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FENOMENO senza tempo

Auguri Baggio! L'Italia aggrappata al codino tra successi, sfortuna e lacrime

Tommaso Silvi
Roberto Baggio compie 55 anni: calciatore straordinario, non ha mai mollato: anche nelle tante volte in cui la sfortuna gli ha messo i bastoni tra le ruote
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Roberto Baggio compie 55 anni: calciatore straordinario, non ha mai mollato: anche nelle tante volte in cui la sfortuna gli ha messo i bastoni tra le ruote

Spenge 55 candeline uno dei calciatori italiani più forti di tutti i tempi: dai primi calci col Caldogno al Pallone d'Oro. Dal rigore di Usa 1994 alla corsa per la convocazione al mondiale del 2002

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Accade nei migliori film. Le storie più belle spesso si raccontano dalla fine. 16 maggio 2004. Stadio San Siro, Milano. Sugli spalti oltre 70mila persone applaudono senza sosta. A qualcuno scende una lacrima. Milan-Brescia. Rossoneri già campioni d’Italia, Rondinelle già salve. Minuto 39 del secondo tempo. Esce dal campo Roberto Baggio. Esce dal mondo del calcio uno dei talenti più luminosi che il nostro Paese ha saputo regalare al Pianeta Pallone. Paolo Maldini corre ad abbracciarlo in mezzo al rettangolo verde. Baggio si toglie la fascia da capitano e alza le mani al cielo. Ringrazia la folla che si lascia andare al delirio della malinconia. “Da quando Baggio non gioca più, non è più domenica”, canta Cesare Cremonini in una delle sue canzoni di maggiore successo. Già. Da quando Baggio non gioca più sono passati quasi 18 anni. E la mancanza di Roby si sente. La sua fantasia, quel tocco di palla che spesso lo faceva sembrare quasi alieno, i suoi gol quasi mai banali, quel codino che danza sulle sue spalle mentre corre a disegnare geometrie incantate. Oggi Roberto Baggio festeggia 55 anni. E lo fa alla sua maniera. In silenzio. Senza riflettori e telecamere. La popolarità lo ha travolto, ma lui non l’ha mai cavalcata. Anzi, ha quasi cercato di evitarla. Soprattutto da quando ha appeso gli scarpini al chiodo.

I NUMERI DI UN FENOMENO

Il 16 maggio 2004 Baggio saluta tutti. Si chiude il sipario sulla sua carriera. Restano le cifre, però, a testimoniare l’unicità di un atleta – e di un uomo – che ha raccontato al mondo come ci si rialza dalle cadute. Come si risorge dopo le delusioni. In totale sono 643 le partite da professionista di Roberto Baggio. Gli esordi col Vicenza, poi l’amata Fiorentina, passando per il trasferimento alla Juventus, tra polemiche e trofei - in bianconero arriva anche il Pallone d’Oro del 1993 -, le stagioni a Milano - prima il Milan, poi l’Inter -, intervallate dalla dolcissima parentesi di Bologna, che lo rigenera e lo porta al Mondiale del 1998, fino alla scoperta di Brescia, per il finale di carriera scritto confezionando magie fino all’ultimo, e con un’altra convocazione al Mondiale, quello del 2002, che probabilmente sarebbe stata meritata e che gli venne negata. 291 i gol, quasi impossibili da contare gli assist. Borgonovo, Casiraghi, Schillaci, Vialli, Ravanelli, Weah, Andersson, Vieri, Ronaldo, Hubner, Tare, Toni. Tutti hanno una cosa in comune. Tutti hanno giocato e goduto con Roberto Baggio.

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PIÙ FORTE DELLA SFORTUNA

I primi calci al pallone, Baggio li tira nel Caldogno, piccola società sportiva del suo paese. A 13 anni si trasferisce al Vicenza, che lo paga 500mila lire. Con le giovanili biancorosse segna 110 gol in 120 presenze. Comincia ad assaggiare la prima squadra, e le sue doti emergono sempre di più. Roberto ha fantasia, estro. E vede la porta, fa gol. Nel 1985 riporta il Vicenza in Serie B. Il ragazzino cresce. Viaggia sempre più forte. E alle sue spalle comincia a materializzarsi lo spettro di un destino perfido che lo accompagnerà per tutta la carriera. Ma Baggio sarà più forte di tutto. Anche della sfortuna. Il 5 maggio 1985 il Vicenza gioca contro il Rimini – allenato da Arrigo Sacchi – e Baggio si ritrova a fare i conti con il primo infortunio serio della sua carriera. Ha già appuntamento per firmare con la Fiorentina. Legamento crociato anteriore e menisco del ginocchio destro in frantumi. Baggio si rompe. Il club viola ha la possibilità di recedere dal contratto, ma il presidente decide di tenerlo. Viene operato a Saint-Étienne, in Francia, dal professor Bousquet, che è costretto a mettere 220 punti di sutura per rimettere a posto la sua gamba. A causa del periodo di stop dopo l'operazione perde 12 chili, arrivando a pesarne 56. Baggio lotta da solo. Fisioterapia, riabilitazione, lacrime, dolore, la voglia di lasciare il calcio che gli attraversa la mente. Ma resiste. Torna ad allenarsi con la squadra: nel febbraio 1986 gioca il Torneo di Viareggio. Esordisce in Serie A il 21 settembre 1986: sulla panchina della Fiorentina c’è Eugenio Bersellini. Ma non è finita. Il conto con la sfortuna è aperto. E Baggio il 28 settembre subisce la lesione al menisco del ginocchio destro. Che lo costringe a una nuova operazione. Rientra in campo a fine stagione, a distanza di quasi due anni dal primo infortunio. Il suo primo gol in serie A arriva il 10 maggio 1987: ed è un gioiello su calcio di punizione contro il Napoli (1-1).

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LA CONSACRAZIONE E IL PALLONE D’ORO

Poi Baggio spicca il volo. Alla Fiorentina convince e diverte. Ha qualcosa che gli altri non hanno. Unico e inimitabile. E la Juventus lo capisce. Con la Viola gioca la finale di Coppa Uefa, proprio contro la Juventus. Andata e ritorno. Vincono i bianconeri e l’ultima sfida di Baggio con la Fiorentina è proprio il ritorno della finalissima, il 16 maggio 1990. Sarà un’estate di fuoco. Perché il passaggio alla Juventus fa scaldare il popolo della curva Fiesole. A Firenze esplodono proteste, ci sono anche decine di feriti. La nazionale si sta preparando ai mondiali di Italia 1990, a Coverciano, a pochi chilometri dal centro città, e la protesta dei tifosi lambisce anche il quartier generale azzurro. Alla Juve la storia di Baggio inizia con un po’ di acciacchi, ma poi prende quota. Vince la Coppa Uefa 1992-93 da protagonista. Alla fine dell’anno solare si prende addirittura il Pallone d’Oro e il Fifa World player. Chiude l’annata con 21 gol in campionato, 6 in Coppa Uefa 2 in Coppa Italia. Nel 1994 gioca i mondiali con l’Italia: trascina la nazionale con 5 gol in tre partite, ma si fa male nel secondo tempo della semifinale. Contro il Brasile in finale gioca a mezzo servizio e, dopo 120 minuti a reti inviolate, ha il compito ingrato di segnare il rigore che terrebbe in vita le speranze dell'Italia di alzare la coppa. Lo calcia alto. L’Italia piange. Ma abbraccia Baggio. Un ragazzo per bene che forse non ha saputo reggere la pressione. Roberto è il figlio di tutti. E nessuno punta il dito contro di lui. Perché ha dimostrato di essere un campione vero. Al di là di quel rigore. Nel luglio del 1995 passa al Milan e vince subito lo scudetto. Nell’estate del 1997 arriva in ritiro coi rossoneri convinto di restare, ma mister Fabio Capello ha altre idee. E Baggio saluta Milano.

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LE PROVINCIALI E LA LOTTA CONTRO IL TEMPO

Baggio arriva al Bologna il 18 luglio del 1997, dopo essersi accordato col Parma. L’amore coi ducali dura appena qualche giorno, poi l’affare si arena. Ma Roberto rimane in Emilia. Esordisce il 31 agosto 1997 nella sconfitta esterna con l' Atalanta (4-2), segnando su rigore il secondo gol dei felsinei. Quella nel Bologna, con Renzo Ulivieri allenatore, è la stagione del record personale di marcature per Baggio, con 22 gol segnati in 30 partite: un bottino che contribuisce alla qualificazione del Bologna alla Coppa Intertoto e che vale al giocatore la convocazione per il mondiale di Francia. Baggio viene inoltre nominato capitano della squadra, indossando la fascia per qualche incontro prima di cederla a Giancarlo Marocchi. Nell’estate del 1998 Milano lo chiama ancora. Stavolta dalla sponda opposta. La parentesi, però, all’Inter si chiude dopo due stagioni con 59 presenze e 17 reti. Più ombre che luci. Baggio nell’estate del 2000 rimane disoccupato. Il 14 settembre si accorda con il Brescia - di cui diviene subito capitano -, con l'obiettivo dichiarato di partecipare al campionato del mondo del 2002. Per contratto, se il presidente Luigi Corioni avesse esonerato l’allenatore Carlo Mazzone, Baggio sarebbe stato svincolato. All’inizio della stagione 2001-2002 Baggio mostra un’ottima vena realizzativa, ritrovandosi capocannoniere con 8 gol dopo 7 giornate. Tuttavia, il 21 ottobre 2001 rimedia una distorsione al ginocchio sinistro in seguito a un contrasto con Filippo Cristante nella sfida contro il Piacenza: ripresosi rapidamente, rimedia un’altra distorsione una settimana più tardi, dopo un contrasto col centrocampista del Venezia, Antonio Marasco, a cui segue la rottura del legamento crociato anteriore del ginocchio sinistro con lesione del menisco interno rimediata durante Parma-Brescia, nella semifinale di Coppa Italia. Un infortunio che commuove tutta Italia. Baggio era pronto per il mondiale. Ma forse può ancora farcela. Si opera a Bologna il 4 febbraio 2002 e riesce a rientrare in campo a 81 giorni dall’infortunio grazie a un pesante lavoro di rieducazione, a tre giornate dalla fine del campionato in casa contro la Fiorentina, gara del 21 aprile in cui segna due gol. Nell'ultima di campionato contribuisce a salvare ancora il Brescia dalla retrocessione con un gol contro il Bologna. La stagione si conclude con un bottino di 11 gol segnati in 12 partite, non sufficienti, però, a garantirgli la convocazione per il Mondiale: il commissario tecnico della nazionale, Giovanni Trapattoni, infatti, non lo ritiene in forma ottimale per via del recente infortunio. Gli telefona e comunica la notizia: Baggio piange. E con lui gli amanti del calcio. Perché il campionato del mondo in Giappone e Corea sarebbe stato il suo ultimo palcoscenico. L’ultimo atto internazionale di Roberto. L’ultima possibilità di goduria collettiva nel vederlo giocare. Poi un’altra stagione e infine il ritiro. A San Siro. Tutti in piedi per Roberto, che oggi ha 55 anni e si dedica alla campagna. Vita riservata nella sua casa in mezzo al verde, ad Altavilla Vicentina. Dal 1999 è sposato con Andreina Fabbri, e ha tre figli: Valentina, Mattia e Leonardo. Non concede interviste facilmente e non si vede in tv. Il suo mito, questo è certo, vivrà in eterno.

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