Il Tirreno

Sport

8 MAGGIO 1982

Quarant'anni senza Villeneuve: quando il talento sconfinò nell’incoscienza e l'immortale Gilles si fece leggenda

Cristiano Marcacci
Gilles Villeneuve: è morto l'8 maggio del 1982
◗
Gilles Villeneuve: è morto l'8 maggio del 1982

A Zolder la paurosa carambola in cui trovò la morte il 32enne pilota della Ferrari. Le confessioni del Drake e il dissidio con Pironi che sconvolse il canadese a pochi giorni dal Belgio

5 MINUTI DI LETTURA





La Formula uno dell’era moderna si divide in quattro epoche. Quelle dell’ante e dopo Gilles. E quelle dell’ante e dopo Ayrton. Gilles e Ayrton due fenomeni con poche caratteristiche in comune ma ammantati dalla medesima aura di immortalità. 1994, Imola: l’addio al talento nel pieno del vigore e diventato più volte campione. 1982, Zolder: l’ultimo saluto al coraggio portato all’eccesso, sconfinato ripetutamente nell’incoscienza, nella sregolatezza che incendiava le folle nonostante le poche vittorie e i Mondiali non vinti.

Sì, sono passati 40 anni da quel maledetto pomeriggio dell’8 maggio. C’era anche chi nasceva in quell’anno (era il 1982, appunto, l’anno dei Mondiali vinti dagli azzurri di Bearzot in Spagna), come il nuotatore Filippo Magnini, la tennista Flavia Pennetta, il calciatore Alberto Gilardino, il pugile Clemente Russo, il pilota di motociclismo Marco Melandri e la schermitrice Elisa Di Francisca. Tutti loro, sicuramente, nonostante si affacciassero allora alla vita, sanno chi era, chi è stato e cos’ha rappresentato per lo sport e l’automobilismo Gilles Villeneuve. E anche loro avranno visto e rivisto, in tv o su YouTube, le immagini della fine del sognatore della massima velocità per eccellenza.

[[atex:gelocal:il-tirreno:site:1.41426120:gele.Finegil.Image2014v1:https://www.iltirreno.it/image/contentid/policy:1.41426120:1654854365/image/image.jpg?f=detail_558&h=720&w=1280&$p$f$h$w=d5eb06a]]

Era un sabato ed erano in corso le qualifiche del Gran premio del Belgio. A pochi minuti dal termine della sessione - sono esattamente le 13.52 - il canadese della Ferrari è in procinto di rientrare ai box ma sa di essere troppo indietro nell’ipotetica griglia di partenza della gara e cerca in extremis il colpo vincente, tentando di strappare il cosiddetto “tempone”. La discesa che porta alla Terlamenbocht - la curva del bosco - si trasforma improvvisamente nell’autostrada verso la morte. Di fronte alla 312 di Maranello si viene a trovare, mentre procede molto più lentamente, la McLaren di Jochen Mass. Quest’ultimo si sposta a destra pensando di fare un piacere al collega che sopraggiunge a tutta alla ricerca di una migliore performance. È convinto che Villeneuve lo passi a sinistra, e invece no. Gilles prende pieno la McLaren, che gli fa da beffardo trampolino. Ha inizio una paurosa carambola nel corso della quale la Ferrari si sbudella pezzo dopo pezzo e che nella sua ultima fatale piroetta espelle il pilota. L’Aviatore - così era soprannominato Villeneuve per il suo stile di guida aggressivo che spesso lo aveva portato ad essere protagonista di numerosi voli fuori pista - fu catapultato fuori dall’abitacolo. Fu come se il Cavallino rampante si fosse ribellato all’idea di diventare la bara del figlio prediletto.

Forse Gilles nella sua ultima parabola era ancora vivo, ma il destino lo accompagnò sino alla fine. Nello schiantarsi a terra il corpo picchiò contro dei paletti che sorreggevano una recinzione della via di fuga e le vertebre cervicali esplosero. Il decesso avvenne praticamente sul colpo. Da lassù qualcuno decise di non graziarlo per l’ennesima volta. Come nel 1980 a Imola, quando Villeneuve subì uno degli incidenti più spaventosi e spettacolari della sua carriera. Era al sesto giro e la Ferrari uscì di pista prima della curva Tosa. Così lo raccontò lui stesso: «Viaggiavo quasi a 280 all'ora e le gomme probabilmente erano ancora fredde. Fatto sta che alla staccata della Tosa uno pneumatico è scoppiato e la macchina ha sterzato violentemente verso sinistra fracassandosi contro il muretto di protezione, è stata una botta terribile». La macchina rimbalzò in pista e Gilles venne evitato per miracolo dal gruppone che lo seguiva ancora compatto. Uno spavento talmente grande che persino il Drake, Enzo Ferrari, appena ebbe modo di incontrare il suo pupillo, insolitamente per lui lo abbracciò baciandogli anche la testa. La tragedia era solo rimandata. E lo stesso patron di Maranello, dopo il dramma di Zolder, si lasciò nuovamente andare. Nel libro “Piloti che gente…” ebbe a confessare e a scrivere: “È stato un campione di combattività e ha regalato, ha aggiunto tanta notorietà alla Ferrari. Io gli volevo bene”.

[[atex:gelocal:il-tirreno:site:1.41426121:gele.Finegil.Image2014v1:https://www.iltirreno.it/image/contentid/policy:1.41426121:1654854365/image/image.jpg?f=detail_558&h=720&w=1280&$p$f$h$w=d5eb06a]]

Forse gliene voleva anche Didier Pironi, che per anni si è portato dietro la nomea di “mandante” della morte di Villeneuve. La sua sete di successo e notorietà gli annebbiò il valore e la preziosità dell’amicizia in occasione del Gran premio di Imola precedente alla dannata gara di Zolder. Le Ferrari erano al comando, in testa c’era Villeneuve, dietro il compagno di scuderia Pironi. Dal muretto il team espone ai due il cartello “Slow”. Il messaggio, in Formula uno, è chiaro: c’è da mantenere le posizioni. Invece, no. Il francese non ci sta e mette in pratica il “tradimento”.

Ignora il diktat del proprio box e si considera libero di lottare per la vittoria, attaccando il canadese e portandosi al comando della gara. Gilles, inizialmente, pensa che Pironi abbia escogitato un modo per far divertire ulteriormente i 100mila spettatori dell’autodromo in riva al Santerno, ma poi si deve ricredere. Didier non gli riconcede la posizione e dimostra di avere ben altre intenzioni. Principalmente quella di salire sul gradino più alto del podio. Quando Villeneuve ne assume consapevolezza, le due Ferrari iniziano a duellare rischiando più volte il contatto.

All’ultimo giro Gilles è nuovamente davanti, ma Pironi lo infila alla Tosa e taglia il traguardo in prima posizione. Un’autentica coltellata alla schiena. La tensione, poi, scoppia nel dopo gara e di fronte ai giornalisti. «Credevo di avere un amico, un onesto compagno di squadra. Invece è un imbecille. L’unico vantaggio che ho avuto dalla lezione è che ora lo conosco bene».

Passano 14 giorni e siamo al sabato di Zolder. In quella caccia al tempo Gilles aveva ancora davanti il sorriso quasi derisorio di Didier? Stava rincorrendo la vendetta dopo il Gran premio di San Marino? Forse sì, forse no. Le risposte sono volate via insieme a quel povero corpo tutto nervi che sapeva emozionare anche alla guida di una motoslitta.

© RIPRODUZIONE RISERVATA


 

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Gioco

Superenalotto, i numeri vincenti di oggi – Jackpot da 41,9 milioni di euro

di Redazione web