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La forza del gol: perché punto su inter e la Dea
Quattro squadre in quattro punti, il campionato è tutto lì in un’eccitante ammucchiata come non si vedeva da anni e che apre scenari nuovi sullo scudetto. Se vado dietro a una sensazione che mi insegue da tempo e non solo perché Gasperini ha battuto il Napoli, mi viene voglia di puntare sull’Atalanta. È una squadra matura, gioca sempre quel gran calcio coraggioso fatto di fisicità e velocità, ma ha capito che le partite possono essere sporche e i risultati valgono lo stesso quando si gioca meno bene. Insomma, sa fare "ciccia" . Un passaggio culturale che può portare lontano e poi, in genere, gli scudetti te li fa vincere un grande centroavanti: chi c’è in giro meglio di Zapata? Forse Vlahovic, ma non è là davanti. Atalanta per sensazione, Inter per convinzione. È ovvio che la squadra di Inzaghi abbia qualcosa in più per organico, equilibrio e personalità. Il primo tempo con la Roma racconta di altissimi picchi di gioco. L’allenatore è stato bravo a far credere a questi giocatori che con le loro qualità tecniche possono andare oltre i binari del gioco di Conte. Un’evoluzione non facile, quando vinci pensi di essere arrivato e invece questa Inter ha ancora fame. Inzaghi è bravo, ricordiamoci che senza lo stop per il Covid probabilmente la sua Lazio avrebbe vinto lo scudetto. All’Inter ha trovato un gruppo già forte, è stato più facile farsi capire e ottenere risultati. Non possiamo quantificare quanto porterà via la Champions in futuro, l’ambizione nerazzurra è alta, aspettiamo i sorteggi per avere un’idea più precisa, ma scommettere sul bis scudetto dell’Inter è la cosa più normale. Il Milan e il Napoli vanno in coppia nella buona e cattiva sorte. I dubbi non sono per il gioco brillante, la mentalità vincente e il carattere del gruppo, ma per la sfiga. E davanti alla sfiga mi arrendo. Alla lunga le assenze possono pesare, non si regalano a nessuno un Oshimen o un Kjaer. E in questa corsa a handicap la squadra di Spalletti sembra quella messa peggio.
Il quartetto di testa è la prova dell’evoluzione del calcio anche in Italia. Fare un gol in più è meglio che prenderne uno in meno: è la nuova regola. E la conferma arriva dal declino degli allenatori-gestori. Anche la Roma è in apnea e subire gol da calcio d’angolo è l’apice della crisi esistenziale di Mourinho.
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