Sicurezza
Dal muro nel garage di nonna all’exploit nella Davis Cup: la consacrazione di Musetti
Da Carrara porta l'Italtennis alle Finals della Davis Cup e lo fa all'esordio in singolare superando 6-7, 6-2, 6-4 un certo Gombos
CARRARA. Lorenzo Musetti da Carrara porta l'Italtennis alle Finals della Davis Cup e lo fa all'esordio in singolare superando 6-7 6-2 6-4 un certo Gombos che in Davis aveva scalpi davvero incredibili. Musetti, che ha appena compiuto 20 anni, è stato lanciato nella bolgia di Bratislava da un altro toscano, Filippo Volandri, che ha visto nella sua voglia di emergere il modo per uscire da una sfida che ci vedeva sul 2-2. Mai nessuno nel passato era stato lanciato nella partita decisiva per il passaggio del turno. Di solito si pensa a far giocare qualcuno che abbia esperienza e invece Filo ha scelto l'incoscienza e la voglia di arrivare ed è stato premiato. Il giorno dopo il successo più importante della sua breve carriera era già con il suo coach Simone Tartarini a prendere un aereo destinazione California.
«In campo ho tirato fuori tutto quello che avevo. La cosa bella è che siamo un gruppo veramente unito – spiega Musetti –. Nemmeno a sognarlo un esordio così, è stato davvero difficile per noi, gli slovacchi hanno giocato cinque incontri pazzeschi, ci siamo guadagnati le qualificazioni, ma non è merito mio, è di tutti, dello staff e di Filippo, che hanno fatto davvero un grande lavoro. Volandri era convinto che avessi i mezzi per mettere in difficoltà Gombos, sono contento della reazione che ho avuto dopo aver perso il primo set. Nell'ultimo set ci sono stati un po' di alti e bassi, l'ultimo game l'ho giocato in maniera strepitosa, la fortuna ha girato dalla nostra parte perché me la sono andata a prendere con coraggio».
Dopo la vittoria ti sei spaventato?
«Sì, è stata una gioia incredibile e mi sono lasciato cadere a terra. Poi, quando stavo risalendo mi sono spaventato perché non riuscivo ad alzarmi, era Filippo che mi era montato sopra ad abbracciarmi. È stato davvero bello, con tutti quanti poi a festeggiare. Adesso sono carico per Indian Wells e Miami: succederanno belle cose perché sto giocando il mio miglior tennis. Nel terzo set quando mi ha riagganciato ho continuato a crederci, poi ho trovato almeno tre grandi colpi. A volte nella vita ci vuole un po’ di fortuna ma ci ho messo il cuore e me la sono meritata».
E pensare che hai iniziato in un garage... Non è vero?
«È vero. Nel garage di mia nonna c'era un muro e stavo tutto il giorno a colpire la pallina contro il muro. Poi, grazie a Simone Tartarini, ho iniziato a giocare. Il primo torneo vero che ho giocato è stato il Trofeo Doremi che metteva di fronte i bambini di 8 anni e le tre sfide che ho giocato le ho perse tutte ma ho iniziato a fare la partita. Giocare con la maglia della nazionale e dare il punto della vittoria ripaga i tanti sacrifici che ha fatto la mia famiglia, chi mi ha sempre sostenuto e chi ha creduto in me».
Babbo Francesco per stemperare l'adrenalina si diletta in un bel doppio. «Prima ho portato Lorenzo e Simone a Bologna per andare a giocare a Indian Wells – dice il padre di Musetti – e poi mi sono detto “Vado a giocare un po’ a tennis”. Lorenzo è stato bravo e noi tutti abbiamo sofferto tanto perché sapevamo quanto teneva alla maglia e a portare l'Italia alle finali di Davis. Ce l'ha fatta e l'ho abbracciato virtualmente insieme alla famiglia. Poi l'ho sentito ed era davvero euforico. Non l'avevo mai sentito così»
Entusiasta anche capitan Filippo Volandri: «I ragazzi sono stati fantastici. Cosa ho detto a Lorenzo all’ultimo cambio campo? Gli ho detto che se aveva l’occasione doveva andare a prendersi il punto, e così ha fatto. Ha giocato una partita strepitosa, è incredibile esordire a quell’età in questo modo. Siamo un bel gruppo ed è questo quello che conta. La scelta del doppio era stata condivisa con i ragazzi e francamente abbiamo giocato bene».
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