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RUGBY: NON CI SIAMO

Cinque nazioni e un paesino: prendiamo schiaffi anche dall'Irlanda

Andrea Cecioni
La difesa irlandese ferma un’avanzata azzurra
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La difesa irlandese ferma un’avanzata azzurra

Nuova umiliazione per gli azzurri della palla ovale. Mai in partita, anche se il ct Crowley chiama in causa l’arbitro

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DUBLINO. Ve lo diciamo subito, è finita 57-6 per l’Irlanda che fa nove mete (Carbery, Gibson Park, Hansen, Beirne, Lowe, Lowry, Baird, Lowe, Treadwell) e con l’Italia che mette due piazzati (Padovani e Garbisi). Ma quello che vale la pena raccontare non è solo l’andamento della partita. Ci sono anche emozione e frustrazione. Prima il momento più emozionante: i 50mila dell’Aviva che si alzano in piedi e applaudono per l’Ucraina invasa. Poi la frustrazione. Minuto 19’, risultato sul 7-3 per l’Irlanda. «L’Italia stava difendendo bene, ci aveva messo in difficoltà», dirà a fine match Andy Farrell, allenatore irlandese. Hame Faiva è entrato da pochi minuti per Gianmarco Lucchesi che si è lussato la spalla sinistra. Sheean, tallonatore irlandese attacca palla in mano e si scontra con Faiva, quasi un testa contro testa, c’è un "ooooh" del pubblico, l’azione prosegue e Ioane ribalta un avversario in un altro placcaggio durissimo. Sarebbe calcio per l’Italia ma l’arbitro georgiano, Nika Amashukeli, esordiente nel Sei Nazioni, chiede l’intervento del Tmo. Lo scontro Faiva-Sheean viene rivisto molte volte, forse è un po’ alto, potrebbe scattare il giallo, ma andrebbe valutata la volontarietà. Non solo viene considerato volontario, «ma - dice l’arbitro - non ci sono fattori mitiganti. E’ rosso». Italia in 14? No resta in 13. «Sulle espulsioni in prima linea - spiega Kieran Crowley a fine gara - la regola è stata implementata una decina di anni fa. Se il rosso colpisce un giocatore che può essere sostituito si fa, ma se c’è un infortunio e non ci sono altri in quel ruolo si passa a mischia no contest». No contest, ovvero vince chi introduce. Ma dato che questo darebbe un vantaggio alla squadra punita questa deve far uscire un altro giocatore, restare in 13 contro 15. E non basta, nelle mischie deve schierare otto giocatori e, quindi, perdere due difensori al largo. Peter O’Mahony, capitano dell’Irlanda sull’argomento è perentorio: «Questi cartellini fanno male c’è sempre da considerare l’altezza dei giocatori e, soprattutto, la volontarietà. In questo caso non mi pare ci fosse la volontà del fallo».

La partita finisce lì, di fatto. L’Italia si mette in trincea, cerca di mitigare una sconfitta che appare ineluttabile. «In quel momento c’è poco da dire ai compagni di squadra - dice sconsolato Michele Lamaro, capitano azzurro - abbiamo stretto i denti, cercato di adattarci, nei raggruppamenti entrava solo uno, cercavamo di restare in piedi per essere pronti a placcare. Ma quando loro hanno aperto al largo c’era poco da fare. Non posso dire niente ai miei compagni per l’impegno che hanno messo nella gara, ma sono frustrato per aver dovuto giocare tre quarti del match in 13 e gli ultimi minuti in 12 per il giallo a Steyn». Giallo costato due mete. Crowley non si accontenta delle parole di Farrell. «I primi 20 minuti abbiamo sofferto la velocità degli irlandesi e difeso dietro la linea del vantaggio, contro la Scozia dobbiamo fare meglio». Il fiorentino Niccolò Cannone è uno che ama la lotta e lo scontro fisico. «E’ stata una partita molto dura, trovarsi in inferiorità numerica per così tanto tempo contro una squadra del genere non è facile, ma credo che l’atteggiamento sia stato eccellente, abbiamo dato una grande prova di carattere e penso che mettendo a posto alcune cose potremo raggiungere il risultato che ci meritiamo, già nelle prossime partite».

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