La manifestazione
svizzera
dall'inviato
Alessandro Bernini
roma. Ci sarà da soffrire. E neanche poco. Tra noi e il Mondiale in Qatar si è intromesso il virus della “pareggite” che ora fa tremare le gambe. Non andiamo oltre l’1-1 contro la Svizzera e dunque gli ultimi 90’ di lunedì diventano decisivi. Ma quel rigore calciato in Curva Sud da Jorginho al 90’ è una polpetta avvelenata che si agita ancora nello stomaco.
QUALIFICATI SE...
Italia e Svizzera oggi sono a pari punti, con differenza reti generale di +11 a +9 per gli azzurri. Se nel prossimo turno la Svizzera non batte la Bulgaria, a Mancini basterà il pari con l’Irlanda del Nord. Se vince l’Italia ma vince anche la Svizzera, diventa decisivo lo scarto nel punteggio. A parità di differenza reti, contano in subordine i gol segnati nel girone o i gol in trasferta negli scontri diretti (e qui siamo messi peggio).
Insomma, per essere sicuri dobbiamo andare a vincere in Irlanda segnando al massimo un gol in meno degli svizzeri (che sulla carta hanno la partita più facile). Esempio: se loro battono la Bulgaria 3-0, noi dobbiamo vincere almeno 2-0.
I RIMPIANTI
A Roma, dove tutto era iniziato l’11 giugno, con la vittoria sulla Turchia che inaugurò la striscia infinita di vittorie fino al trono di Wembley, stavolta tutto continua ma niente si chiude. Il terzo pareggio di questo girone (due con la Svizzera più quello sanguinoso in casa con la Bulgaria) ci tiene col fiato sorpreso.
Con la Svizzera ci siamo giocati una buona partita ma non una grande partita, regalando la prima mezzora e alzando i ritmi col passare dei minuti.
Poi è chiaro che si può parlare per ore di moduli, cambi, schemi e amenità varie. Quando Jorginho al 90’ va sul dischetto, se segna cambia la storia. E tutti diventano belli e bravi. Purtroppo non è stato così.
LA GRANDE PAURA
L’impatto sul match è da paura. Perché in attacco la palla gira a fatica, non si trovano spazi, mentre loro ripartono come orologi (svizzeri, appunto). E passano pure in vantaggio quasi subito. Minuto 11: Okofor scappa sulla nostra fascia destra, poi serve a rimorchio Widmer il cui destro è un siluro terra-aria che spacca la rete. Imparabile. E sull’Olimpico cala il gelo.
L’Italia è una formichina, si mette lì e prova a ripartire, ma la Svizzera ci fa tremare quando vede spazi dove buttarsi. Barella trova un Sommer sontuoso su un destro a botta sicura (ma l’interista poteva far meglio), poi ci prova Chiesa. Cresciamo. E arriva il pari. Bello schema su punizione, calcia Insigne, stacca Di Lorenzo che di testa fa 1-1.
I CAMBI DEL MANCIO
Chiuso il primo tempo sull’1-1, non è che l’Italia inizi di gran carriera la ripresa. Anzi. E così Mancini spariglia un po’ le carte. Fuori Belotti le cui bombole d’ossigeno sono in riserva (ma si sapeva che un’ora sarebbe stata la sua autonomia) e dentro Berardi, con Insigne spostato a fare il falso nueve; ma soprattutto fuori Locatelli e dentro Tonali, unico non presente all’Europeo.
La mossa funziona. L’Italia cinge d’assedio la Svizzera, portando anche 6-7 uomini negli ultimi 20 metri, Tonali dà più respiro alla manovra e anche Berardi entra bene in partita.
IL RIGORE
La storia può cambiare al 90’ quando Garcia mette giù in area Berardi. Il Var richiama Taylor e quel dito puntato verso il dischetto sembra che indichi la strada del trionfo.
Macché. Jorginho sbaglia ancora (come in finale a Wembley) e spara tutto al cielo: il pallone della vittoria e il nostro sogno di prenotare in anticipo il biglietto per il Qatar. Lunedì è il giorno della verità.
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