Gioco
Olimpiadi, il miracolo di Dorotea Wierer: il bronzo nel biathlon è leggenda. «Ci facciamo un mazzo enorme»
Quella di “Doro”, 32 anni originaria di Anterselva, “Mecca” del biathlon in Italia e sulle Alpi, è stata la settima medaglia per l'Italia ai Giochi olimpici
PECHINO. Dorothea Wierer è medaglia di bronzo nella gara sprint di biathlon ai Giochi olimpici di Pechino 2022. La biatleta azzurra è entrata nella storia dello sport italiano perché è la prima a conquistare una medaglia nel biathlon a livello individuale. Nella gara svoltasi al Zhangjiakou National Biathlon Centre, venerdì 11 febbraio, Wierer è giunta terza con 37"2 secondi di ritardo dalla norvegese Marte Olsbu Roeiseland che si è imposta in 20'44"3 dopo 7,5 chilometri. Argento alla svedese Elvira Oeberg a 30"9 dalla vincitrice.
«Le critiche sono state tante nell’ultimo periodo, sono contenta che siamo riusciti come squadra a centrare l'obiettivo perché tutto il team si fa un “mazzo” enorme ogni giorno. Se devo essere sincera non mi ricordo nulla delle sessioni di tiro, l’ultimo colpo a terra addirittura ha pizzicato il bersaglio, che fortunatamente poi si è chiuso: oggi la fortuna era dalla mia parte». Dorotea dopo l’impresa è stanca, ma felicissima. A Zhangjiakou tra le montagne cinesi a nord della capitale, la biatleta altoatesina - che alle Olimpiadi aveva conquistato due bronzi ma con la staffetta mista (Sochi 2014 e PyeongChang 2018) - ha completato il medagliere personale con una medaglia a cinque cerchi.
Quella di “Doro”, 32 anni originaria di Anterselva, “Mecca” del biathlon in Italia e sulle Alpi, miss biathlon acclamata da centina di migliaia di tifosi dalla sperduta Kamchatka - dove ha gareggiato alcuni anni fa - fino alla Scandinavia passando per la Germania, è stata la settima medaglia per l'Italia ai Giochi olimpici.
«Mi sono tolta un peso enorme, sicuramente è una bella posizione per l'inseguimento di domenica (13 febbraio, nda) visti i distacchi che ci sono in classifica - ha detto Wierer, portacolori delle Fiamme Gialle - nel tiro in piedi mi è venuto tutto automatico, come dovrebbe funzionare di solito. Non sempre è facile gestire la pressione, è stata una bella gara, sono sempre stata lucida, nell'ultimo giro non ho pensato a nulla ma sentivo che il risultato era alla portata di mano».
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