La manifestazione
Dalle sette sorelle ai quattro moschettieri: la volata per lo scudetto
Un poker di squadre in fuga per il titolo: e adesso l’Atalanta sogna di ripetere i miracoli di Cagliari e Verona
Dalle sette sorelle ai quattro moschettieri. Cambiano i tempi. Erano i primi anni Duemila, il campionato italiano era la culla del calcio e dei campioni: Juventus, Inter, Milan, Roma, Lazio, Parma e Fiorentina si contendevano il tricolore tra un gol di Batistuta, un’acrobazia di Crespo e un colpo di testa, in campo e fuori, di Bobo Vieri.
Oggi, lassù, più della metà delle cose sono mutate: le romane annaspano tra il sarrismo e il verbo (ancora) incompreso di Mou, filosofie belle e distanti che per adesso però non fanno rima con successo; il Parma è in serie B; alla Juve c’è poco da stare Allegri, tra gioco e bilanci; e la Fiorentina è tornata viva, grazie a Vlahovic, ma troppo staccata dalla vetta, e discontinua, per acciuffarla.
Al posto delle sorelle, e non è una questione di genere, ecco i nuovi moschettieri del gol e del sogno tricolore: Napoli e Atalanta. Passione la prima e progettazione la seconda, andare a braccetto con Inter e Milan, la continuità di questo strano pallone, che non ha bisogno di pacche sul sedere ma forse di qualche lavata di capo. Quattro squadre in quattro punti.
Dietro un mezzo vuoto: undici le lunghezze tra la prima e la quinta. Dopo sedici giornate uno tra i divari più ampi degli ultimi dieci anni. Si potrebbe dire – se non ci fosse di mezzo il Napoli e il sogno di fare un campionato alla Maradona in memoria del Pibe de oro – che c’è coda per lo scudetto solo sulla Milano-Bergamo. Ma c’è anche l’autostrada del Sole, e potrebbe portare il titolo altrove fino al cartello con la scritta: Benvenuto al Sud (tricolore) .
Ma in mezzo a tante favole di bambini infiniti: quella di Ibra di vincere un titolo a quarant’anni da protagonista, quello di Simone Inzaghi di far dimenticare Conte e le minusvalenze dei conti e quella di Insigne di colorare il cielo del calcio di azzurro, c’è quella di Gian Piero Gasperini da Grugliasco, 36mila abitanti nella cintura metropolitana di Torino. Un mister che a Bergamo ha trovato la sua America. Sabato ha visto Napoli, l’ha ribaltata e non è morto. Anzi. È più vivo che mai, va a tutto Gas e la Dea bendata non c’entra nulla. Perché cinque vittorie di fila non possono essere un caso. Come le tre partecipazione alla Champions.
«Parleremo di lotta per il titolo se e quando saremo primi – ha detto dopo il successo al Maradona – ma finora da sei campionati a oggi non lo siamo mai stati. Certo, gli ultimi due successi fuori casa contro due grandi valgono altrettante medaglie d’oro». Altre tre – visto il calendario – potrebbero arrivare da qui allo sosta natalizia con Verona, Roma e Genoa. A quel punto l’Atalanta non è escluso che guardando avanti non trovi nessuno.
In testa come il Verona di Pietro Fanna e Osvaldo Bagnoli, come il Cagliari di Gigi Riva e Manlio Scopigno. Come quelle squadre di provincia che alla fine ce l’hanno fatta. Sono favole, come i tre moschettieri. Ora vediamo se D’Artagnan indossa la maglia della Dea e riesce a infilzare lo scudetto.
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