puoi farlo anche con la maglia della Nazionale. Con uno stipendio lontano anni luce da quello delle star, ma con una valigia di sogni e speranze e un dna di ragazzo solido, concreto e generoso. Puoi farlo, anche se da questo Paese che sabato ti ha nobilitato facendoti indossare la maglia che è stata di Riva, Rivera, Mazzola e Baggio, sei dovuto emigrare in quella Svizzera che poi non era neppure troppo lontana e che da Baveno la raggiungi in bicicletta. Perché in Italia, giocare in un top club a questa età, è praticamente impossibile.

Aveva 17 anni, Gnonto, quando ha scelto lo Zurigo. «A quest’età bisogna giocare – ha detto alla Rai dopo Italia-Germania –. Io ho preso un grande rischio. Ero all’Inter, a casa mia, ma a un certo punto bisogna prendere decisioni difficili». Diciannove anni, per la verità, Willy li compirà a novembre e se un giorno dovesse diventare un top player, non potrà non riconoscere immensa gratitudine al Mancio, che lo ha buttato nella mischia dopo mesi di caos totale, culminati nella Caporetto della qualificazione ai mondiali.

Degnand Wilfired Gnonto è nato nel 2003 a Baveno da una famiglia come tante: Noel, operaio e Chantal, cameriera. E' stato cresciuto dall'Inter, dove è arrivato da bambino e dove ha fatto tutta la trafila delle giovanili (iniziando ha 8 anni), giocando nelle nazionali di categoria. Quando c'è stato da fare il salto nei grandi, Willy ha avuto un gran coraggio, facendo una scelta controcorrente: invece di fare la riserva delle riserve nell'Inter, magari elemosinando qualche comparsata in Coppa Italia o andando in prestito a prendere calci categorie inferiori, è emigrato in Svizzera. In due stagioni allo Zurigo è diventato un idolo dei tifosi, aiutando la squadra a vincere lo scudetto. «Devo tutto ai miei genitori - ha raccontato - mi sono stati vicini anche quando ho deciso di trasferirmi in Svizzera per giocare di più». Ed anche se non è bravo in cucina ed evita i fornelli, non si dimentica mai di "approvare" le prelibatezze in cucina di mamma Chantal. Piatto preferito? La carbonara su tutti.

Mancini lo ha chiamato per lo stage e ha visto subito che questo attaccante di un metro e 70 non è uno dei tanti: ha un dribbling esplosivo, salta l'uomo con facilità, segna, fa segnare. Così, come ha fatto Enzo Bearzot con lui, lo ha fatto esordire in nazionale all'età dell'esame per la patente.

Uno dei suoi modelli è l'attaccante inglese del Manchester City Raheem Sterling, come lui figlio di migranti, come lui un giocatore che può svariare indifferentemente su tutto il fronte offensivo. «Visto che non è molto alto - racconta il coordinatore delle nazionali giovanili Maurizio Viscidi - capita spesso che incontri le gomitate dei difensori avversari: una volta, in una partita dell'under 16, un colpo gli fece perdere un dente. Lui lo raccolse, lo portò al fisioterapista e tornò a giocare, dicendo che al dente ci avrebbero pensato dopo la partita...»

Due curiosità. Dicono che al liceo classico fosse bravissimo in latino. Amava tradurre le versioni. E le prime parole di sabato in tv ne confermano una capacità dialettica fuori dal comune. In Svizzera, poi gli, è stata dedicata una canzone (Willy Gnonto Song) diventata presto un tormentone tra i tifosi. Oggi l’augurio è che questo 19enne di lago porti una ventata di musica nuova anche in azzurro. Ce n’è davvero bisogno.

© RIPRODUZIONE RISERVATA


 

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