Gioco
Porrini: «Sono deluso dalla Juventus, contro l’Atalanta corre grossi rischi»
Il mastino Sergio Porrini ora allenatore in seconda dell’Albania con Reja è stato lanciato dalla società bergamasca e ha vinto tanto con i bianconeri
Alessandro Guerrieri
Con la casacca della Juventus ha vissuto quattro anni memorabili, vincendo ogni tipo di trofeo, ma prima di vestire il bianconero si è fatto le ossa a Bergamo, imponendosi come arcigno difensore, con il vizietto del gol. Appesi gli scarpini al classico chiodo, Sergio Porrini ha intrapreso la carriera da allenatore e ora è il secondo di Edi Reja alla guida della nazionale albanese. Da doppio ex, legge per noi la grande sfida dello “Stadium”.
Cosa le è rimasto delle esperienze a Bergamo e Torino, e di questa partita?
«Sono ricordi diversi, ma egualmente stupendi; l’Atalanta è stata la squadra che mi ha dato la possibilità di entrare nel grande calcio, coronando un sogno che mi accompagnava fin da bambino. Non solo, la Dea mi ha dato anche la possibilità di intraprendere la carriera di allenatore, prima delle giovanili e poi come secondo di Reja. Alla Juventus ho vissuto quattro anni bellissimi, vincendo tutto con un gruppo eccezionale, portando a casa tanti trofei, e provando anche qualche delusione, in primis la sconfitta nella finale di Champions. Riguardo a questo match, mi sovviene uno 0-0 a Bergamo, la prima del compianto Bruno Giorgi al posto dell’esonerato Frosio. Facemmo una grande partita, bloccando una squadra che vantava assi del calibro di Baggio, Haessler e Casiraghi».
Veniamo ad oggi, un giudizio sul cammino delle due squadre.
«L’Atalanta, come spesso le accade, è partita con le marce basse, ma pian piano ha trovato la quadratura giusta, sempre attraverso un gioco scintillante, iniziando a macinare risultati; non sorprende che sia nelle zone nobili della classifica, nonostante qualche infortunio di troppo.
Quanto c’è di Gasperini nel cammino della Dea?
«Io sostengo che Gasperini è il principale artefice del miracolo, che poi non è più tale; lo dimostra il fatto che giocatori in difficoltà in altre piazze, appena arrivano a Bergamo si ritrovano, penso a Ilicic, Cristante e molti altri. Gasperini è un grande allenatore, bravo a valorizzare ogni giocatore a disposizione, attraverso una identità definita, che è quella dell’aggressività, con marcature a uomo a tutto campo».
La Juventus invece è la delusione del campionato.
«Con il ritorno di Allegri, che ben conosceva ambiente e giocatori, si pensava che arrivassero risultati migliori, ed invece stentano ad arrivare. Al di là di questo, manca una identità, l’impressione è che la Juventus faccia la partita sugli avversari, lasciando loro il pallino del gioco. Carenze già evidenziate negli ultimi anni, soprattutto a centrocampo, e non ancora colmate. L’atteggiamento attuale della Juve non è da grande squadra».
Dopo possono arrivare?
«L’Atalanta nel ritorno viaggia a ritmi forsennati, se davanti rallentano, la Dea può rientrare nella lotta per lo scudetto, per la quale ritengo l’Inter la vera favorita. La Juventus, se continua a giocare come sta facendo adesso, avrà grosse difficoltà ad agganciare il quarto posto, con annessa qualificazione alla prossima Champions».
L’impegno Champions può pesare?
«Le gare “europee” possono pesare, soprattutto sulla Juve, dopo il brutto ko in terra inglese, che però potrebbe essere da stimolo per Morata e compagni. L’Atalanta invece ha una sua identità e può gestire più facilmente i postumi di una gara durissima come quella di Berna. La mia impressione è che la Juventus soffrirà la condotta aggressiva dell’Atalanta; saranno gli uomini di Gasperini a tenere a lungo in mano il pallino del gioco, costringendo i bianconeri sulla difensiva, con asfissianti marcature ad uomo. La partita ha mille chiavi di lettura, l’Atalanta può far male sia sulle corsie esterne, a destra soprattutto, che con i propri attaccanti, Zapata in primis. La Juventus, invece, può essere pericolosa con ficcante ripartenze».
Come finisce, e quali i possibili protagonisti?
«In casa bergamasca di sicuro Zapata, in un momento di forma straordinario, e Malinovski, con la sua fantasia. Nella Juve, dico Chiesa e, se giocherà, Cuadrado. Sul finale, non ne azzecco mai una, ed allora dico che sarà una grande partita, magari chiusa in parità».
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