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Scalerà l’Everest con gambe artificiali, Andrea Lanfri sfida la madre delle vette

Michele Masotti
Scalerà l’Everest con gambe artificiali, Andrea Lanfri sfida la madre delle vette

L’alpinista lucchese partirà il 23 marzo per il Nepal Vuole essere il primo italiano pluriamputato nell’impresa

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LUCCA. «Voglio essere un esempio di positività ed energia. Nella vita si può sempre ripartire». Parole e musica di Andrea Lanfri, atleta paralimpico e alpinista che ha insegnato come affrontare senza timore un destino sicuramente avverso ma che, al tempo stesso, può essere piegato. Dopo aver vinto nove titoli italiani, ai quali vanno sommate tre medaglie con la staffetta 4x100 fra Mondiali ed Europei, il 36enne di Pieve Compito cercherà, tra poco meno di un mese, di scrivere un’altra pagina di storia: essere il primo italiano pluriamputato a scalare l’Everest.

Un’impresa, sostenuta dalle Fondazioni di Cassa di Risparimo di Lucca e Banca del Monte di Lucca e numerose aziende, inserita nel progetto “Seven Summits” che vedrà Lanfri provare a conquistare la cima di altrettante montagne, le più alte del mondo. Gli 8.849 metri della vetta nepalese saranno la seconda tappa di questo disegno, visto che l’atleta lucchese aveva raggiunto quella del Monte Bianco il 1°agosto 2020. L’amore per l’arrampicata libera, sport praticato prima della malattia, è stata la molla per l’ennesima spedizione dell’ideatore del progetto “From 0 to 0”. Sette anni fa, era il 21 gennaio 2015, Lanfri iniziò ad accusare quei primi sintomi che, da lì a poche ore, si sarebbero tramutati in una meningite che gli avrebbe fatto perdere entrambe le gambe e sette dita delle mani. Sembrava l’anticamera di un incubo: Lanfri, invece, è riuscito, dopo essere rimasto per un mese in coma, a riprendere in mano la sua vita, divenendo in pochi anni icona sportiva e sociale. «Una volta risvegliato, sentivo del dolore ma non sapevo quello che mi era capitato – ha ricordato l'alpinista lucchese –. Dentro di me stava nascendo, dopo le amputazioni, quella sensazione di sfida contro il destino e il subdolo batterio: reagire e ripartire al massimo era diventato il mio mantra». È la forza mentale la caratteristica di Lanfri che colpisce di più, ascoltando le parole e osservando la vivacità che traspare dal suo volto. «Quando ho compiuto i miei primi passi con i “nuovi” arti, ho capito che sarebbe stato un lungo percorso, ma considerai quei momenti non tanto una riabilitazione quanto degli allenamenti – ha proseguito –. Grazie a una raccolta fondi, alla quale contribuirono moltissime persone, riuscì a comprare delle protesi in carbonio. Da lì iniziò la mia seconda vita sportiva».

Lanfri ha in testa la road map della spedizione nepalese che scatterà mercoledì 23 marzo. «Prima del 2015 non avrei mai pensato di fare una scalata del genere – ha ammesso –. Ho imparato in questi anni che si può ottenere un grande miglioramento grazie alla dedizione per lo sport e all’amore per la vita. Per tutto il mese di aprile effettueremo il processo di acclimatazione, che comprende l’allestimento dei vari campi base. Durante questo periodo proverò a realizzare un guinness world record. Sono contento che per la parte trekking accanto al sottoscritto ci sarà mio padre. A maggio inizierò la scalata assieme all’amico Luca Montanari (già al suo fianco in altre spedizioni, ndr). Il mio obiettivo è scalare il più possibile senza ossigeno: come data di rientro abbiamo fissato il 3 giugno». Un affascinante tentativo che sarà documentato, a cadenza settimanale, sui social di Lanfri grazie agli scatti della fotografa livornese Ilaria Cariello e alle immagini prodotte dal videomaker Giacomo Biancalani.

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