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Mondiale, fairplay, tecnologia: il calcio cambierà cosi (forse)

di Andrea Rocchi
Mondiale, fairplay, tecnologia: il calcio cambierà cosi (forse)

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Ogni anno che passa è quello decisivo per il Grande Cambiamento. Ogni anno che passa cambia tutto per non cambiare nulla. I problemi del calcio restano insoluti. Quattro, cinque grandi club che si spartiscono la torta, il superpotere dei procuratori, le quotazioni dei calciatori (anche i più brocchi) gonfiate per ripagare i debiti e risanare i bilanci, le guerre per i diritti tv e gli stadi sempre più vuoti. E i signori del calcio che per alimentare il “circo” s’inventano le proposte più stravaganti. The show must go on, costi quel che costi.

PASTICCIO SUPERLEGA

Veniamo dalla sonora bocciatura della Superlega e dallo “scisma” tra Fifa e Uefa, una brutta figura che non è ancora finita. Perché dopo il golpe di Real Madrid, Juve e Barcellona la vicenda è approdata alla Corte di Giustizia dell’Ue. Che deciderà quest’anno. L’Uefa è un monopolio? Vengono violati i principi di libera concorrenza? La Corte è chiamata a fare chiarezza. Per ora vince il partito che sostiene che una Superlega di pochi club e 20 partite l’anno finirebbe con l’impoverire i singoli campionati e consegnare al pubblico una Europa League depotenziata. La partita, ci scommettiamo, non è ancora conclusa. Ma perseverare con i “super” e gli “iper”sarebbe diabolico.

TETTO ALLE SPESE

Poi c’è il tema del fai play finanziario. L’idea nuova è quello di un sistema misto che comprende un tetto globale per stipendi, commissioni per agenti spese per acquisti e una penalizzazione, una sorta di tassa, per chi supera questo tetto. L’obiettivo è anche intervenire sui prestiti.

IL NUOVO FUORIGIOCO

Non ci vede contrari l’applicazione della tecnologia in campo se serve a ridurre errori arbitrali ed assicurare più “giustizia sportiva”. Già ai mondiali del Qatar dovrebbe essere sviluppato il “semi-automated offside”, una dozzina di telecamere che rilevano 29 punti del corpo di un calciatore e un software che comunica la posizione del calciatore in sala-Var.

MONDIALE BIENNALE

Il capo della Fifa Gianni Infantino ci crede. Voleva approvarlo in un blitz in un congresso straordinario della Fifa ma si è trovato il secco no dell’Uefa e del Sudamerica. Ma l’idea non è accantonata. Già si gioca dal lunedì alla domenica con uno spezzatino di orari da manicomio. Ci manca anche il mondiale ogni due anni. Non c’è un problema di contenitori, nel calcio. Semmai va ritrovato un contenuto.

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