Gioco
La “fuga” alla Juve, la rivolta, Firenze che ribolle: perché quella di Vlahovic non sarà «una gara come le altre»
Il 2 marzo a Firenze semifinale di andata di Coppa Italia fra Fiorentina e Juventus. L’attaccante tornerà al Franchi dopo la clamorosa frattura col club viola
FIRENZE. La data è il 2 marzo. L’occasione è la semifinale di Coppa Italia. Il copione è degno dei migliori film. È un po’ come quando lasci la tua ragazza e dopo qualche settimana la trovi al tavolo accanto, al ristorante. Tu sei lì col tuo nuovo amore. Lei ti guarda con gli occhi di fuoco. Si può fingere un’apparente tranquillità. Ma non è una situazione normale. Non è una circostanza di quelle che scivolano addosso senza provocare brividi. In questa storia, il ristorante si chiama Artemio Franchi. La ex è la Fiorentina. La nuova fiamma è la Juventus. Il protagonista è Dusan Vlahovic.
IL RITORNO DOPO LA FUGA
E pensare che soltanto due settimane - il 28 gennaio - fa Vlahovic è fuggito da Firenze. Lo ha fatto per andare a firmare con la Juventus. Alla Viola sono andati 75 milioni di euro. Tutti contenti, quindi? Neanche per sogno. Perché proprio Vlahovic, pochi giorni prima di abbandonarsi all’abbraccio bianconero, aveva lasciato intendere che sarebbe rimasto alla Fiorentina fino al termine del campionato. Ma il corteggiamento della Vecchia Signora si è fatto martellante. Vlahovic ha detto “Ciao Ciao” a Firenze – tanto per riprendere un tormentone dell’ancora fresco Festival di Sanremo – e il popolo viola è esploso. Striscioni di contestazione contro il centravanti, addirittura la Digos al lavoro per tutelare l’incolumità del calciatore. Un divorzio a suon di piatti spaccati a terra.
INIZIO COL BOTTO
«Vlahovic non risolverà i problemi della Juve», dicevano i tifosi della Fiorentina. Già, dicevano. Perché in due partite Dusan ha già messo le cose in chiaro. Gol delizioso col Verona – quello che ha spalancato le porte al quinto successo della banda di Allegri nelle ultime sette partite –, poi l’acuto col Sassuolo, nella sera di giovedì 10 febbraio, nei quarti di finale di Coppa Italia, che è valso il 2-1 e la qualificazione alla semifinale. Dove troverà la sua ex. La Viola.
CALMA APPARENTE
Appena terminata la gara dell’Allianz Stadium, Vlahovic è stato braccato dai microfoni. Domanda scontata: «Che sensazione sarà ritrovare la Fiorentina da avversario?». Eccola, la tranquillità apparente di Dusan: «Penso solo alla partita, a vincere, altre cose non mi interessano tanto. Sarà una partita come tante, noi siamo qui solo per giocare a calcio». Facciamo finta di crederci. Ma non può essere tutto “normale” per Vlahovic. La Fiorentina lo ha scovato dal Partizan Belgrado. Pagandolo una sciocchezza. Lui ha ripagato la fiducia del club segnando 49 reti in 108 partite. Il resto è storia recente.
ATTESA BOLLENTE
Per Vlahovic, dunque, «sarà una gara come le altre». Per i tifosi viola no. E si è capito chiaramente nella serata di giovedì 10 febbraio, quando centinaia di tifosi hanno atteso la squadra a Peretola, per celebrare la vittoria in casa dell’Atalanta che è valsa l’ingresso nel salotto delle quattro regine della coppa nazionale. «Chi non salta è bianconero» è il tormentone. Qualche urlaccio indirizzato a Vlahovic si è alzato dalla folla festante. Caro Dusan, Firenze ti aspetta. E non saranno applausi. E se in tutta questa storia di pepe non ce ne fosse già abbastanza, ecco la segnalazione alla procura da parte della Asl, che ha attivato nei confronti di Vlahovic le procedure per il mancato rispetto dell’isolamento in seguito alla positività al Covid. Per farla breve: pare che il calciatore – il 28 gennaio – non potesse recarsi a Torino per svolgere le visite mediche con la Juve. A lui sarebbe mancato il via libera che certifica la negatività al virus, considerato che si era contagiato alcuni giorni prima. Vlahovic è accusato di aver violato la legge numero 33 del 2020, la cui violazione prevede un’ammenda da 500 euro a 5.000 euro e, a strettissima osservanza di legge anche l’arresto da 3 a 18 mesi. Il 2 marzo Fiorentina-Juve. Il 20 aprile il ritorno a Torino. «Una partita come le altre»?. No, Dusan. Non è così. E lo sai bene anche tu.
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