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Una mossa quasi disperata

Alessandro Bernini

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Perché Mario Balotelli? Com’è possibile che un attaccante che lo scorso anno non giocava in B nel Monza, ora possa servire alla nazionale? Tra perplessità e risate ironiche, serve davvero un detective per trovare un tifoso convinto di questa scelta. Balotelli non è mai esploso, non ha mai convinto, non ha mai dato abbastanza ovunque è andato. È tutto un “non” la sua carriera.

Mancini ci ha sempre creduto. Lo ha lanciato giovanissimo all'Inter e ci ha vinto un campionato nel 2008, l’ha voluto al Manchester City nel 2011, e un anno dopo con lui ha vinto la Premier League. Ma parliamo di 10 anni fa. Un’era geologica nel calcio.

Il fatto è che l’Italia per andare al Mondiale deve vincere due partite, soprattutto deve vincere in Portogallo. E oggi, da noi, non ci sono attaccanti. A parte Immobile, il cui feeling con la nazionale è impalpabile, gli altri chi sono? Belotti è rotto, Scamacca e Raspadori hanno zero esperienza internazionale. Dietro, il nulla. Balotelli non può convincere, è semplicemente la mossa della disperazione. Come quando a scacchi ti senti rinchiuso, col Re minacciato, e provi a ripescare un pedone nell’angolino che sembrava inutile.



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