Attenzione
Pista, show e polemiche F1 nel caos
In Arabia un Gp condizionato da business e spettacolo Circuito inadeguato per il duello Hamilton-Verstappen
cristiano marcacci
La Formula uno-caos in cui è piombato il finale del Mondiale non è tutta colpa di Michael Masi, il “race director”, il direttore di gara per dirla in italiano, di domenica scorsa. A monte c’è una scelta scellerata, ispirata dal dio quattrino, che – si sa – nel dorato circus del motorsport “olia” bene tutte le decisioni. Compresa quella di piazzare come penultima tappa del campionato il Gran premio dell’Arabia Saudita sul nuovissimo circuito di Jeddah. La voglia di business, stavolta, ha causato un pazzesco effetto boomerang, scatenato dalla forzatura nell’omologazione di una pista inconcepibile, pericolosa e, soprattutto (visto che è stata piazzata nella fase clou della lotta per l’iride) completamente inadeguata rispetto all’esigenza di dare il giusto sfogo al duello finale tra i protagonisti Lewis Hamilton e Max Verstappen. Chi dei due sarà sconfitto dopo l’ultimo Gran premio di domenica prossima potrà sempre recriminare e affermare, con qualche ragione, che il campionato è stato falsato dalla domenica di follia saudita. Un nastro d’asfalto studiato e realizzato male. Malissimo. Contraddistinto da assurde strettoie, in virtù delle quali le collisioni possono essere considerate certe, e da muri a ridosso un po’ ovunque. Nel deserto lo spazio non mancherebbe, ma lo show doveva obbligatoriamente avere quale location il lungomare, allo scopo di attirare più appetibilità sotto il profilo mediatico e televisivo. E così Jeddah (dove i piloti hanno trascorso la maggior parte del tempo dietro la safety car) ha mostrato il suo vero volto sin dall’inizio, con la Formula 2, nella cui manche più lunga un incidente ha addirittura spedito Fittipaldi e Pourchaire in ospedale. In Formula uno, poi, il fascino del duello rusticano tra i due galli nel pollaio si è scontrato con la grave carenza di ampie vie di fuga, associata alla difficoltà e alla velocità della stessa pista. Da qui hanno avuto origine i grattacapi della direzione gara, costretta a esporre per ben due volte la bandiera rossa e a far entrare in scena quattro volte la Virtual safety car, principalmente per i detriti lasciati dalle vetture coinvolte nei numerosi contatti.
Questo non significa discolpare Michael Masi, che non può essere assolto. È oggettivo il fatto che la situazione gli sia sfuggita di mano e che le incertezze in cui è incappato abbiano fatto sì che la corsa “degenerasse”. Il primo episodio sotto accusa è stata la bandiera rossa per l’incidente di Mick Schumacher, abbastanza inspiegabile agli occhi di molti, in particolare per il fatto che i danni riportati dalle barriere non erano tali da costringere a un provvedimento così drastico. Una decisione che in quel momento ha favorito soprattutto Verstappen, tra i pochi a non fermarsi dopo l’iniziale regime di safety car.
C’è stata quindi una seconda partenza, con l’olandese che ha tagliato la curva rimanendo davanti a tutti e con la direzione gara costretta a decretare una nuova sospensione per la carambola che ha coinvolto il russo Nikita Mazepin, il britannico George Russell e il messicano Sergio Perez. A quel punto – cosa anomala per la Formula uno – è scattata una vera e propria trattativa tra lo stesso Masi e Red Bull e Mercedes, ovvero i team contendenti per la conquista del titolo: il direttore di gara ha “offerto” alla Red Bull di accettare la retrocessione dell’olandese al terzo posto per evitare una penalizzazione in tempo al leader del Mondiale. Un modo di procedere che la stragrande maggioranza dei commentatori e degli appassionati non ha assolutamente digerito.
Anche dopo la terza partenza problemi e polemiche sono rimasti tutti sul tappeto. Anzi, sull’asfalto. A causa in particolare della Virtual safety car protagonista per parecchio, troppo tempo. Forse per eliminare i tanti detriti rimasti in pista sarebbe stato meglio optare per la safety car. Da un lato Verstappen è risultato favorito nella gestione delle gomme, dall’altro il rivale della Mercedes è risultato avvantaggiato nell’attaccare l’alfiere della Red Bull non appena ha rivisto la luce verde. Successivamente, Verstappen ha resistito all’attacco del campione del mondo in carica tagliando nuovamente una curva e dopo un altro “summit” lontano dai cordoli Max ha dovuto dare strada all’inglese, che però ha poi clamorosamente tamponato la Red Bull.
Insomma, Jeddah ha rappresentato una pagina poco onorevole della Formula uno. Sarà difficile che la gara clou di domenica non ne risenta.
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