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Gli alpini e l’Inter: un secolo fa nasceva Peppino Prisco

Gli alpini e l’Inter: un secolo fa nasceva Peppino Prisco

L’avvocato e vicepresidente nerazzurro era noto a tutti per il suo fine sarcasmo 

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il personaggio

Una vita, due grandi amori: gli alpini e l’Inter. Può essere sintetizzato così Peppino Prisco, che domani avrebbe compiuto 100 anni, il 10 dicembre 1921.

Personaggio unico e inimitabile, è stato e resterà nel cuore dei tifosi nerazzurri, ma non solo, perché quella sua ironia pungente faceva sorridere anche chi interista non lo era: «Se stringo la mano a un milanista mi lavo le mani, se stringo la mano a uno juventino mi conto le dita», una delle sue battute più famose e conosciute, come quella altrettanto tagliente legata alle retrocessioni del Milan: «La prima volta è andato in Serie B pagando, la seconda gratis».

La prima parte della sua vita è stata però lontana dal calcio, visto che a 18 anni si arruolò negli alpini, partecipando alla campagna italiana di Russia come tenente nel Battaglione “L’Aquila” della Divisione Julia, guadagnando al suo ritorno la medaglia d’argento al valor militare.

In seguito arrivò la laurea in giurisprudenza, che portò l’avvocato Prisco a diventare uno dei penalisti più famosi e stimati di Milano, per anni presidente dell’Ordine degli Avvocati del capoluogo lombardo.

Ma la sua vita è legata a doppio filo con quella dell’Inter: prima socio (dal 1946), poi segretario, consigliere e infine vicepresidente, ruolo che ha ricoperto fino alla morte, avvenuta il 12 dicembre 2001, due giorni dopo aver compiuto 80 anni.

La professione di avvocato e quella di dirigente dell’Inter trovarono la loro unione perfetta in una causa passata alla storia, quella legata alla famosa “lattina”: il 20 ottobre 1971, nel corso della gara di andata del secondo turno di Coppa dei Campioni tra Borussia Mönchengladbach e Inter, Roberto Boninsegna venne colpito da una lattina di Coca Cola lanciata dalle tribune e fu costretto a lasciare il campo.

Quella partita l’Inter la perse 7-1, e nonostante il regolamento Uefa non prevedesse la vittoria a tavolino per responsabilità oggettiva, l’avvocato Prisco diede prova di grande abilità forense appellandosi all’articolo 22, quello che prevedeva i cosiddetti “casi imprevisti”.

Una tesi che, a sorpresa, convinse il tribunale giudicante dell’Uefa, che ordinò la ripetizione della gara in campo neutro.

Un successo senza precedenti che contribuì ad accrescerne la notorietà. Fu ancora lui a rivestire un ruolo fondamentale nel passaggio di proprietà tra Ernesto Pellegrini e Massimo Moratti, facendo sì che le parti trovassero un accordo dopo che la trattativa si era arenata e rischiava di saltare.

Ma fino all’ultimo, anche quando gli incarichi operativi si erano “alleggeriti”, restò legato mani e piedi all’Internazionale, e spesso veniva cercato per interviste o per i suoi commenti sarcastici ma mai pesanti.

Un Signore di una volta insomma, con un po’ di pepe in più.

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