Gioco
Tra i segreti di Moser gli scarpini del mitico calzolaio lucchese Colombini
TORRE DEL LAGO (LUCCA). Con 273 vittorie da professionista Francesco Moser è ancora oggi il ciclista italiano che ha al suo attivo il maggior numero di vittorie e il secondo nel mondo. Fra i tanti successi anche il record dell'ora ottenuto a Città del Messico nel 1984, che è rimasto imbattuto per 9 anni. Classe 1951, è stato protagonista del grande ciclismo mondiale, regalando a tutti gli appassionati di questo sport grandi soddisfazioni. Un uomo schivo che ha saputo inseguire successi e vittorie senza abbandonare i suoi valori più profondi nello sport come nella vita: sacrificio, lealtà, grinta, entusiasmo, senza accontentarsi mai. Il campione trentino, vincitore, fra l'altro, del Giro d'Italia del 1984, di tre Parigi-Roubaix, di due Giri di Lombardia, di una Freccia Vallone e di una Milano-Sanremo, si è raccontato qualche sera fa al ristorante “Basilico Fresco” di Torre del Lago, dove ha presentato il suo ultimo libro dal titolo “Francesco Moser – Un uomo una bicicletta”. Un volume da collezione, con testi di Beppe Conti e la prefazione di un altro grande campione, Bernard Hinault, che raccoglie, anche grazie a bellissime fotografie, non solo la storia e la carriera di Moser ma anche i suoi successi alla ricerca di soluzioni tecnologiche all'avanguardia nella costruzione di biciclette. Oggi Moser è un imprenditore di grande successo anche nel settore enologico ed è sua una delle più prestigiose cantine trentine, tanto che ad annaffiare la presentazione del libro è stato uno spumante di sua produzione, il Moser 51.151 (record dell'ora).
«Sono davvero felice di essere qui in Toscana, dove sono arrivato nel lontano 1971. Una terra alla quale tutti noi ciclisti del passato, ma anche di oggi, dobbiamo moltissimo. Proprio nella provincia di Lucca avevamo la possibilità di fare allenamenti che ci consentivano di preparaci al meglio per ogni tipo di corsa, grazie al suo territorio che va dal mare alle montagne. E poi come non parlare dei toscani legati al mondo del ciclismo? Personaggi unici come il mitico calzolaio Luigi Colombini, che ci faceva gli scarpini. Ci prendeva le impronte dei piedi su dei cartoni, arrotolava le stringhe a mano. Era uno spettacolo vederlo, ricordo che ogni volta che andavo da lui provavo a fare quelle stringhe ma non ci sono mai riuscito. Per ogni corridore aveva la forma di piede fatta di legno, ognuno con il suo nome. Ricordo che sia io che Eddy Merckx fummo i primi ad essere sponsorizzati per le calzature, ma continuavamo lo stesso ad usare quelle fatte dal Colombini coprendole con il nome dello sponsor; non potevamo che usare quelle, erano ineguagliabili».
Era un ciclismo diverso come diversi erano i materiali e le biciclette, come racconta Moser nel libro, composto da dieci capitoli segnati da altrettante biciclette, che hanno segnato la storia di questo nostro grande campione. Moser fin dal 1979 ha curato personalmente le sue biciclette immaginando nuove soluzioni e costruendo telai di qualità (come dimenticare le ruote lenticolari con le quali ha conseguito il record di Città del Messico), tanto che oggi viene considerato da molti l'inventore del ciclismo moderno e colui che per primo ha saputo riconoscere l'importanza di un team dietro ai successi di ogni atleta.
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