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Una partita per ritrovare la nazionale vincente di un'estate da sogno / L'analisi

Enzo Bucchioni
Una partita per ritrovare la nazionale vincente di un'estate da sogno / L'analisi

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La sensazione è strana e fastidiosa, un po’ come avere l’acqua alla gola. Devi vincere, devi fare molti gol, devi sperare, devi evitare… Deve farne tante di cose l’Italia stasera per conquistarne una sola: il mondiale in Qatar. È una di quelle partite dove puoi perdere tutto, compresa la faccia, ma anche ritrovare d’improvviso quella Nazionale che soltanto quattro mesi fa ci aveva regalato un’estate magica. A volte ritornano e noi siamo qui ad aspettare la stessa voglia, la stessa energia, anche l’empatica allegria di quella squadra che è stata capace di andare oltre. Anche oltre se stessa. L’avevamo chiamata la Mancionale, un’Italia tutta del Ct, ideata, costruita, plasmata e portata al trionfo da un allenatore geniale e rivoluzionario come Roberto Mancini. Una nazionale fondata sul gioco e non sui giocatori non s’era mai vista prima e la forza di quei giorni belli rischia di diventare un limite.

Adesso a chi possiamo aggrapparci per battere l’Irlanda? Un campione di riferimento, un Baggio tanto per capirci, non c’è. Non l’abbiamo. E allora non resta che tornare al Commissario tecnico, dovrà essere lui a riaccendere le motivazioni, la fame e l’orgoglio di un gruppo di giocatori che il trionfo sembra aver appagato, quasi normalizzato. Al quale sicuramente ha tolto le diversità e le eccellenze. Mancini l’ha capito e in questi giorni complicati, del dopo Svizzera, del dopo rigore, ha fatto più lo psicologo che l’allenatore. Ha lavorato più sulla mente che sui muscoli per evitare che l’abbraccio a quella coppa sul prato di Wembley possa trasformarsi in un abbraccio mortale. L’ostacolo non è altissimo, l’Irlanda del Nord difende bene, è una squadra fisica, in casa in queste qualificazioni non ha mai perso, né preso gol, ma le considerazioni tecniche e tattiche le metto da parte in nome e per conto di una piccola-grande impresa che l’Italia si deve e ci deve regalare. In genere, banalizzando, usiamo dire che certe partite sono come una finale. Ecco, cerchiamo di evitare un “Triste, solitario y final” per trasformarla invece in una ripartenza verso un mondiale che comunque meriteremmo di giocare.

L’Italia non ha fatto molto di più della Svizzera negli scontri diretti, è vero, ma anche pensando agli errori dal dischetto, dentro i due pareggi c’è più azzurro. Il guaio, caso mai, è non aver battuto la Bulgaria, ma anche questo fa parte del complicato dopo-Europeo.

E qualche scelta l’ha pure sbagliata il Ct. A cominciare da Belotti che di questi tempi non è da nazionale, ma anche non sfruttando l’evidente crescita di Tonali.

E lui di fame ne ha tanta. Stasera prenderà il posto di Locatelli e davanti senza Immobile potrebbe tornare il falso nove. Chiesa? Insigne? Non trascuriamo Bernardeschi.

Sulla destra Berardi servirà per aprire la difesa irlandese con scatti e dribbling. E Scamacca nove vero? Teniamolo come sorpresa. Ma al di là degli interpreti, serviranno serenità e pazienza, rapidità di testa e di piede, intensità. Questi gli ingredienti.

A qualcuno sembra poi che il Destino che tanto ha dato all’Italia agli Europei abbia voglia riprendersi qualcosa: si gioca al Windsor Park dove 63 anni fa la Nazionale perse il posto al mondale svedese del 1958.

Ma il Destino siamo noi, ricorda il saggio. Comunque, e lascio il discorso in fondo per esorcizzare il problema, anche la Svizzera con la Bulgaria ha i nostri stessi doveri: vincere e segnare.

Anzi, deve fare un gol in più di noi e non sarà facile neppure per loro. Poi, nel peggiore dei casi e tocchiamo ferro, in primavera ci sarebbe il salvagente dei play-off, ma per ora lascerei in pace i fantasmi di Tavecchio e Ventura. Brutte storie già rimosse.

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