Sicurezza
In serie A è allarme infortuni: già 900 giornate di stop
Da Osimhen a Kjaer: ecco i ko più pesanti. Pioli e Spalletti sono i più tartassati
L’attuale campionato di Serie A è caratterizzato da tantissime reti e ciò sta restituendo grande visibilità alla nostra massima serie, ma anche da tanti, troppi, infortuni, mai così numerosi negli ultimi anni. E proprio gli infortuni potrebbe essere una variabile importante nella corsa al prossimo scudetto. Sarà un caso ma da quando il Napoli ha perso i suoi big Osimhen, Anguissa, Koulibaly e Fabian Ruiz ha cominciato a balbettare, prima facendosi rimontare il doppio vantaggio sul terreno del Sassuolo e poi cedendo alla scatenata Atalanta di questi tempi.
Quello dei partenopei non è l’unico esempio di squadra martoriata dagli infortuni. La più tartassata in questo senso è stata sicuramente il Milan: il pesante ko di Kjaer, che costringerà il club rossonero a tornare sul mercato, è solo la punta dell’iceberg, sono infatti tantissimi gli stop fisici per Pioli, tanto da costringere il tecnico rossonero ai salti mortale, con ben 11 giocatori, ed oltre 80 partite saltate, infortunati, tra cui i big Maignan, rientrato sabato contro la Salernitana, Giroud, Ibra e Rebic. Tra le big, 13 sono gli infortuni del Napoli con Spalletti che se li è visti precipitare addosso tutti assieme: nella sfida, persa, contro l’Atalanta erano out Osimhen, Koulibaly, Fabian Ruiz, la grande rivelazione Anguissa e Lorenzo Insigne, in pratica i giocatori migliori a disposizione del tecnico di Certaldo. Tanti gli infortuni anche per l’Atalanta, tra cui spiccano quelli di Goosens, messo ko fino a gennaio da uno strappo al bicipite femorale rimediato nella sfida di Champions del 29 settembre contro lo Young Boys, Toloi, Pessina e Muriel. Tra le “faboulous four”, la più risparmiata è stata l’Inter che, al netto delle tante giornate di assenza del cagionevole Sensi, uno che sta spesso a guardare, e dell’infortunio che sta tenendo ai box De Vrij, ma tornerà domenica, ha dovuto solo far fronte agli acciacchi dei “veci” Sanchez e Vidal. Le altre Aldilà delle quattro battistrada, la tegola infortuni non ha risparmiato nessuno; la Juventus ha visto frenato il proprio decollo dall’infortunio di Chiesa e dagli acciacchi di Dybala, la Roma dalle lunghe assenze di Spinozzola – tornerà nel 2022 – e Smalling, la Fiorentina da quelle di Castrovilli e Dragowski. Nella graduatoria relativa alle squadre più “infortunate” un posto di rilievo lo hanno anche le due liguri Genoa e Spezia: i rossoblu sono stati colpiti da una decina di infortuni di media gravità (Destro, Rovella, Maksimovic, Caicedo) che hanno ridotto ai minimi termini, per qualità e quantità, la rosa a disposizione di Ballardini prima e Sheva poi. Ancor peggio è andata allo Spezia, i cui giocatori hanno dovuto alzare bandiera bianca per 70 partite complessive. Rovescio della medaglia, invece, per Lazio ed Empoli, che finora non hanno fatto registrare alcuno infortunio grave, un complimento ai rispettivi preparatori atletici. Il conto degli infortunati è impressionante, con oltre 120 giocatori costretti ai box, per oltre 900 giornate di stop. Infortuni di vario genere, da trauma, muscolari e di altro genere, senza trascurare quelli da Covid che in rari casi hanno portato alcuni calciatori a non ottenere l’idoneità agonistica, tra cui Obiang del Sassuolo e lo spezzino Sena. Dazio da pagare ad una stagione punteggiata da mille impegni tra turni infrasettimanali, Coppe europee e impegni delle nazionali, con i relativi spostamenti, talvolta transoceanici. Servirebbe, come dice spesso il tecnico della Lazio Sarri, giocare di meno, ma in un calcio ormai diventato uno show-business, questa non è certamente un’opzione praticabile. E la prossima stagione, con i mondiali previsti a cavallo di novembre e dicembre, sarà ancora peggio…
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