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Dentro al caso Juventus: cosa rischia il club, gli stipendi "non dichiarati" e i documenti cercati dalla Finanza
Le fiamme gialle hanno effettuato una serie di perquisizioni in studi legali di tutta Italia: a caccia delle carte che potrebbero mettere nei guai la società
TORINO. La Juventus nel mirino della guardia di finanza. La notizia è emersa nella serata di mercoledì 23 marzo. L’inchiesta delle fiamme gialle vede indagati i dirigenti della Juventus con l’accusa di falso in bilancio. La finanza, su ordine dei magistrati Marco Gianoglio, Ciro Santoriello e Mario Bendoni hanno eseguito perquisizioni in tutta Italia, negli studi di diversi agenti di calciatori. Le perquisizioni di mercoledì 23 marzo fanno parte dello stesso filone d’inchiesta avviato nel dicembre 2021 su presunte plusvalenze fittizie riportate in diversi rendiconti finanziari degli ultimi anni. Ecco cosa sta accadendo in queste ore e cosa rischia la Juventus.
LE PERQUSIZIONI E COSA VIENE CONTESTATO
Le perquisizioni sono avvenute in prestigiosi studi legali di Torino, Roma e Milano. La finanza è andata alla ricerca di delle scritture private tra società e calciatori per le retribuzioni avvenute negli ultimi due anni interessati dal Covid. Carte che non sarebbero state trovate nella sede della Juventus a dicembre 2021. Quello che viene contestato alla società sono le quattro mensilità a cui i calciatori avrebbero rinunciato durante la prima ondata della pandemia. Secondo i magistrati non sarebbe una vera e propria rinuncia, ma soltanto un differimento di pagamento di almeno tre delle quattro mensilità. Lo scopo, quindi, per il club, era registrare una riduzione dei costi a bilancio nel 2020 e nel 2021 omettendone la posizione debitoria.
LE PLUSVALENZE
Ma attenzione. L’inchiesta fa parte di una vasta indagine che vede la Juve coinvolta anche su un presunto giro di plusvalenze avvenute tramite lo scambio di calciatori con altri club italiani. Stando a ciò che sostiene l’accusa i cartellini dei calciatori sono stati fraudolentemente maggiorati con lo scopo di alterare il bilancio e mostrare una posizione debitoria inferiore a quella reale. Con l’accusa di falso in bilancio sono quindi indagati i dirigenti Juventus: Andrea Agnelli, Pavel Nedved, Fabio Paratici, Marco Giovanni Re, Stefano Bertola, Stefano Cerrato e Cesare Gabbasio.
IL FALSO IN BILANCIO
Ogni società, in modo specifico quelle quotate in borsa come la Juventus, devono annualmente redigere una serie di documenti contabili per accertare la propria situazione patrimoniale e finanziaria. Se queste carte vengono falsificate attestando fatti inesistenti o omettendone di rilevanti per pagare meno tasse o ottenere un vantaggio per chi amministra l’azienda, si va incontro al reato penale di falso in bilancio. Che può essere punito anche con la reclusione.
Il falso in bilancio può essere:
- OGGETTIVO: quando nel documento vengono riportati dati non veri;
- VALUTATIVO: quando i dati di natura valutativa non sono reali;
- QUALITATIVO: quando le voci vengono riportate ma in modo non veritiero.
La pena per gli amministratori delle società quotate in borsa qualora venga accertato il reato di falso in bilancio va dai 3 agli 8 anni di reclusione. Ma al di là dei rischi penali a cui vanno incontro i dirigenti indagati, c’è la giustizia sportiva. Ed in questo ambito che covano le preoccupazioni dei tifosi bianconeri.
COSA RISCHIA LA JUVENTUS
Nella giustizia sportiva le decisioni le prendono i giudici sportivi. È molto difficile infatti stabilire quando un’operazione sia fraudolenta o se sia avvenuta semplicemente per un errore di valutazione da parte della società. Ed è complicato pure contestare e decidere quale sia effettivamente il corretto valore economico di un calciatore.
Per questo se la Juventus venisse condannata per aver fornito informazioni false o incomplete, o per aver messo in atto comportamenti volti ad eludere la normativa federale in materia gestionale ed economica, rischierebbe soltanto un’ammenda con diffida. La sanzione però potrebbe essere più grave se la Juventus venisse accusata di aver tentato di iscriversi a una competizione a cui non avrebbe potuto essere ammessa fornendo dati falsi.
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