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Scudetto, la corsa è a tre. La Juventus? Distacco troppo ampio / Il punto

Enzo Bucchioni
Scudetto, la corsa è a tre. La Juventus? Distacco troppo ampio / Il punto

È probabile che per la zona coppe quest’anno si possa vedere anche un colore nuovo, il viola

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Dopo il Milan perde anche il Napoli, la strana coppia non si separa neppure nella cattiva sorte, ma questa sconfitta doppia può cambiare lo scenario del campionato. L’Inter sta arrivando, anzi è già arrivata. Come facilmente previsto e prevedibile, ora lo racconta anche la classifica: saranno in tre a giocarsi lo scudetto. Quattro punti di distacco sono un niente, invece i nerazzurri campioni d’Italia erano e sono tornati a essere tanta roba. Per conferma chiedere al Napoli superato dopo una battaglia tosta, intesa, ricca di gioco e di tensioni, piena di muscoli e di qualità.

Gli azzurri in maglia bianca dedicata a Maradona, escono battuti da San Siro, ma non ridimensionati. Un po’ come successo al Milan contro una super Fiorentina. Due partite spettacolari e intense dalle quali usciamo con tante conferme e poche smentite: in testa c’è grande equilibrio, ma si gioca anche un grande calcio. L’Inter ha lasciato qualche punto di troppo all’inizio del campionato, le cessioni dolorose e il passaggio da Conte a Inzaghi sono stati quasi ammortizzati, ma quel quasi è bastato. Ora i nerazzurri hanno ritrovato il furore antico unito a un calcio più manovrato e arioso. C’è sempre la capacità di andare negli spazi per ribaltare l’azione, ma anche la sapienza del saper ragionare e aspettare. Quello che non cambia è la voglia di fare la differenza sugli esterni e proprio con Darmian (a destra) e Perisic (a sinistra) Inzaghi ha aperto la difesa del Napoli che fino a ieri sera era stata praticamente perfetta. Quattro gol in dodici partite raccontavano di un reparto quasi inviolabile, l’Inter in un colpo solo di gol ne ha fatti tre andando ad attaccare e cercando la superiorità numerica proprio sulle fasce con cross e cambi di fronte che hanno messo in crisi Koulibaly e compagnia. Poi Lautaro e Correa ci hanno messo potenza e agilità, ma l’Inter la partita l’ha vinta col gioco che già esaltava la Lazio di Inzaghi. E, come sempre, con Barella e Brozovic.

Il Napoli ha cercato di rimettersi in piedi, c’era quasi riuscito, ma questa volta anche Handanovic ci ha messo parecchio del suo. Comunque la squadra di Spalletti è stata meno rabbiosa, meno lucida del solito. Quasi frenetica e la frenesia non aiuta mai. Insigne, come in Nazionale, s’è nascosto ancora: non è un gran momento. Per la prima volta da quanto è in testa alla classifica s’è avuta come la sensazione che al Napoli il ruolo di prim’attore cominci a pesare. Ma i fondamentali sono intatti e la media tenuta in questo inizio stagione (dieci vittorie due pareggi) era eccessiva, da cento punti. Decisamente troppi, anche per il Napoli. E’ un paradosso, ma uno stop a volte può servire a liberarsi di alcuni pesi per poi ripartire con la stessa voglia di giocare felici. Lo stesso discorso può valere per il Milan. Della serie prima o poi devi perdere, pure i rossoneri a Firenze sono sembrati meno concentrati (due errori clamorosi in difesa) e meno intensi. Anche qui, però, l’avversario era tosto, preparato tatticamente e con il fuoco dentro. La Fiorentina è squadra vera, Italiano sta facendo un grandissimo lavoro. Rispetto all’anno scorso i viola hanno dieci punti in più e i giocatori sono gli stessi. Sabato in campo c’erano nove su undici di quelli che hanno rischiato la serie B. In certe situazioni si vede anche la luce di un campione potenziale chiamato Vlahovic, ma adesso il suo lavoro serve a far muovere la squadra, a favorire il gioco. E’ probabile che per la zona coppe quest’anno si possa vedere anche un colore nuovo, il viola. E il bianconero può tornare di moda? La vittoria della Juve sulla Lazio e la sconfitta delle due capolista, ovvio, rilancia il tormentone. Scudetto? Continuo a pensare che sia impossibile per il distacco ampio, per le troppe squadre davanti e per come giocano i bianconeri. Allegri ha assestato una squadra che non stava neppure in campo. Ora difende, sta compatta, riparte, ma non è un calcio dominante. Con questa storia del Corto Muso ci hanno già divertito abbastanza. Ma anche col Sarrismo. Molto banalmente la Lazio di Sarri non decolla ancora, ha giocato male e meritato di perdere.

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