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Rivincita Inghilterra nel rugby, azzurri travolti nel Sei Nazioni

Alessandro Cecioni
Una delle mete facili facili dell’Inghilterra ieri allo stadio Olimpico
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Una delle mete facili facili dell’Inghilterra ieri allo stadio Olimpico

Ritorno amaro all’Olimpico per la Nazionale di Kieran Crowley: finisce 0-33. I britannici senza sforzo chiudono la pratica già nel primo tempo con tre mete 

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ROMA. Scordatevi Parigi, i progressi in difesa e in attacco, la voglia di combattere. E scordatevi gli applausi. Contro l’Inghilterra allo Stadio Olimpico l’Italia esce sconfitta 33-0, senza appello, fra i fischi del pubblico amareggiato per errori e occasioni perdute, per le scarse, nulle, emozioni che gli azzurri sanno dare ai 30mila sugli spalti. «Abbiamo perso la battaglia fisica, e quando retrocedi prendi calci di punizione. Ne abbiamo presi molti. Nelle fasi statiche siamo andati meglio ma anche lì abbiamo commesso errori nei momenti decisivi – commenta Gianmarco Lucchesi, tallonatore azzurro – quello che amareggia di più è non aver fatto punti pur essendo stati molte volte nella loro metà campo». Finisce cinque mete (Smith, George, George, Daly, Sinckler) a zero, con l’Inghilterra che già al quarto della ripresa ha raggiunto il punto di bonus offensivo. «Con gli inglesi è stata una a partita completamente diversa rispetto a quella in Francia – ammette il Ct Kieran Crowley, – nei punti di incontro gli inglesi hanno scelto di restare sempre in piedi, e noi abbiamo trovato difficoltà nel gestire il nostro gioco partendo da quella base». Poi però cerca di difendere la prestazione degli azzurri: «Nel secondo tempo abbiamo avuto anche occasioni di attaccare, purtroppo non sfruttate, e non siamo riusciti a tenere più stretto il punteggio, dobbiamo migliorare e fare il salto di qualità». Ma quello che fa finta di non vedere Crowley è l’inconcludenza azzurra fatta di scelte di gioco sbagliate, di passaggi buttati, di difese approssimative. Manca intensità, la concentrazione. Alla prima azione in velocità gli inglesi vanno in meta con una semplicità disarmante.

«Dobbiamo essere più precisi – dice Federico Mori – e in attacco dobbiamo concretizzare quello che creiamo. A tratti abbiamo mostrato buon gioco, ma a livello fisico l’Inghilterra si è mostrata superiore». Buon gioco dopo la prima meta, quando Garbisi indovina l’unico calcetto a seguire della giornata, lo riprende Brex che serve al largo, ma non c’è nessuno: è l’azione più limpida dell’incontro. Poco dopo partenza di Halafihi, ma il numero otto si fa bloccare ed è costretto al tenuto. Dopo la seconda meta inglese, da azione da penalty touche, una bella sfuriata di Mori che guadagna metri prima che Smith lo trascini fuori. Allo scadere la terza meta su un riciclo forzato di Varney che regala di nuovo palla agli avversari come a Parigi. Si riprende sul 21-0 e subito l’Inghilterra allunga con Daly, azione fotocopia di quella della prima segnatura. Alla fine del primo tempo Crowley era sceso negli spogliatoi per chiedere maggiore efficacia. Lo ripagano con una folata di Ioane e alcune azioni ripetute nei 22 avversari che però non portano a niente. Al 74’ Sinckler, pilone di rango inglese, schierato centro raccoglie un passaggio e va in meta in mezzo ai pali. Fischia l’arbitro e fischia il pubblico. Ora le sconfitte sono 34 di seguito.

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