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Un colpo di nuca gela il Napoli. Empoli, la fortuna aiuta chi osa

dall’inviato Paolo Nencioni
Il colpo di nuca di Patrick Cutrone al 70’ che ha deciso la sfida tra Napoli ed Empoli
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Il colpo di nuca di Patrick Cutrone al 70’ che ha deciso la sfida tra Napoli ed Empoli

Ennesima impresa degli azzurri che sbancano il “Maradona” grazie a un gol di Cutrone e si issano al settimo posto

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NAPOLI. Un giorno Patrick Cutrone potrà raccontare ai nipotini di aver segnato di nuca uno dei gol più importanti della sua carriera, mentre guardava da un’altra parte. È l’episodio che al 70’ ha deciso Napoli-Empoli, una carambola su calcio d’angolo che detta così potrebbe sembrare un regalo del destino, ma se è vero che il destino aiuta gli audaci, questa né è l’ennesima dimostrazione.

Perché l’Empoli è stato audace e non ha rubato nulla, ha fatto una partita gagliarda per tutti i 98 minuti dell’incontro ed esce dal Diego Armando Maradona a testa altissima, mentre il Napoli ex capolista, dopo il pareggio interno col Verona e la sconfitta con l’Atalanta, ha perso l’ennesima occasione per accorciare sul Milan e scivola al quarto posto proprio alla vigilia dello scontro diretto di San Siro. Gli azzurri invece guardano la classifica e strabuzzano gli occhi, un incredibile settimo posto in attesa di Roma-Spezia di stasera che porterà in ogni caso buone notizie: un indolore sorpasso giallorosso coi liguri inchiodati nella zona retrocessione oppure addirittura la conferma di un posto nel salotto buono della Serie A, davanti a Mourinho.

Toro tranquillo Andreazzoli appende così un altro scalpo eccellente alla sua cintura, dopo quelli di Allegri all’Allianz Stadium e di Italiano nel vittorioso derby interno con la Fiorentina. La terza perla di una collana che già ora rende indimenticabile questa stagione. E non è ancora finito il girone d’andata.

Era il suo terzo incrocio col Napoli e con l’amico Luciano Spalletti, sostituito in panchina da Domenichini, e i primi due erano stati amarissimi: un 5-1 rimediato al San Paolo che gli costò l’esonero nel novembre 2018 e poi quel 2-1 di San Siro il 26 maggio 2019 che decretò la retrocessione degli azzurri. Aurelio ha parlato molto bene del Napoli alla vigilia ma stasera non si poteva accontentare dei complimenti, voleva i punti e se li è presi mettendo in campo una squadra di lottatori sbarazzini, uno scugnizzo come Parisi che se la gioca alla pari con Lozano, un napoletano di ritorno come Luperto che ringhia su ogni pallone, uno Zurkowski che canta e porta la croce, Stulac a posto di Ricci in non perfette condizioni, due punte vere davanti, un trequartista vero alle loro spalle. Fortuna? No, audacia consapevole. Lucida follia al cospetto di una squadra che, è vero, ha perso la sua spina dorsale (Koulibaly, Anguissa a mezzo servizio, Osimenh) ma che ha comunque fior di campioni.

Si è capito subito che l’Empoli per il Napoli sarebbe stato un osso duro. Pronti, via e subito Parisi ne fa fuori un paio e cade in area di rigore su un intervento sospetto. Fa niente, c’è ancora un’eternità per giocarsela. Il Napoli ci mette almeno 20 minuti per rendersi conto che stasera non è sera. Uno squillo di Mertens al 21’ alto sulla traversa, una mezza traversa di Elmas. Nel frattempo Zielinski accusa problemi respiratori ed entra Insigne, che non inciderà. L’Empoli tiene altissima la linea ed è molto reattivo, più del Napoli, sulle seconde palle. Così finisce un primo tempo sostanzialmente equilibrato.

Nella ripresa gli azzurri di casa di gettano avanti con ardore, ma la palla buona capita invece sui piedi di Cutrone, annullato da Ospina. Passano i minuti e l’Empoli comincia a crederci, ma servirà quella carambola al 70’ per fare l’impresa: angolo dalla sinistra, testa di Anguissa, nuca di Cutrone e sul San Paolo scende un gelo che nemmeno il palo colto due minuti dopo da Petagna a Vicario battuto riuscirà a sciogliere. Giusto così, questa era la serata dell’Empoli: altro che complimenti, questi sono punti pesanti.
 

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