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Sir Alex, ribelle fuori, sergente in campo: gli 80 anni di fuoco di un uomo-leggenda

Sir Alex Ferguson ha guidato per 27 stagioni i Red Devils
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Sir Alex Ferguson ha guidato per 27 stagioni i Red Devils

Manovale, sindacalista, calciatore in Scozia: poi la panchina. Il compleanno di Ferguson, i successi col Manchester United

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LONDRA. Una statua di circa tre metri, in bronzo e a braccia conserte, a scrutare l'orizzonte immaginando di muovere pedine sullo scacchiere tattico. È solamente uno degli omaggi per Sir Alex Ferguson da parte del Manchester United, del “suo” United, dopo 27 stagioni sulla panchina dei Red Devils.

Difficile immaginare un'identificazione più totale nel calcio moderno tra tecnico e club, uno stadio - l'Old Trafford - diventato letteralmente il 'Teatro dei sogni' e nel quale il baronetto si è visto anche intitolare una tribuna. Nato nell'ultimo giorno del 1941, Ferguson compirà 80 anni domani e di lui si continuerà a conservare una traccia indelebile nei libri di storia del calcio.

Prima del suo avvento, lo United viveva stagioni tra tante ombre e poche luci, incapace di ripetere i fasti di Charlton, Best e Law.

Poi l'inizio di una lunghissima storia d'amore dal 1986, con la guida tecnica affidata a un uomo capace già di mirabolanti imprese nella sua Scozia, portando l'Aberdeen a interrompere il duopolio Celtic e Rangers in campionato e addirittura sul tetto d'Europa con la Coppa delle Coppe e la Supercoppa.

"I'm a Govan boy'", le poche parole con cui Ferguson amava descrivere se stesso e il percorso che lo aveva portato a entrare nel gotha del calcio.

Da ragazzo decise che la scuola non faceva per lui, di giorno lavorava come manovale in un cantiere navale, di pomeriggio coltivava la sua passione sfrenata per il calcio (arrivò anche a vestire la maglia dei Rangers, nel ruolo di attaccante ma senza fondare), di sera in strada con i sindacati a progettare ribellioni contro il potere capitalista.

Non stupisce, quindi, che possa essere diventato un fantastico gestore di risorse umane.

Senza trasformare il calcio con concetti stravaganti ma con quel pugno di ferro che gli ha permesso di costruire la gloriosa storia dei Red Devils attraverso gli alti e gli inevitabili bassi.

Potrà sembrare strano, ma lo stesso Sir Alex oggi universalmente riconosciuto era stato addirittura bollato come "il peggior allenatore della storia" o "flop" nel 1989-90 dopo la clamorosa sconfitta per 5-1 nel derby col City. La società, per sua fortuna, ci vide lungo e rinnovò il suo contratto qualche giorno dopo ribadendo la sua fiducia incondizionata al manager.

E se Ferguson chiuse quel campionato al 13° posto, in bacheca arrivò il primo dei 38 titoli a Manchester con il successo in FA Cup. Il tempo è stato galantuomo, meno invece lo è stato Sir Alex in spogliatoio con le diverse generazioni di calciatori passati sotto la sua guida. Ragazzi diventati uomini e poi campioni, sopportando le sue sfuriate.

La più celebre riguarda David Beckham, sfregiato in volto da uno scarpino calciato con violenza dal 'Boss', accusato di scarso impegno nell'eliminazione in FA Cup contro l'Arsenal: era il 2003 e in estate uno dei calciatori più rappresentativi dell'epoca decise di cambiare aria, volando al Real Madrid. Era uno dei 'Fergie's boys' come Giggs, Scholes, Butt, Gary, Phil Neville e tanti altri, sino a Cristiano Ronaldo, sbocciato definitivamente all'Old Trafford. Tecnicamente ineccepibile (tutti ricordano i suoi cross col calibro) ma in campo non è proprio che sputasse sangue.

Elencare tutti i fenomeni allenati, così come tutti i rivali affrontati, è impresa ardua come elencare tutti i suoi 49 trofei, che fanno di lui il tecnico più vincente di sempre e sono valsi la nomina a miglior allenatore del XXI secolo.

Il suo addio ai Red Devils non poteva che venire celebrato con l'ultimo regalo: la vittoria in Premier League nel 2013 dopo l'atroce beffa dell'anno precedente subita dal City di Roberto Mancini. Un modo per ripagare il calore di quel pubblico fantastico. Ora Sir Alex - sopravvissuto anche a un'emorragia cerebrale nel 2018 - può divertirsi a osservare la sua eredità, in carne e ossa sugli spalti dell'Old Trafford o a braccia conserte attraverso la sua statua.

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di Redazione web