Sicurezza
La grande crisi degli "arieti", all’orizzonte solo Scamacca
Analizzando l’esclusione dell’Italia dai mondiali, viene additato spesso l’intero movimento calcistico italiano, colpevole di non dare il giusto spazio ai giovani nelle squadre di club. Tema sicuramente importante e veritiero.
Esaminando, però, gli ultimi anni della nazionale, l’occhio non può non cadere sul carente reparto offensivo. Storicamente abbiamo sempre avuto attaccanti prolifici. In ordine di tempo: Gigi Riva, l’eterno Paolo Rossi, Roberto Baggio e Bobo Vieri. Con in mezzo la meteora Totò Schillaci. La vittoria dell’europeo ha mascherato un problema che ci portiamo avanti da molti anni: l’assenza di punte. Tutto il peso dell’attacco grava sulle spalle di Ciro Immobile, che spesso è stato criticato - anche eccessivamente - per la scarsa prolificità in maglia azzurra. La realtà è che dietro il centravanti laziale (che al prossimo mondiale a cui potremmo partecipare avrà 36 anni) c’è un vuoto che deve al più presto essere colmato. Ed è proprio in questo contesto che può affermarsi Gianluca Scamacca, ariete del Sassuolo in odore di grande squadra.
Ha buona tecnica, grande senso del gol e una fisicità che ricorda il primo Christian Vieri. Forse sarebbe stato utile già nella battaglia con la Macedonia del Nord, in cui i nostri attaccanti brevilinei hanno subito la maggiore vigoria degli avversari.
Nei prossimi anni il giovane centravanti romano potrà contare su una spalla di buon livello come Giacomo Raspadori, rapida seconda punta con cui sta dimostrando un’ottima intesa al Sassuolo. Ripartire da una caduta, per rinascere di nuovo.
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