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Non solo il torneo in Australia, perché Djokovic rischia di rovinare la carriera

Non solo il torneo in Australia, perché Djokovic rischia di rovinare la carriera

L'espulsione dall'Australia, approvata all'unanimità dalla Corte federale, potrebbe quindi essere solo la prima crepa nel regno del tennista più vincente di sempre

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"L'assenza di Djokovic agli Australian Open è una sconfitta per il tennis". Così l'ATP ha commentato la sentenza che ha costretto il campione a lasciare il Paese, rinunciando all'obiettivo di vincerli per la decima volta. Ma soprattutto è una sconfitta per colui che ha il record di settimane trascorse come numero 1 del mondo ed ora mette a rischio la carriera. E oltre al danno d'immagine, c'è quello economico che secondo le prime stime potrebbe raggiungere i 50 milioni di euro.

Tutto per la scelta di non vaccinarsi contro il Covid. Un irrigidimento, quello del 34enne belgradese, che oltretutto lo mette in netta minoranza rispetto ai colleghi: il 97% dei primi 100 del ranking si è infatti inoculato il vaccino, secondo quanto ha reso noto l'ATP.

L'espulsione dall'Australia, approvata all'unanimità dalla Corte federale, potrebbe quindi essere solo la prima crepa nel regno del tennista più vincente di sempre. Se nell'immediato lo priva della possibilità di puntare, nel suo torneo preferito, al record dei 21 slam in carriera (che attualmente condivide con Roger Federer e Rafael Nadal, 20 titoli ciascuno), da qui a due settimane mette a rischio anche il posto di leader mondiale. In due, il russo Daniil Medvedev (n.2) ed il tedesco Alexander Zverev (n.3) hanno l'occasione per detronizzarlo, a condizione di vincere sul cemento di Melbourne. Medvedev a settembre lo aveva già battuto nella finale dell'US Open.

Ma è possibile che la fine del sogno australiano non sia il guaio peggiore che attende Djokovic nei prossimi mesi. "Penso che Nole stia facendo un grosso errore a non farsi vaccinare. Uno sbaglio che minaccia il resto della sua carriera e la sua possibilità di affermarsi come il più grande giocatore di tutti i tempi" ha commentato Boris Becker, sei volte vincitore nel circuito del Grande Slam ed ex allenatore del serbo, intervistato dal Daily Mail. Il Covid "ha cambiato il mondo e sarà molto difficile per lui condurre una vita da tennista professionista senza vaccinazioni. Forse un giorno si tornerà alla normalità, ma a 34 anni non ha molto tempo per raggiungere i suoi obiettivi" è l'avvertimento del tedesco.

Ed in effetti, le restrizioni sanitarie imposte nel tentativo di arginare il virus sono diventate un percorso ad ostacoli in uno sport itinerante come il tennis. Percorso che Djokovic vorrebbe affrontare senza green-pass. Basti ricordare che l'ingresso negli Stati Uniti, dove si giocano non solo gli US Open, ma anche tre dei nove Master 1000, per lui si preannuncia 'mission impossible': il ciclo vaccinale completo è obbligatorio per gli stranieri e le esenzioni rare. Essere guariti dal Covid, ad esempio, non è una di queste. Anche la Parigi del Roland-Garros promette di essere molto severa in tema di vaccini, per non parlare della Londra di Wimbledon.

E se pure ci sarà un arretramento della pandemia l'orizzonte di Djokovic resta scuro. Per annullare il visto per la seconda volta, il ministro dell'Immigrazione Alex Hawke ha applicato una disposizione della legge che in teoria implica un divieto di ingresso nel Paese per tre anni. "Djoko" potrebbe quindi rientrare in Australia solo a 37 anni. A quell'età avrà ancora una carriera davanti? "Stiamo attraversando momenti molto difficili in tutto il mondo con questa pandemia. C'è una soluzione: il vaccino, tutto qui", è il saggio consiglio di Nadal. Djokovic saprà ascoltarlo? "Non ne sono sicuro - chiosa Beker - Ma se non lo fa, tra dieci anni si renderà conto di aver commesso un errore". 

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