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Con i piedi, ciao ciao... Il portiere play-maker e la costruzione dal basso: così il numero uno rischia “papere” e lacrime

Fabrizio Bocca
Con i piedi, ciao ciao... Il portiere play-maker e la costruzione dal basso: così il numero uno rischia “papere” e lacrime

L’erroraccio di Radu costato la sconfitta all’Inter contro il Bologna è solo l’ultimo caso: le brutte figure di Buffon, Donnarumma, Meret 

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Con i piedi, con i piedi, con i piedi ciao ciao. Se la vanno proprio a cercare questi poveri portieri alla Ionut Radu, tre sole partite in A, di cui in una avrebbe voluto la bacchetta di Harry Potter per sparire. Da ragazzini finiscono in porta perché scarsi con i piedi, e poi da grandi pretendono che usino i piedi come Baggio e Del Piero. Finendo invece tra sghignazzi da “Mai Dire Gol”, “Gialappa’s” e “Top 5 Horror”.

Causando anche disastri di cui la perdita dello scudetto è il meno, tale lo sfottimento sui social, il click forsennato e la persecuzione dei video che ripetono ossessivamente quel goffo liscio di sinistro. Ooops! Sulla palla si precipita Sansone per un gol che ti rinfacceranno tutta la vita. “Ma chi, Radu, quello di Bologna-Inter 2-1?”. Lui, poveretto, piange e nessuno può consolarlo.

Succede, ma ora è davvero troppo. È capitato addirittura clamorosamente a Buffon, il portierone nazionale che non si arrende ai suoi 44 anni: anche lui svirgola clamorosamente di sinistro il retropassaggio e Parma ko a Perugia. È di sinistro anche l’errore di Meret su Pinamonti per l’incredibile ribaltone dell’Empoli contro il Napoli. E via così, fino a Donnarumma cui ogni tanto la papera scappa e che paga pegno contro Benzema e il Real, per l’eliminazione del Psg dalla Champions.

Il problema è che queste non sono comuni papere, classici erroracci dei portieri, la cui storia e definizione affonda in tempi lontani. La papera di Radu non è la stessa papera primigenia di Vittorio Faroppa, portiere azzurro che causò la sconfitta dell’Italia con la Francia per 4-3 nel 1912 a Torino. Disse l’allora ct Umberto Meazza: «El Vittorio stava in porta con i piedi larghi e goffi che sembrava una papera». Aprendo un mondo alla letteratura del calcio.

No, gli errori di Radu & C. sono harakiri, sono portieri che sbagliano con i piedi perché i piedi non sono i loro attrezzi del mestiere e si pretende che li usino perché partecipino al gioco e inneschino la “costruzione dal basso”. Col rischio che comporta. Tipo la follia di Perisic che fa sfilare una rimessa laterale lungo la linea di fondo, De Vrji che fa cenno al portiere di darla a D’Ambrosio, e insomma… fa gol Sansone. Come dice Zenga: «Se Perisic pensa di fare da lì un cross con le mani per il suo portiere abbiamo un problema».

Tutti pensano oggi di essere Neuer del Bayern. O Ederson del City, per altro il migliore e il più preciso sul lancio lungo (lo fece notare anche Allegri, che pagò la citazione con molta ironia social). Fare il portiere oggi è una gran fatica. Più si va avanti e più il portiere esce di porta e fa altro. Giocare e impostare. Già da decenni si parla di “sweeper-keeper”, portiere “spazzatore”: in sostanza fa il libero, che invece non esiste più. E più si va avanti più si va verso il portiere-playmaker.

C’è chi risale al Barcellona di Guardiola con Victor Valdes, ma in realtà nel calcio nessuno inventa più nulla di originale da decenni. Potremmo andare indietro a Zeman e al numero 1 del Foggia Mancini, e via ancora al Milan di Sacchi, oppure a Grobbelaar, Higuita, addirittura il calcio olandese, fino all’ungherese Grosics, della Honved negli anni 50. Per gli storici il primo vero “sweeper keeper”.

Oggi il calcio è in mano ai match analysts, che contano più tocchi di palla con i piedi di un portiere rispetto a un centrocampista, e al Supercorso di Coverciano sono sommersi di tesi su “Il portiere e la costruzione del gioco dal basso”.

Poi c’è chi come Zoff, il mito, che dice «il portiere non deve rischiare mai, già fa può fare cavolate normalmente, se vai alla ricerca del rischio l’errore è dietro l’angolo». Oppure Ancelotti: «Per me il portiere ideale è il portiere che para, punto. Poi può essere bravo con i piedi, può arrampicarsi sugli alberi. L’importante è che abbia due mani che parino». Ma ormai sono mosche bianche. Il portiere acrobata, pazzo, romantico e solo non esiste più.

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